Nuove tecnologie e scuola dell'infanzia

Nuove tecnologie e scuola dell'infanzia

Number of replies: 88

A quale età è opportuno avvicinare i bambini al computer e alle nuove tecnologie? E in quali forme? Le posizioni in merito sono molto diverse: alcuni sostengono che nella scuola dell'infanzia e nei primi anni della scuola primaria è opportuno prestare attenzione ad altre dimensioni dell'attività umana, altri ritengono che i bambini, anche i più piccoli, siano già pronti per una prima familiarizzazione.

In questo forum, ti chiediamo di segnalare una esperienza di uso delle nuove tecnologie nella scuola dell'infanzia e di argomentare il tuo parere sull'argomento con riferimenti ala letteratura scientifica. 


Interventi di circa 20/30 righe.


In reply to First post

Re: Nuove tecnologie e scuola dell'infanzia

by SONNI SOFIA -

Salve a tutti, sono Sofia Sonni e sono iscritta al primo anno di Scienze dell'Educazione e della Formazione. Grazie ad alcune esperienze come stagista in un asilo nido e come baby sitter mi sono fatta un'idea in merito alla tematica trattata...

 

Ormai è un dato di fatto che le nuove tecnologie siano una presenza diffusa nella vita di tutti noi: in ogni contesto della nostra quotidianità, a casa come a scuola, al lavoro come per le strade, veniamo a contatto con una pluralità di “schermi” sempre più sofisticati ed interattivi. Smartphone, tablet, lettori MP3 ed altri strumenti ci accompagnano nelle situazioni più varie. Con essi studiamo, parliamo, ascoltiamo, leggiamo, riflettiamo, ci informiamo, organizziamo, ci divertiamo. Anche i bambini con le dovute differenze e limiti (scelte o non dai genitori) hanno facile accesso a questi strumenti e dimostrano, fin da piccolissimi, un’incredibile familiarità d’uso e di pensiero con il mondo della tecnologia: non a caso, vengono definiti “digital natives” (Prensky, 2001).

Affinché un bambino possa beneficiare delle opportunità che le tecnologie offrono dal punto di vista dell’apprendimento, non serve poter disporre in modo indiscriminato di tutte le ultime novità tecnologiche, ma è necessario che gli adulti accanto a quel bambino (genitori, fratelli, nonni, insegnanti, educatori) valutino e scelgano con attenzione i contenuti che i diversi strumenti multimediali propongono. Le tecnologie possono contribuire allo sviluppo dell’intelligenza e del pensiero dei bambini se non sostituiscono la nostra mente nella fatica, ma anche nella bellezza, del riflettere, escogitare, connettere, intuire. Saranno valide alleate nella conoscenza del mondo e della vita, se sapranno sostenere e amplificare atteggiamenti di curiosità, voglia di comprendere, osservazione, riflessione. L’avvicinamento verso il mondo informatico,se supportato dalla presenza di un adulto, favorisce il passaggio dal pensiero simbolico a quello concreto, supportandone la maturazione delle capacità di attenzione, riflessione, analisi e creatività...

Nella scuola dell'infanzia, fortunatamente,viene ancora privilegiato un apprendimento che passa attraverso l'esperienza pratica, il gioco e la scoperta. I bambini in questa fascia di età non hanno ancora sviluppato alcune funzioni cerebrali e la loro scoperta del mondo avviene necessariamente partendo da quello che conoscono, che hanno già sperimentato. Siamo nell'era digitale e l'insegnante deve tenerne conto, in particolar modo perché una delle finalità principali della scuola è quella di fornire le competenze e gli strumenti per affrontare questa nuova “cultura”, senza esserne travolti, con consapevolezza e responsabilità. Nelle indicazioni per il Curricolo si legge che “….La Scuola dell’Infanzia mira a sviluppare gradualmente nel bambino la capacità di leggere, capire, interpretare i messaggi provenienti dal proprio corpo ed altrui, di rispettarlo e di averne cura”. Riguardo all’educazione ai mass-media, il Documento Programmatico per la Scuola dell’Infanzia recita così: “I bambini potranno realizzare anche nei confronti degli oggetti e delle strumentazioni tecnologiche più diffuse un’ampia esplorazione diretta, accompagnata da occasioni di riflessione, della loro realtà culturale…. rievocare e riprodurre esperienze e situazioni per farne oggetto di gioco, di verbalizzazione, di confronto, di conoscenza e di rappresentazione sempre più ricca”. La Scuola dell’Infanzia pone le basi per un rapporto sereno e critico con i vari oggetti del mondo sociale e della conoscenza: libri, musica, numeri, computer (Strumenti per soddisfare la naturale curiosità del bambino dai tre ai sei anni, per far sì che impari da solo, dai pari e con i pari, nel processo stesso del gioco). Per esempio, il computer verrà concepito come una sorta di scatola di matite multimediali, ossia un valido strumento che permetterà ai bambini che non sanno ancora leggere, di inventare e rappresentare una storia interattiva.

Secondo me l'introduzione delle nuove tecnologie non è fine a se stessa, in quanto si pone come un consapevole avvio dell’alfabetizzazione informatica, che non intende sostituire altre esperienze ludiche ma integrarle... E non si tratta di precocismo in quanto, oggi giorno, il bambino già a tre anni è portatore di saperi tecnologici...


Fonti utilizzate: www.cooperargentovivo.it/bambini-nuove-tecnologie-alcuni-consigli/  www.Robertosconocchi.it http://riviste.erickson/it/2010 www.edscuola.it





In reply to First post

Re: Nuove tecnologie e scuola dell'infanzia

by PEZZATI AMBRA -

Ciao a tutti, sono Ambra Pezzati, una studentessa del primo anno di Scienze dell'Educazione e della Formazione.

Qui di seguito riporto il mio parere e dati di fatto in merito all'argomento prendendo spunto da due siti e una rivista:

- www.fastweb.it / bambini digitali rischi e vantaggi della tecnologia

- www.amicopediatra.it / generazione touch uso del tablet in età infantile

- Rivista " Media Education: Studi ricerche e buone pratiche"


Sono sempre più i cosidetti "bambini digitali", l'evoluzione di quei "nativi digitali", termine con il quale il sociologo statunitense Mark Prensky voleva indicare la prima generazione di bambini cresciuta a pane e computer, mentre i primi bambini digitali nascono un decennio dopo con l'arrivo dell'Ipad. Sempre più i genitori disperati perchè i propri pargoli passano più tempo con computer, tablet e smartphone e non hanno ancora imparato ad allacciarsi le scarpe. Questo dimostrato anche da una ricerca commissionata da AVG, secondo la quale oltre il 50% dei bambini tra 2 e 5 anni di età sa già come giocare con un gioco per tablet, mentre appena l' 11% sa come ci si allacciano le scarpe. Secondo lo psicologo Jerome Bruner è tutto merito della loro capacità di rappresentazione enattiva con la quale i bambini cercano di apprendere attraverso l'esperienza e i primi tentativi di esplorazione del mondo avvengono principalmente a livello tattile. Infatti, come avrebbe detto Maria Montessori, le mani sono gli strumenti dell'intelligenza umana e ciò permette loro di utilizzare con assoluta naturalezza il touchscreen di questi dispositivi.

