Laurea Magistrale in Storia dell'Arte - Dipartimento di Storia, Archeologia, Geografia, Arte e Spettacolo (SAGAS)

Il Medioevo cristiano raccolse l’eredità del pensiero neoplatonico e coltivò insistentemente l’idea di una dialettica drammatica fra la materia e lo spirito, per cui la luce costituiva il principio di trasfigurazione della realtà sensibile e la rivelazione del disegno superiore che la informa. L’abate Suger di Saint Denis alla metà del sec. XII lo teorizzò in maniera lucidissima. A ciò si accompagnò l’ossessiva predilezione visiva per materiali metallici e preziosi, opportunamente trattati, che restituissero il massimo di splendore, financo con effetti abbaglianti. In questo più ampio contesto ideologico si spiega perché nel Medioevo l’oreficeria svolse un ruolo guida rispetto alle altre arti e come la stessa pittura ne abbia imitato quando possibile gli effetti. Solo con il rinascimento si teorizzò la “forza divina della pittura”, per Leon Battista Alberti tanto più apprezzabile se in grado di imitare con il proprio artificio gli effetti di lucentezza dei metalli preziosi. Si arginò così l’impiego estensivo delle lamine dorate nella pittura, che però continuarono ad essere protagoniste, in forme variegate e sperimentali, in larga parte della pittura quattrocentesca, anche con modalità nuove, come le dorature “a conchiglia”, e non più semplicemente “a missione”.

Il corso intende avvicinare all’analisi delle tecniche di esecuzione pittorica che comportavano l’impiego delle lamine preziose e la loro varia modulazione con decorazioni rilevate, incisioni, graniture, punzonature, velature a vernice, sgraffiti, ecc. L’analisi tecnica, al netto delle alterazioni conservative, non può però mai essere disgiunta dall’inquadramento nell’evoluzione del linguaggio stilistico, da una parte, e dalla comprensione del contesto di ricezione e quindi della cultura visiva in cui queste opere si collocavano, dall’altra. È poi interessante cercare nelle fonti letterarie e nei ricettari le tracce della percezione di questi materiali e della loro complessa operazione. Sono aspetti spesso non ben documentati dalle stesse fotografie dei dipinti, che li normalizzano ed attenuano. Sono aspetti attutiti nella presentazione museale a luce uniforme e diffusa, politically correct, trascurati nelle letture critiche insensibili alla densità materiale delle opere.

Verranno selezionati alcuni snodi e alcuni casi esemplari: la fonte di luce naturale di un’architettura sacra valorizzata come simbolo teofanico, anche nel contesto di raffigurazioni come quelle della Deesis o dell’Annunciazione; lo sviluppo del nimbo e il tema dell’alone di luce come aura di sacralità; l’imitazione dello splendore suntuario nella pittura bizantineggiante del Duecento; l’evoluzione delle incisioni dei nimbi e dei fondali al tempo di Duccio e di Giotto giovane; l’affermazione della civiltà del punzone e dello sgraffito a partire dalla Siena di Simone Martini; lo sperimentalismo di Gentile da Fabriano e dei pittori del gotico internazionale; il ruolo esemplare delle oreficerie parigine smaltate en ronde-bosse; la sensibilità luministica a sfondo trascendentale nelle lavorazioni dell’oro del Beato Angelico; le simbologie della luce sottese alla ricerca di effetti di trasparenza; il rapporto fra la mimesi degli effetti suntuari e il perseguimento di effetti locali di splendor (Plinio, Naturalis Historia) nella prima pittura fiamminga di Jan van Eyck e dei suoi seguaci.


Bibliografia:

 

Cennino Cennini, Il libro dell’arte o trattato della pittura, ed. commentata a cura di Franco Brunello, Vicenza, Neri Pozza, 1971.

 

André Grabar, Plotin et les origines de l’esthétique médiévale, in “Cahiers archéologiques”, I, 1945, pp. 15-34.

 

Erwin Panofsky, Abbot Suger on the Abbey Church of St. Denis and his art treasures, Princeton 1946 (ed. it. Suger, abate di Saint Denis, Novecento, Palermo 1992).

 

Ernst Gombrich, The Heritage of Apelles e Light, Form and Texture in Fifteenth-Century Painting North and South of the Alpes, in The Heritage of Apelles. Studies in the art of the Renaissance, Oxford 1976, pp. 3-18 e 19-35 (ed. it. L’eredità di Apelle. Studi sull’arte del Rinascimento, Torino, Einaudi, 1986).

 

Francis Ames-Lewis, Matteo de’ Pasti and the use of powdered gold, in “Mitteilungen des Kunsthistorischen Institutes in Florenz”, XXVIII, 1984, 3, pp. 351-362.

 

Vincenzo Gheroldi, “Relucente come spechio”. Ricette e preferenze nell’Emilia del Quattrocento, in Il tempo di Nicolò III. Gli affreschi del Castello di Vignola e la pittura tardogotica nei domini estensi, catalogo della mostra di Vignola, Modena 1988, pp. 105-119.