A dispetto di molti allarmismi generati dalla crescita costante di questo fenomeno, molti scienziati sociali e psicologi hanno dimostrato che sono molto più i vantaggi rispetto ai rischi nell'utilizzo di questi device elettronici. A PATTO DI NON ESAGERARE!!!
In un recente articolo sul quotidiano "La Repubblica" venivano citati, in un'intervista al Prof. Giuseppe Riva (docente di Psicologia dei nuovi media presso l'Università Cattolica di MIlano), alcuni potenziali pro e contro di queste tecnologie da parte dei più piccoli. Da un lato il pericolo che il prolungato utilizzo di smartphone e tablet porti ad un affaticamento eccessivo della vista, così come il pericolo che il piccolo si isoli psicologicamente e crei un mondo popolato dagli eroi dei giochi e delle app. Dall'altro lato, invece, la precoce capacità di utilizzare questi dispositivi permette ai piccoli di sviluppare capacità cognitive fuori dal comune. E' vero quindi che il multitasking comporta una diminuzione della capacità di attenzione, dall'altra stimola però lo sviluppo di una maggiore capacità di integrazione cognitiva delle informazioni. Queste caratteristiche vengono sfruttate nei numerosi programmi di "edu-care" che iniziano ad essere utilizzati in asili nido e scuole dell'infanzia al fine di rendere il piccolo utente un attivo costruttore della propria conoscenza già ben prima che si approcci alla carriera scolastica. Ciò è evidenziato anche dal contributo di Antonio Marzano e Sergio Miranda, dal titolo "Ambienti innovativi di insegnamento e apprendimento basati sull'approccio sociocostruttivista", che esplora le potenzialità psicopedagogiche delle nuove tecnologie assumendo la prospettiva teorica dell' "Embodied and situated cognition" integrata da orientamenti di matrice sociocostruttivista, L'ambito della ricerca è costituito dalla scuola dell'infanzia con l'obiettivo di facilitare i processi di acquisizione delle competenze potenziando approcci come quello di Munari e di Montessori, facendo leva sulle dimensioni del fare, l'esplorazione spontanea, la manipolazione di artefatti, la creazione di storie e valorizzando le dimensioni fisiche, intuitive e creative.

Tale obiettivo è ambizioso anche perchè l'introduzione della tecnologia nei primi anni di vita è materia socialmente sensibile e suscettibile di reazioni di rifiuto, ma dal mio punto di vista l'avvicinamento di bambini e ragazzi alle nuove tecnologie è inevitabile e non può e nè deve essere ostacolato. Piuttosto deve essere guidato verso un uso consapevole, compito che spetta in primo luogo ai genitori ma anche ad altri adulti di riferimento, in particolare gli insegnanti. Ai fini di impedire che i new media possano rappresentare una minaccia allo sviluppo sociale, cognitivo ed emotivo dei bambini, è fondamentale agire a partire dai primi anni di vita, periodo durante il quale si formano e si consolidano abitudini, che poi negli anni successivi è più difficile modificare. E' opportuno quindi, secondo me, che in famiglia ci siano delle regole per l'utilizzo di questi strumenti, non solo per i più piccoli ma anche per gli adulti che dovrebbero fornire il buon esempio. Altro concetto è che ogni device elettronico deve sempre rimanere un mezzo e non un fine, ovvero non devono essere utilizzati come "babysitter", ma come occasione di condivisione di un'esperienza con i propri bambini. Potrei aggiungere anche che si, è importante  educare i bambini fin dai primi anni di vita ad un uso appropriato delle nuove tecnologie per evitare il formarsi di abitudini sbagliate che si ripercuotono poi nel corso degli anni, ma trovo anche importante e necessario suscitare l'interesse, l'entusiasmo e l'amore dei bambini per altre attività e dimensioni della vita e delle relazioni, quali la lettura, la musica, il gioco, la scoperta della natura e dell'arte, l'attività fisica e sportiva, perchè se al bambino sarà data l'opportunità fin da piccolo di conoscere e apprezzare altre attività, saprà utilizzare le nuove tecnologie senza esserne sopraffatto.

Molte sono le esperienze di uso di nuove tecnologie nella scuola dell'infanzia e nella scuola primaria. Laura Cesaro con il suo contributo dal titolo "La felicità, fare radio a scuola" narra l'esperienza di una classe quinta della scuola primaria all'interno di un laboratorio radiofonico sul tema della felicità. Il contributo presenta gli obiettivi e le finalità del percorso svolto, la metodologia, i contenuti e gli strumenti utilizzati per favorire l'avvicinamento dei bambini al mondo della radio, sicuramente più lontano rispetto ad altri media, nell'ottica di promuovere la capacità di ascolto e di comunicare attraverso il linguaggio radiofonico. Così come il progetto di prima alfabetizzazione multimediale " Una finestra sul mondo " della scuola dell'Infanzia "Via Caselli" che è stato pensato per permettere ai bambini di fare le prime esplorazioni dei new media e per svolgere svariate attività interagendo attivamente con questi strumenti in modo giocoso e divertente. Le insegnanti hanno giocato e lavorato con i bambini fino ad emozionarsi; hanno svolto attività volte a far acquisire sicurezza e padronanza del computer; commentavano ad alta voce quello che stavano facendo, utilizzando il lessico specifico; raccontavano in sequenza i vari step di lavoro utilizzando il programma di videoscrittura "Word" e quello di disegno "Paint". Il laboratorio ha offerto un'opportunità di apprendimento globale ed immediato e lo svolgere di queste attività ha permesso loro di attivare processi fondamentali come attenzione, memoria, voglia di imparare. La fruizione di questi potenti "acceleratori"  per l'apprendimento li ha sicuramente stimolati a progredire nella costruzione del sapere contribuendo a renderli più protagonisti dei loro processi di apprendimento. Inoltre la metodologia del cooperative learning ha favorito l'acquisizione di positivi e proficui rapporti socio-relazionali, forme di tutoraggio e rispetto delle regole.


In reply to First post

Re: Nuove tecnologie e scuola dell'infanzia

by TARGIANI MERY -
salve mi chiamo Mery e sono iscritta al primo anno di Scienze dell'educazione e della formazione.


L’educazione, nell'uso dei media e delle nuove tecnologie digitali, è un tema fondamentale che ricorre frequentemente, soprattutto nel mondo contemporaneo e in una società definita da più parti “della comunicazione”. Con l’avvento delle nuove tecnologie TOUCH SCREEN, anche i bambini nella fascia di età tra i 3 -5 anni diventano “consumatori” di contenuti digitali, in quanto dimostrano una capacità precoce di apprendimento attraverso cui imparano l’alfabeto, nuovi vocaboli e linguaggi,giocano e disegnano. Tale tecnologia delle interfacce tattili è assimilabile da un bambino attraverso un gesto delle dita sul display, che rappresenta per loro qualcosa di magico e intuitivo. Questo, perché è legato a quello che gli psicologi classificano come modalità di rappresentare la realtà. Alcuni studi, a tal proposito, riconoscono ai mass-media un ruolo centrale nel processo di educazione,socializzazione, di definizione e trasmissione di regole sociali,di acquisizione di competenze e di organizzazioni dei rapporti, al punto da affiancarli alle agenzie tradizionalmente riconosciute e legittimate a svolgere questo lavoro, quali la famiglia e la scuola. Verso i media, in particolare quelli elettronici, vi è un atteggiamento ambivalente e sono sempre più spesso al centro di discussioni riguardanti gli effetti della loro fruizione. Lo stesso Papa Giovanni II affermava “i nuovi mezzi di comunicazione sociale sono strumenti potenti di educazione e di arricchimento culturale,di commercio e partecipazione politica, di dialogo e comprensione interculturale […]. Tuttavia vi è un’altra faccia della medaglia: i mezzi di comunicazione sociale che possono essere utilizzati per il bene delle persone e delle comunità, possono anche essere usati per sfruttare, manipolare, dominare e corrompere”. Per alcuni studiosi, l’uso frequente delle nuove tecnologie non sembra tuttavia aiutare lo sviluppo della capacità sociale del bambino. Il Tablet,come le altre tecnologie, rischia di scoraggiare l’interazione sociale in anni, nei quali nel cervello del bambino avvengono importanti sviluppi neuronali e neuro-generativi che condizioneranno la sua vita futura.  Secondo altri studiosi, invece, il Tablet rappresenta uno strumento dalle potenzialità infinite e con un valore elevato per l’apprendimento, indipendente e autonomo, come dimostrato dall'esperimento condotto in Etiopia, dove sono stati distribuiti Tablet nei villeggi sperduti. Ciò, ha evidenziato la rapidità con cui i bambini abbiano appreso ad usarlo e quali benefici ne abbiano ricavato. Si evince così la capacità delle nuove tecnologie di fare da stimolo positivo per lo sviluppo neuronale, mentale e cognitivo del bambino. Il  successo di questo strumento, in età pre-scolare, è stato determinato: dallo sviluppo esponenziale di applicazioni per bambini come Fischer & Prince, dalla possibilità di estraniarsi dall'ambiente circostante,dalla possibilità di leggere e imparare,dall'utilizzo da parte dei genitori, più o meno incoscienti,per distrarre i loro figli in tenera età affinché  possano continuare a svolgere le loro attività indisturbati. Altro strumento utilizzato sempre in maggior quantità è il computer. I bambini più piccoli,oggi, usano sempre più precocemente quest’interessantissimo medium: di esso apprezzano soprattutto la sua interattività e il fatto che sono proprio loro a decidere cosa “fare”.. se giocare,disegnare,scrivere,creare ecc. I bambini che vanno dai 0-3 anni “imparano a conoscere” il computer nelle sue parti fisiche attraverso il tatto, il portare alla bocca l’oggetto,l’emulare attraverso il gioco simbolico il lavoro dei genitori ecc, in modo estremamente spontaneo. Dai tre anni in su, cessano la fase esplorativa/conoscitiva dell’oggetto per cominciare ad utilizzare il computer non più come “oggetto di gioco”,ma come “oggetto per giocare e costruire criticamente”. Da studi recenti è stato appurato che,se da un lato, l’uso protratto del computer favorisce  l’insorgere di problemi fisici (obesità,miopia ecc),dall'altro agevola nei più piccoli, un apprendimento percettivo-motorio-esperenziale. È chiaro che, il bambino interagendo con l’oggetto stesso, toccandolo,muovendolo,manipolandolo e facendo esperienza,prova una sensazione di piacevolezza definita “ludica”, che gli consente di apprendere ed acquisire nuove competenze senza fatica o stanchezza: praticamente il bambino “impara senza averne quasi consapevolezza”.

Essendo uno strumento multifunzionale, il computer, così come le nuove tecnologie, portano con sé tutti i vantaggi e gli svantaggi di un oggetto tecnico basato sulla tecnologia. L’attenzione di pedagogisti, formatori,insegnanti e genitori, non è puntata sul computer in quanto strumento tecnologico, ma all'uso di due tecnologie ad esso correlate: i videogiochi e internet responsabili della loro crescita. Dal punto di vista senso-motorio, i videogiochi favoriscono la coordinazione oculo-manuale, in quanto i bambini guardano lo schermo e , allo stesso tempo, utilizzano la tastiera del computer. Consentono di utilizzare l’intuizione e il pensiero ipotetico,poiché come fa notare la Greenfield,” nessuno dice in anticipo al giocatore quali sono le regole che determinano il comportamento di ogni personaggio: queste devono essere indotte dal’ osservazione. Il giocatore non deve solo superare gli ostacoli, ma deve anche venirne a capo mettendo in atto processi induttivi”. Recentemente,dal punto di vista pedagogico, inoltre, sono stati ideati dei videogiochi dal puro intento didattico, definiti “ software educativi”, che mirano ad educare ed istruire il bambino favorendone l’apprendimento, anche in presenza di disturbi specifici (dislessia, discalculia e deficit sensoriali) attraverso tutor e linguaggi semplici ed intuitivi. Tuttavia, una prolungata esposizione ai videogame, in silenzio, senza pause e completamente assorbiti nel gioco, può dar luogo a patologie fisiche pericolose soprattutto per i più piccoli, in quanto la caduta delle barriere razionali che aiutano a filtrare i contenuti dei videogiochi, rendono incerto il confine tra realtà e fantasia, oltre ad isolare. Altra negatività è quella relativa ai contenuti di violenza e di comportamenti aggressivi di questi videogiochi, che alterano il benessere e l’equilibrio psicopedagogico del bambino. I bambini, si ritrovano così a vivere all'interno di un “mondo mediale”, nel quale “sperimentano” sempre meno direttamente ed acquisiscono una conoscenza sempre più “mediata” dai mezzi di comunicazioni di massa. Ma allora viene da chiederci, sono le tecnologie che producono effetti negativi o … è l’uso che noi ne facciamo? Sicuramente l’uso che ne viene fatto,il tempo di fruizione e l’adeguatezza dei contenuti proposti in relazione all'età dei soggetti piuttosto che dal medium o dal dispositivo utilizzato, costituisce una valida risorsa ed è compito dei genitori, educatori ed insegnanti capire come e in quale misura utilizzarli, al fine di produrre effetti positivi sullo sviluppo cognitivo dei bambini. A conclusione di tutto questo, io sono del parere che le tecnologie possono contribuire allo sviluppo dell’intelligenza e del pensiero dei bambini, SE NON SOSTITUISCONO la nostra mente nella capacità di riflettere, escogitare,connettere,intuire, bensì siano VALIDE ALLEATE nella conoscenza del mondo e della vita. Il modo più semplice con cui i media possono essere integrati nell'attività formativa, consiste nel servirsi di questi come strumenti di educazione per generare un apprendimento multimediale ed  evitare approcci “robotizzati”.  Oltretutto, concordo pienamente con la regola del 3-6-9-12 coniata dal psichiatra infantile, Serge Tisseron,che suggerisce che nessuno schermo digitale fino ai tre anni compiuti,nessuna console di videogiochi fino ai sei anni, nessun accesso ad internet prima dei nove anni e accesso libero alla rete,solo dopo i dodici anni, sempre e comunque sotto la supervisione di un adulto. Bisogna quindi che, la famiglia in primis e poi la scuola, abituino il bambino a diventare uno “spettatore critico”, in grado di dosare criticamente e correttamente la qualità e la quantità dei diversi prodotti offerti dai media, imparando ad assimilarli gradualmente e a prendere consapevolezza degli effetti che essi stessi producono,ed  evitando così di “ingoiare” acriticamente immagini,storie,notizie ecc, spesso di scarsa qualità e ricchi di effetti negativi.


fonti: 

riviste "Wired-American Academy of Pediatrics", "Children and Eletronic Media", "state of mind- giornale delle scienze psicologiche", www.aiart.org ; 

In reply to First post

Re: Nuove tecnologie e scuola dell'infanzia

by SENESI ARIANNA -

Ciao, mi chiamo Arianna e sono iscritta al primo anno di Scienze dell'educazione e della formazione 