 

Erling S. Skaug, Punch marks from Giotto to Fra Angelico. Attribution, chronology, and workshop relationships in Tuscan panel painting, with particular consideration to Florence, c. 1330 - 1430, Oslo 1994 (saggio introduttivo).

 

Vincenzo Gheroldi, Dalle ricette alle preferenze. Esibizioni della lacca in Emilia nella prima metà del Quattrocento, in “Arte a Bologna. Bollettino dei musei civici d’arte antica”, 1997, 4, pp. 9-25.

 

Andrea De Marchi, Gentile e la sua bottega, in Gentile da Fabriano. Studi e ricerche, a cura di Andrea De Marchi, Laura Laureati e Lorenza Mochi Onori, Milano, Electa, 2006, pp. 9-53.

 

Marco Collareta, L’ultima età dell’oro, in Bagliori dorati. Il Gotico Internazionale a Firenze 1375-1440, catalogo della mostra a cura di Antonio Natali, Enrica Neri Lusanna e Angelo Tartuferi, Firenze 2012, pp. 63-69.

 

Andrea De Marchi, La ricezione dell’oro. Una chiave di lettura per la storia della pittura veneziana dal Duecento al Tardogotico, in  Rabeschi d’oro. Pittura e oreficeria a Venezia in età gotica, numero speciale di “Arte veneta”, 2014, 71, a cura di Cristina Guarnieri e Andrea De Marchi, pp. 9-35.

 

Cristina Guarnieri, Indagini sulle lavorazioni dell’oro come contributo per lo studio della pittura veneziana delle origini, in  Rabeschi d’oro. Pittura e oreficeria a Venezia in età gotica, numero speciale di “Arte veneta”, 2014, 71, a cura di Cristina Guarnieri e Andrea De Marchi, pp. 37-61.

 

Andrea De Marchi, Oro come luce, luce come oro. L’operazione delle lamine metalliche da Simone Martini a Pisanello, fra mimesi e anagogia, in Medioevo Natura e Figura, atti del convegno di Parma (20-25 settembre 2011), a cura di Arturo Carlo Quintavalle, Milano, Electa, 2015, pp. 701-716.

 

Per approfondire ulteriormente si segnalano:

 

Giovanni Alcherio, ricette raccolte da Jean Le Bègue, ed. da Mary Philadelphia Merrifield, Original treatises on the arts of painting dating from the XIIth to the XVIIIth centuries, London 1849, I, pp. 1-321.

 

Mojmir Frinta, An investigation of the punched decoration of mediaeval Italian and non-italian panel paintings, in “The Art Bulletin”, XLVII, 1965, 2, pp. 261-265.

 

Hans Sedlmayr, Das Licht in seinen künstlerischen Manifestationen, Mittenwald 1979 (ed. it. La luce nelle sue manifestazioni artistiche, a cura di Roberto Masiero, Palermo, Aesthetica, 1989).

 

Norman E. Muller, The development of sgraffito in Sienese painting, in Simone Martini, atti del convegno di Siena (27 - 29 marzo 1985) a cura di Luciano Bellosi, Firenze 1988, pp. 147-150.

 

David Bomford et alii, Art in the making: Italian painting before 1400. The National Gallery, London, London 1989.

 

Mojmir Frinta, Punched Decoration on late Medieval Panel and Miniature Painting, Prague 1998.

 

Andrea De Marchi, Interferenze possibili tra oreficeria e pittura nel Nord Italia, prima e dopo Gentile da Fabriano, in “Annali della Scuola Normale Superiore di Pisa. Classe di Lettere Filosofia”, ser. IV, Quaderni, 15, 2003 (Smalti en ronde-bosse fra Italia ed Europa, atti del convegno di studi, Scuola Normale Superiore di Pisa, 20-21 maggio 2000, a cura di Anna Rosa Calderoni Masetti), pp. 27-47.

 

Jospeh Polzer, A question of method:  quantitative aspects of art historical analysis in the classification of early Trecento Italian painting based on ornamental practice, in “Mitteilungen des Kunsthistorischen Institutes in Florenz” XLIX, 2005, 33-100.

 

Andrea De Marchi, La parte di Simone e la parte di Lippo, in “Nuovi studi. Rivista di arte antica e moderna”, XI, 2006, 12, pp. 5-24.

 

Bastian Eclercy, "Granare": zur historischen Terminologie des Goldgrunddekors im Traktat des Cennino Cennini, in “Mitteilungen des Kunsthistorischen Institutes in Florenz”, LI, 2007, pp. 539-554.


Anno accademico: 2016-2017

http://www.unifi.it/index.php?module=ofform2&mode=1&cmd=3&AA=2016&afId=444572

Anno accademico: 2016-2017

Salve!

Vi do il benvenuto al corso di Iconografia e iconologia.

HO provveduto io

Anno accademico: 2016-2017