Mark Prenski aveva coniato il termine "nativi digitali" per intendere quelle persone che sono cresciute con il computer e quindi a pari passo con la tecnologia. Ad oggi si parla di "bambini digitali", cioè quei bambini che sono nati nel periodo in cui la tecnologia era già abbastanza evoluta. Capita molto spesso di vedere bambini che muovono con difficoltà i primi passi e che quindi devono essere aiutati dai genitori, mentre sono già capaci di giocare con smartphone e tablet. Secondo lo psicologo Bruner, i bambini, hanno come prolungamento dei loro pensieri, le mani, ed è proprio per questo, dice Bruner, che riescono ad utilizzare molto bene il touchscreen. Si puo notare che il loro uso frequente di queste tecnologie, ovviamente non di loro possesso, avviene per imitazione dei genitori o comunque dei familiari. Molti psicologi e scienziati sociali, si interessano a questo fenomeno, facendo notare che i vantaggi dell' utilizzo delle tecnologie sono superiori rispetto ai rischi. Ovviamente senza esagerare nell' uso di queste. Molte famiglie vedono la tecnologia in mano ai bambini in maniera negativa, dal momento che ogni momento trascorso davanti allo schermo di tablet e smartphone è un momento tolto ai rapporti familiari. Se questi mezzi vengono usati, però, in maniera interattiva, i piccoli riescono a sviluppare caratteristiche cognitive fuori dalla normalità. Bisogna pero ricordare che la tecnologia va usata con la partecipazione dei genitori. L' AAP, ammette che gli studi sulla "dose giornaliera consigliata" di tecnologia per i bambini, hanno dato, finora, risultati poco convincenti. I potenziali danni che l' uso di queste forme di tecnologia possono causare, vanno ricollegati ai possibili disturbi dello sviluppo dei bambini molto piccoli, poiché si ritiene che l' interazione con le persone debba prevalere rispetto a quella con l' elettronica. Ad oggi è consigliato non far avvicinare i bambini a smartphone e tablet prima dei 3 anni, come sostiene lo psichiatra e psicanalista Tisseron, dal momento che per loro è importante interagire con l' ambiente attraverso tutti i sensi poiché potrebbero avere un ritardo nello sviluppo del linguaggio. Egli ritiene anche che ogni fase della vita va affrontata con le giuste tempistiche, soprattutto se si parla di bambini piccoli. Per la crescita del bambino, è importante imparare a relazionarsi con gli altri, che sia solo per giocare, per litigare per una partita a calcetto o per parlare di supereroi, poiche l' interazione con gli altri bambini ha un ruolo fondamentale nel suo corretto sviluppo caratteriale e sociale. Bisogna però ricordare che le opinioni al riguardo sono molto contrastanti, perché ci sono persone che considerano i nuovi apparecchi elettronici delle opportunità di crescita. Quindi possiamo considerare come note positive, il fatto che i bambini riescano a sviluppare capacità cognitive oltre che la capacità del multitasking, cioè la capacità di gestire un gran numero di input con velocità. Mentre come note negative, il pericolo che il bambino si isoli psicologicamente creandosi un mondo tutto suo fatto di eroi e personaggi virtuali di giochi, che "frequentano" più dei loro compagni. In più bisogna ricordare che questi schermi luminosi tendono ad affaticare e danneggiare la vista. 

Secondo me, l' introduzione delle tecnologie nella vita quotidiana di un bambino, non deve avvenire troppo precocemente, perché sarebbe meglio instaurare un rapporto sociale prima con un altro bambino, che con la tecnologia.  

Siti da cui ho preso spunto: 

http://www.fastweb.it/web-e-digital/bambini-digitali-rischi-e-vantaggi-dell-utilizzo-della-tecnologia/ 

http://www.coopargentovivo.it/bambini-nuove-tecnologie-alcuni-consigli/

http://www.focus.it/tecnologia/digital-life/vita-digitale-la-dose-giusta-per-i-bambini

http://www.unadonna.it/mamma/bambini-e-tecnologia-un-rapporto-in-continua-evoluzione/140880/

http://www.lastampa.it/2016/02/29/societa/mamme/educazione-e-formazione/bambini-e-tecnologia-ad-ogni-et-il-suo-dispositivo-pRgYwmVHccYQJ18YufRQbL/pagina.html

In reply to First post

Re: Nuove tecnologie e scuola dell'infanzia

by PARDINI FLAMINIA -

Mi chiamo Flaminia e sono una studentessa del primo anno di scienze dell'educazione e formazione. 

I giovani stanno sviluppando un’inedita relazione con le tecnologie audiovisive e digitali; questa relazione investe tutti gli ambiti della loro vita, dal gioco alle relazioni sociali, fino al modo in cui si rapportano ai saperi. 

Quanti oggi frequentano le scuole elementari e medie sono oggi identificati come Millennials, Nativi digitali o Net generation. Sono a proprio agio con il cellulare, che hanno sempre a portata di mano, chattano su facebook e navigano in rete. Sono abituati a gestire più situazioni nello stesso momento e a raccogliere un numero illimitato di informazioni. Tutto quel sistema di relazioni ed emozioni che fino a pochi anni fa proveniva dal mondo reale, viene oggi in buona parte fornito (e ricercato) dallo schermo di un computer o di uno smartphone. Bambini e ragazzi sono affascinati dalla comunicazione sulla rete, e su questa base vengono modellati linguaggio, sistema di relazioni e di emozioni, fino a raggiungere la costruzione di proprie identità alternative da proporrein rete. La ricerca, peraltro connaturata all’età, di stimoli nuovi, avviene in un mondo, quello digitale, che è molto potente e può aiutare la informazione e la socializzazione ma anche intrappolare, spingere a situazioni pericolose per la propria salute e incolumità, causare seri danni per la salute psico-fisica e la vita di relazione, e portare a forme di vera propria dipendenza e di grave e difficilmente reversibile danno all’identità personale e all’autostima. Se è quindi un dovere della società tutta, delle famiglie e delle comunità diffondere un’adeguata informazione,far riflettere i ragazzi sulle implicazioni dell’uso delle nuove tecnologie e promuoverne un uso corretto, non vi è dubbio che la scuola riveste una responsabilità particolare perché è anche chiamata a modificarsi in rapporto al mondo digitale. La scuola, in quanto inevitabile specchio delle abitudini e comportamenti di bambini e ragazzi (e delle loro famiglie), è investita in pieno da tale problematica. Si trova di fronte da una parte alla necessità di Incorporare le nuove tecnologie nei metodi di insegnamento e di diffonderne il corretto uso, e dall’altra a tener conto dei rischi connessi, compresi quelli per lo stesso processo di apprendimento. Infatti, se da una parte le nuove tecnologie rappresentano un’enorme ampliamento delle opportunità di informazione, conoscenza e comunicazione, consentendo e rendendo necessarie forme e modalità di apprendimento nuove, dall’altra possono interferire con l’apprendimento, indurre a forme di apprendimento acritiche e riduttive, come è stato già documentato e gli insegnanti hanno avuto modo di rilevare.

FERRI, Nativi Digitali , Mondadori 2011.

Secondo me sarebbe invece opportuno che i bambini si 'affezionassero ' alla carta più che a un computer , ad esempio. Un libro può dare molte più emozioni e se si vuole anche più informazioni rispetto a un computer. Il vantaggio del computer è l essere istantaneo, grazie a Internet , digitando l info che si vuole trovare , la si trova in un batter d'occhio.. così facendo però portiamo i giovani a una "morte della pazienza " , ossia la voglia irrefrenabile di volere tutto e subito, senza saper attendere. 

In reply to First post

Re: Nuove tecnologie e scuola dell'infanzia

by RISTORI SIMONA -

Mi chiamo Simona Ristori, sono una studentessa lavoratrice iscritta al primo anno del corso di laurea in “Scienze dell’educazione e della formazione”. Da 15 anni insegno alla Scuola Primaria e sulla base della mia esperienza ho sviluppato un’ opinione in merito all’uso delle nuove tecnologie con i bambini da 3 a 6 anni.

Come ci invita a riflettere Prensky, i piccoli alunni con i quali la scuola si trova a operare in questi anni sono i così detti “nativi digitali”, immersi sin dai primi anni di vita in una società multimediale, nella quale le interazioni tra essere umano e tecnologie sono quotidiane e personali e la realtà virtuale è vissuta come estensione della vita reale.  La definizione di Prensky, pur avendo goduto di  una certa  fortuna e diffusione, mostra la sua debolezza per il fatto che viene estesa a tutti gli individui della stessa fascia d’età senza considerare l’ambiente socio-culturale di appartenenza e senza perciò tenere conto che non tutti i bambini hanno dalla nascita  la stessa possibilità di entrare in contatto con le tecnologie. E’ pur vero, tuttavia, che noi insegnanti , nel nostro lavoro quotidiano osserviamo e approfondiamo la relazione bambino- media. Una relazione che sin dai primi anni di vita si delinea come affascinante, capace di catturare l’attenzione e l’interesse dei bambini. Il linguaggio mediale-tecnologico più vicino ai bambini della scuola dell’infanzia è indubbiamente il cartone animato. Esso condiziona profondamente anche le loro scelte  ludiche , tanto che, osservandoli nel gioco libero, si vedono riproporre drammatizzazioni rivisitate in chiave personale, di storie animate cui hanno assistito.  Le immagini in movimento , con il loro potere di canalizzare l’attenzione, costituiscono senza dubbio il mezzo privilegiato per la narrazione di storie, fulcro del Campo di Esperienza “I discorsi e le parole” e perno delle attività della scuola per questa fascia d’età. Tra i tre e i sei anni i bambini sono principalmente consumatori del messaggio mass-mediale, fruitori di un’offerta che deve irrinunciabilmente essere filtrata dagli adulti che svolgono per loro una funzione educativa. L’azione formativa della scuola deve perciò rivolgersi, a mio parere, alla costruzione di una competenza digitale ( intesa nei tre aspetti tecnologico, cognitivo ed etico) nei genitori in quanto essi saranno propositori di un modello di interazione con i media che sarà oggetto di imitazione da parte dei bambini. Relativamente alle attività didattiche voglio in questo contesto riportare un’esperienza  di produzione di un cortometraggio  con una sezione di 25 bambini di 5 anni, realizzato con la tecnica di animazione STOP MOTION   ( animazione di oggetti). Partendo dalla narrazione di una storia in lingua inglese( “Hocus and Lotus”) e passando dal disegno, alla pittura fino alla drammatizzazione i bambini hanno esplorato le potenzialità espressive dei nuovi media digitali, con i quali le insegnanti hanno potuto lavorare più efficacemente sullo Story Telling. Sono state utilizzate  tecnologie ad interazione tattile, particolarmente adatte ai bambini da 2 a 6 anni in quanto valorizzano i sensi e in modo particolare il tatto che è il mezzo privilegiato di conoscenza a quest’età ( Sharples, 2007). In questo caso si è realizzata un’educazione con la tecnologia, utilizzando il media come strumento facilitante per il raggiungimento di obiettivi formativi declinati nei Nuovi Orientamenti come fondamentali in questa fascia d’età. Come si legge nel recente Piano Nazionale Scuola Digitale del 2016 “ L’educazione nell’era digitale non deve porre al centro la tecnologia, ma i nuovi modelli di interazione didattica che la utilizzano…”.  Che la  scuola dell’Infanzia resti  e debba restare la scuola del fare, dell’esperire, della scoperta attraverso il gioco, del costruire  e narrare storie facendo uso dei sensi e della dimensione corporale, questo è secondo me un assunto dal quale non si può prescindere. “Maestra” rimane la lezione montessoriana che ci invita a riflettere sull’importanza dell’ambiente di apprendimento e del materiale didattico strutturato attraverso il quale il bambino sia stimolato a compiere esperienze corporeo sensoriali significative, generatrici di scoperte e apprendimenti. Utilizzare le nuove tecnologie per supportare il lavoro didattico con i più piccoli può tuttavia sviluppare buone pratiche di interazione tra la dimensione sensoriale e quella tecnologica nell’ottica di un armonico sviluppo della persona. Grazie alle tecnologie digitali di ultima generazione, ad interazione tattile e multisensoriali, l’accento nei processi di apprendimento si sposta dal ricordare, rievocare, trasferire al creare, scoprire, interconnettere rendendo il bambino più attivo e costruttivo (Sternberg, 2006). Anche l’uso del computer alla scuola dell’infanzia deve ispirarsi a principi costruttivisti e basarsi sulla sperimentazione personale del mezzo, sul problem solving, sulla didattica del gioco, sul cooperative learning e il tutoring tra pari e avere come obiettivo l’alfabetizzazione tecnologica di base ( conoscere il computer, avviare e spengere il pc, saper usare i tasti della tastiera e del mouse…).  In conclusione, lontana da pericolose estreme prese di posizione sull’argomento, ritengo che con le dovute precauzioni d’uso  e sempre partendo dai Campi di Esperienza si possano progettare percorsi che contemplano l’uso delle nuove tecnologie come la LIM, le registrazioni video e vocali,  le narrazioni digitali, l’uso del computer o del tablet purchè non diventino sostitutive dell’esperienza corporea, ma utilizzate in maniera costruttiva e creativa per facilitare il raggiungimento degli obiettivi formativi e didattici propri della scuola per la prima infanzia.

Fonti:

“Le insidie dell’ovvio” M. Ranieri

Wikipedia

Indire, istituto nazionale documentazione e ricerca educativa

Riviste. Erickson.it/ media education

 


In reply to First post

Re: Nuove tecnologie e scuola dell'infanzia

by PAGLIUCA GIULIA -

Salve a tutti, sono Giulia Pagliuca e sono iscritta al primo anno di scienze della formazione e dell'educazione. Di seguito riporto il mio intervento riguardo l'argomento nuove tecnologie e scuola dell'infanzia. 

In Inghilterra si è aperto in questi giorni un dibattito su un tema molto attuale, l’opportunità di far avvicinare o meno i bambini sotto i 9 anni alle nuove tecnologie. Si è riaperto il dibattito, soprattutto grazie agli interventi degli psicologi della Royal Society Of Medicine, che sostengono, invece, l’opportunità di rallentare l’avvicinamento dei bambini alle nuove tecnologie, dando come limite minimo per iniziare ad utilizzare il pc i 9 anni. A mettere nero su bianco questi studi sono stati gli psicologi Aric Sigman e Kathy Hirsh-Pasek, rispettivamente membro della Royal Society of Medicine e membro associato della British Psychological Society il primo, esponente del dipartimento di Psicologia della Temple University di Philadelphia la seconda, è infatti emersa la possibilità che l’utilizzo del pc sia dannoso prima dei 9 anni. Il computer, dunque, se usato troppo presto potrebbe compromettere alcune abilità dei bambini, fra cui la lettura e il calcolo matematico, poiché renderebbe distorta la percezione della realtà per il bambino, in un periodo molto delicato dello sviluppo. Nessun contatto, dunque, con la tecnologia almeno fino al compimento del nono anno di età, sempre secondo quando dichiarato dagli psicologi inglesi.

Gli psicologi inglesi dunque sostengono l’importanza di una zona technology free per i più piccoli, di modo da permettergli di toccare, assaggiare e guardare le cose, prima di esperirle in forma elettronica.

Molto interessante è l'intervista fatta a due ricercatori, e professori italiano a riguardo. Il primo è Domenico Laforenza, direttore dell’ istituto di Informatica e Telematica del CNR. Il secondo  è invece Alberto Oliverio, neuropsicologo dell’università Sapienza di Roma. Le risposte che sono emerse risultano molto opposte. Laforenza si dice preoccupato non tanto dell’infondatezza empirica, quanto “del fatto che non viene fatta, al contrario, nessuna azione formativa sull’uso consapevole di questi strumenti”. Riporta poi un esempio: "pensiamo più semplicemente a un libro: oltre ad arricchire il lessico e la capacità di espressione, il libro aumenta la fantasia ed è anche per questo che spesso si invitano i più piccoli a leggere di più. Allora perché non dovrebbe essere vero anche per un e-book? O per un sito internet? Tutto quello che è in grado di aumentare la fantasia, non può danneggiare un essere umano, a prescindere dall’età”.

Di opinione diversa è Oliverio. Secondo il quale: “la maggior parte degli psicologi dello sviluppo è della stessa opinione dei colleghi della Royal Society , dunque sostiene che in età precoce il bambino deve sviluppare un particolare tipo di competenze, esercitando l’immaginazione e passando il tempo in giochi liberi per sviluppare la motricità. I bambini, nei primissimi anni di vita”, continua Oliverio, “ meno vedono e meglio è. Durante l'infanzia, devono poter fare ciò per cui sono portati a quell’età: concretezza, movimento, gioco libero e rapporti con gli altri”.

 L’uso del computer e delle nuove tecnologie potrebbe servire solo nel caso di bambini affetti da dislessia o problemi di apprendimento linguistico ma, di certo, “ non per supplire al gioco: seguirsi, arrampicarsi, rincorrersi”.

Per quanto riguarda il mio parere, mi sento di schierarmi a favore di Alberto Oliviero, poichè vedo  addirittura un potere terapeutico dei PC. Per alcuni bambini con disordini cognitivi o disturbi nella sfera percettiva e motoria è stato dimostrato che giocando con il computer trovano una nuova modalità per eliminare temporaneamente tensioni e stress. Nelle sedute di psicoterapia il computer  e i videogiochi vengono utilizzati come strumento per sviluppare la relazione terapeutica, in quanto incrementa la motivazione, la cooperazione e fornisce elementi utili nell’osservare il comportamento.Le nuove tecnologie possono essere proposte nel mondo dell’infanzia con finalità educative, per cui i bambini vengono stimolati ad avvicinarsi per conoscerle. Il ruolo fondamentale dell’adulto è quello di gestirne l’uso, tempi e modalità.

Di seguito riporto le fonti utilizzate:

ricerca informazioni sul dibattito degli psicologi della Royal Society Of Medicine;

http://daily.wired.it/news/tech/vietare-i-pc-ai-bambini-anzi-no.html


In reply to First post

Re: Nuove tecnologie e scuola dell'infanzia

by PARLANTI AURORA -

Salve a tutti, sono Aurora Parlanti e sono iscritta al primo anno di Scienze dell'Educazione e della Formazione di seguito riporto il mio intervento:

Con l'avvento delle nuove tecnologie (smarphone, tablet, personal computer, etc.) le nuove generazioni sono soggette ai cambiamenti che la società di oggi pone. Dare un primo approccio al bambino è giusto ma bisogna tenerlo sotto controllo. Secondo alcune statistiche solo il 29% dei genitori affianca sempre il bambino durante l'uso di questi dispositivi, il 24% lascia che il figlio navighi da solo e il restante 47% lo controlla saltuariamente. Di conseguenza, il bambino, non essendo controllato continuamente, ha libero accesso a qualsiasi tipo di sito che contenga informazioni non adatte alla sua età. Questo vale anche per la televisione: infatti oggi l'84% dei bambini ne possiede una in camera e solitamente sono soli quando ne fanno uso. Indagini recenti affermano che il 90% dei bambini e dei ragazzi passa una parte del proprio tempo davanti alla tv e ai mezzi di comunicazione. In genere i bambini vedono, per 2 ore programmi televisivi , con punte massime durante la frequenza delle elementari e nei giorni festivi e che almeno il 20% trascorre anche quattro ore al giorno davanti alla tv. In genere i bambini sono soli, sia fisicamente che psicologicamente, sono più esposti agli effetti negativi di certi spettacoli e dunque alla violenza che ha effetti maggiori nei bambini che hanno genitori assenti, inoltre l’uso eccessivo della televisione può portare al fenomeno della teledipendenza, è il prodotto di fattori  psico - sociali e fattori comportamentali. I primi sono fattori predisponenti, già presenti nell’individuo sotto forma di tare o di altre forme di dipendenza, mentre i secondi sono rappresentati del teleabuso e della e della telefissazione: si parla di teleabuso quando si verifica la visione regolare e prolungata della tv; invece la telefissazione è la visione per un periodo prolungato della televisione da soli, in silenzio e nell'immobilità. Sono state suggerite alcune regole per prevenire la teledipendenza. In particolare si consiglia:  di non permettere i bambini di stare più di due ore davanti alla tv; di fare attenzione alla postura del bambino durante il tempo di visione della tv; di sollecitare il bambino a coltivare i contatti con altri bambini e di decidere un tempo adeguato al gioco o ad altri hobbies hobbies.  Quindi la tecnologia può porre grandi rischi ma è grazie a questi che si sono sviluppati anche sistemi di controllo come il parental control. Tramite questo sistema, i genitori possono lasciare i figli navigare in internet o guardare i programmi indisturbati perchè hanno già impostato i canali o i siti che possono essere visti e non. Anche i videogiochi sono fonte di rischio perchè nonostante siano formidabili strumenti didattici, capaci di sviluppare la velocità di riflessi, la capacità di ragionamento  e consentire di convogliare fantasia e creatività, possono essere anche fonte di aggressività nelle sceneggiature sempre più complesse dei videogiochi di ultima generazione.

E' giusto offrire un primo approccio ai bambini, insegnare dov'è giusto navighare, cosa sia giusto guardare ma soprattutto è giusto prendere precauzioni come l'attivazione del parental control o la presenza di un genitore.

Fonte: http://www.descrittiva.it/calip/0607/mona/Infanzia-media-nuove-tecnologie.pdf


In reply to First post

Re: Nuove tecnologie e scuola dell'infanzia

by TUCI ELENA -

Salve sono Tuci Elena, una studentessa iscritta al 1° anno del corso di laurea in scienze dell’educazione e della formazione.

Effettuando delle ricerche volte alla comprensione dell’implemento di nuove tecnologie in ambito pre-scolare ho rilevato un esperimento fatto ad opera dell’Università di Bergamo (prof. Marco Lazzari) in una scuola dell’infanzia. I soggetti sono bambini di cinque anni. La classe è stata qui divisa in due gruppi aventi gli stessi contenuti e scopi finali (attività didattica sui numeri da 0 a 10 e arti figurative). Il primo gruppo ha elaborato l’esercitazione in maniera tradizionale (cartaceo), il secondo gruppo in modo sperimentale (PC con software grafico Tux Paint). Ebbene, attraverso l’analisi statistica dei risultati, si è potuto appurare che l’impiego degli strumenti multimediali come facilitatori dell'apprendimento dei numeri sia educativamente significativo.

Tali risultati sono per quanto mi riguarda sorprendenti; la letteratura scientifica che ho trovato riporta, infatti, dei pareri pressoché univoci, e concordano sul fatto che la tecnologia utilizzata in ambito educativo nel periodo dell’infanzia sia sconsigliabile.

Nella rivista pediatrica UPPA, si pone l’accento al rischio, vero soprattutto nei primi tre anni di età, ma estendibile anche anche al secondo triennio di vita, di un deficit nello sviluppo cognitivo, relazionale e nello sviluppo dell’attenzione (‘L’attenzione’ scrivono i neuro scienziati Michael Posner e Mary Rothbart‘ ci fornisce quei meccanismi che stanno alla base della nostra consapevolezza del mondo e del controllo volontario dei pensieri e delle emozioni’ D. Golemman - È ora che si può imparare a litigare bene con successo, anche dopo è possibile, certamente, ma man mano diventa più difficile. Occorre privilegiare le esperienze dirette, la manipolazione, l’interazione relazionale. I bambini litigano? Certo! È quello il loro compito evolutivo’ Daniele Novara).

Nel secondo giornale scientifico si sviluppa una tesi ancor più severa.

(‘La tesi forte, provocatoria, ma suggestiva, di Postman è che il XX secolo abbia rovesciato quel percorso di costruzione dell’idea di infanzia avviato a partire da Gutenberg per effetto dei mezzi di comunicazione elettronici, e soprattutto della televisione. Essa elimina la linea di demarcazione tra l’adulto e il bambino perchè, attraverso l’uso dell’immagine, non rende più rilevante la distinzione tra coloro che sanno leggere e coloro che ancora non hanno sviluppato tale capacità’ - Prima infanzia e tecnologie digitali di Cosimo Di Bari). Si fa inoltre riferimento alla Bedroom culture che abbandona il bambino a un tipo d’informazione non filtrata da adulti e quindi a una conseguente “educazione fai da te”.

Concludendo, la mia personale opinione è che queste tecnologie debbano essere viste come opportunità da gestire, in quanto è si vero che l’aspetto educativo deve assolutamente rimanere in forza al pedagogo, ma rinunciare al fruire tali strumenti significherebbe, come minimo,  accettare di ottenere risultanti meno performanti e volendo aggiungere un aspetto antropologico, lasciare i bambini di oggi e i ragazzi e adulti di domani “orfani” di educazione a questi mezzi in balia di se stessi o delle famiglie non sempre preparate a sottolineare gli aspetti più utili delle tecnologie.

 

Fonti:

 

http://dinamico2.unibg.it/lazzari/doc/informatica_nella_scuola_dell_infanzia.htm

 

https://www.uppa.it/educazione/pedagogia/guida-alluso-della-tecnologia-da-0-a-6-anni/

 

http://www.onap-profiling.org/prima-infanzia-e-tecnologie-digitali/


In reply to First post

Re: Nuove tecnologie e scuola dell'infanzia

by STERNINI ALESSIA -

Buonasera a tutti, mi chiamo Alessia e riporto qui il mio intervento sul tema di nuove tecnologie e scuola dell'infanzia.

I bambini, oggi, crescono in un mondo ipertecnologico in cui gli stimoli che investono i loro sensi sono, per la gran parte, di natura multimediale: sono circondati, da computer, cellulari, i-pod, videogiochi, elettrodomestici digitali, Tv 3D… che agevolano e semplificano lo svolgimento delle diverse attività quotidiane, ma, se mal utilizzati, possono divenire fonte di problemi e, a volte, anche di patologia.

Si parla sempre più di dipendenza tecnologica riferendosi a quelle forme di disagio in cui predomina, divenendo via via sempre più assoluto, l’interesse per un determinato strumento tecnologico e a cui si associa una forma di isolamento sociale che diviene sempre più significativa. Diffondere la “cultura dell’uso adeguato della tecnologia” significa educare, fin dall’infanzia, ad un uso corretto e funzionale degli strumenti tecnologici, considerando che essi fanno parte della nostra vita e non si possono eliminare né tanto meno non riconoscere il valore che riescono a conservare se utilizzati in maniera equilibrata.

Alcuni di questi strumenti possono, infatti, essere di grande aiuto per rafforzare le funzioni cognitive, sociali e favorire varie tipologie di apprendimento. La Tv, per esempio, in riferimento ad alcuni programmi televisivi adeguati al livello di sviluppo, può divenire un forte stimolo all’acquisizione del corretto uso della lingua italiana nonché di alcune lingue straniere. Basti pensare a tutta la serie di programmi educativi, ricchi di stimoli visivi e verbali, che divengono fonte di nuovi saperi, di modelli di identificazione positivi, di acquisizione di buone abitudini e forme funzionali di scambio sociale, fin dalle prime fasi della crescita. Allo stesso tempo l’uso del cellulare e della rete internet, se usati correttamente, possono aiutare il bambino ad acquisire forme di comunicazione a distanza che sviluppano e accrescono le competenze comunicative e sociali.

Occorre, pertanto, che i genitori e la scuola abbiano un ruolo fondamentale nella trasmissione di un modello all'uso della tecnologia positivo e funzionale al raggiungimento di un obiettivo, escludendone l’uso  indiscriminato al fine di contrastare la noia, la solitudine e la passività. Spesso si corre il rischio di anteporre tali strumenti, presentandoli ai propri figli, come unica fonte di stimoli: in tal caso vengono messi in secondo piano lo studio, la lettura, il gioco libero, lo sport e tutta una serie di attività indispensabili per lo sviluppo psicologico, culturale e sociale della persona.  Non bisogna poi dimenticare che i bambini non possiedono, come gli adulti, un pensiero critico che permette loro di distinguere il vero dal falso, ciò che è giusto da ciò che è sbagliato in maniera razionale, e spinti dalla curiosità e dalla voglia di divertirsi possono, spesso, imabattersi in situazioni pericolose.

A scuola e in famiglia, pertanto, è necessario stabilire delle regole idonee a scandire i tempi, la durata e le modalità di utilizzo di tali strumenti;  le figure di socializzazione, in questi contesti, devono divenire dei modelli che trasmettano e rispettino, in prima persona, le corrette modalità di utilizzo della tecnologia. Un bambino che… vive in un contesto familiare in cui la Tv è accesa a tutte le ore del giorno e in cui si pranza e si cena con telefonini sulla tavola che squillano, con Tv accesa che bombarda continuamente i sensi dei commensali, impedendone qualsiasi forma di scambio e comunicazione, in cui i genitori sono troppo impegnanti per leggere una favola ai loro figli e li abbandonano all’uso dei videogiochi o di internet… diverrà un uomo che non riuscirà a far a meno di tutto questo mondo multimediale  perché rappresenta l’unico modello di apprendimento caotico e di comunicazione che ha conosciuto. Naturalmente le situazioni non sono sempre così estreme. Ma non bisogna dimenticare che ciò che il bambino acquisisce all’interno del nucleo familiare sarà, in un certo qual modo, ciò che riproporrà nelle sue relazioni interpersonali e nel suo mondo sociale in genere.



Fonte: 

psicheclick.altervista.org/.../infanzia/123-bambini-e-tecnologia-dove-sta-il-limite.html



In reply to First post

Re: Nuove tecnologie e scuola dell'infanzia

by PETRUCCI ALICE -

Salve a tutti sono Alice Petrucci e sono iscritta al primo anno di Scienze dell’Educazione e della Formazione.

I dispositivi elettronici ci accompagnano nella vita di tutti i giorni, quando leggiamo, studiamo, ascoltiamo, ci divertiamo, ma soprattutto quando parliamo; è sempre più evidente come, con lo sviluppo delle tecnologie, accresce l’interazione digitale tra le persone, piuttosto che quella verbale. Anche i bambini, purtroppo o fortunatamente, hanno facile accesso a questi strumenti: dimostrano già da 1 ai 4 anni una capacità precoce di apprendimento nell’uso delle nuove tecnologie: per questo vengono chiamati nativi digitali.  Li usano senza alcuna difficoltà, imparano l’alfabeto, nuovi vocaboli e linguaggi, giocano e disegnano.

Ma se digitali si nasce, pensatori digitali si diventa”

Cosa significa questa affermazione? Se abbiamo detto che le tecnologie pervadono ogni ambito della nostra vita influenzandola, non è detto però che esse la influenzino in modo positivo; infatti, da alcune esperienze personali e da alcuni articoli letti online, se queste ultime non sono utilizzate in modo corretto e consapevole, possono causare danni alla salute psico-fisica dell’individuo, interferire con l’apprendimento e nelle relazioni con gli altri, ma principalmente nella creatività, soprattutto nell’età evolutiva. Queste paure e timori sono espressi maggiormente da psicologi (appunto dell’età evolutiva) che conoscono bene l’importanza della capacità creativa nei bambini da uno a sette anni. Gli psichiatri infantili come Serge Tisseron coniano una regola la quale suggerisce: nessun schermo digitale fino ai tre anni compiuti, nessuna console di videogiochi fino ai sei anni, nessun accesso ad Internet prima dei nove e accesso libero alla rete solo dopo i 12 anni; i genitori invece fanno a gara a regalare ai propri figli i dispositivi di ultima generazione come smartphone e tablet. Altro fattore negativo nell’uso della tecnologia nei più piccoli è il rischio di sedentarietà.

 Secondo il mio punto di vista, e quanto supportato da alcuni studi, l’utilizzo di apparecchiature elettroniche non è però completamente negativo, infatti migliora le capacità motorie, migliorando anche la coordinazione ed inoltre favorisce l’apprendimento indipendente e autonomo, come dimostrato anche dall’esperimento condotto in Etiopia. Nei villaggi sperduti dell’interno sono stati distribuiti dei tablet. L’esperimento ha mostrato la facilità e la rapidità di come i bambini abbiano appreso ad usare il tablet ed anche i benefici che esso ha portato, ad esempio nell’apprendimento dell’alfabeto e della lingua.

Riassumendo, per fare in modo che i più piccoli possano sfruttare e beneficiare delle opportunità offerte dalle nuove tecnologie nell’apprendimento, è necessario che gli adulti supervisionino il bambino, valutino e scelgano i contenuti che i diversi strumenti tecnologici prestano. Fondamentale però è anche far suscitare l’interesse e l’amore, dei più piccoli, alle attività quali le attività fisiche e la scoperta della natura.

Fonti

http://www.genitoripiu.it/news/tecnologie-digitali-e-bambini

http://www.coopargentovivo.it/bambini-nuove-tecnologie-alcuni-consigli/

http://www.neolatte.it/bimboemamma/2016/03/25/bambini-e-tecnologia-pro-e-contro/

http://www.solotablet.it/lifestyle/bambini-e-tablet-effetti-cognitivi-sulla-generazione-touch

 


In reply to First post

Re: Nuove tecnologie e scuola dell'infanzia

by TRIUNFO ROSA -

Ciao a tutti, sono una studentessa del primo anno di Scienze dell'Educazione e della Formazione.

La questione dell'età alla quale è opportuno regalare un cellulare ai propri figli è complessa e aperta, e non si può liquidare con una risposta semplice. In primo luogo perché, con il passare degli anni, sviluppiamo un'abitudine a utilizzare le tecnologie con sempre maggiore frequenza e ad ampio spettro. Dunque, è presumibile che l'età di adozione del primo cellulare risulterà sempre più anticipata. Oggi il bambino in età prescolare ha un'altissima probabilità di venire precocemente a contatto con Tablet, computer, e console per videogiochi. Egli possiede nuove capacità di comprensione e di interazione con la realtà e gli stimoli che incontra, ed è anche vero che, per via della sua personalità in formazione, tende a osservare molto gli altri e a far propri i loro comportamenti.

L'attuale grande disponibilità di strumenti tecnologici rende il bambino di oggi curioso di quel che si può fare con essi. Esiste un modo per far accedere i propri figli alle innovazioni tecnologiche, senza che queste monopolizzino la loro vita e stravolgano i rapporti con le persone? Acquisire una saggezza digitale è un obiettivo ambizioso ma decisivo nell'odierno rapporto con la tecnologia. Per raggiungere questo obiettivo, i bambini hanno bisogno della guida degli adulti che limitano l'utilizzo dei dispositivi a tempi e orari ben precisi. Se il bambino sa di poter fare una certa cosa soltanto in un determinato orario, forse brontolerà con gli adulti per i limiti che gli sono stati imposti, ma alla fine obbedirà. Le ricerche svolte negli ultimi anni sui possibili effetti dell'uso del computer sulle capacità espressive dei bambini sono numerose e interessanti anche se non sembrano ancora garantire un livello di conoscenza approfondita e definitiva. Tuttavia, possiamo affermare che i bambini passano dal disegno con carta e matita al computer con molta facilità e fluidità. Per loro non sembra esserci differenza o incompatibilità tra l'uso del computer e quello dei pennarelli: entrambi gli strumenti attivano i medesimi processi cognitivi. Ciò che sembra fare la differenza è soprattutto il ruolo più o meno attivo svolto dagli adulti. Nessun programma tecnologico, per quanto sofisticato e interattivo, può sostituire la capacità di supporto e di aiuto di un adulto.

La scuola dell'infanzia Sant' Orsola di Sirmione si è soffermata sul ruolo del computer come mezzo che cattura la naturale curiosità del bambino e diventa un potente sussidio didattico in quanto diverte e affascina i piccoli utenti stimolando la loro creatività, le loro funzioni logiche, di ragionamento e di apprendimento. L'introduzione del computer e della LIM nell'aula multimediale della scuola dell'infanzia può far leva sulle conoscenze e sulle performance che già i bambini mostrano di possedere. La LIM in particolare, risulta essere uno strumento adatto a catturare l'attenzione dei bambini ed esercitare le loro abilità. La scuola dell'infanzia di Sirmione ha messo in atto il suo progetto che prevedeva l'arricchimento dell'identità del bambino attraverso l'uso di un linguaggio multimediale, e favoriva la familiarizzazione con il computer attraverso programmi educativi e sperimentazione diretta. Per il raggiungimento degli obiettivi sono stati creati dei piccoli gruppi di lavoro, in cui i bambini instauravano rapporti positivi con i compagni. Questo progetto è risultato importante per scoprire che è efficace l'uso di programmi semplici in modo da favorirne l'utilizzo ai bambini con una minima mediazione dell'insegnante.

Lo psicologo Michele Facci, che da anni si occupa del rapporto mente-tecnologie, ritiene che sia meglio educare già da piccoli ad un uso corretto del Tablet, piuttosto che vietarlo. Secondo il parere dell'esperto è meglio che il bimbo scopra il Tablet in tenera età, sotto l'occhio vigile dell'adulto, piuttosto che in modo autonomo e senza controllo a 7-8 anni. Per i più piccoli, intorno ai 2-3 anni, sono adatte le fiabe in cui il bimbo può toccare l'animazione mentre guarda e ascolta con l'adulto. Le vicende narrate nei cartoni animati permettono al bambino di porsi domande importanti e di porle ai propri genitori.

Tuttavia, non bisogna dimenticare che la tecnologia non deve essere mai pervasiva e che ogni bambino deve giocare a pallone, correre, stare con gli amici. 

Possiamo concludere dicendo che la tecnologia offre ai bambini molti strumenti per divertirsi e forgiare il loro pensiero, e il fatto che imparino a usarli in età precoce non crea di per sé il rischio che sviluppino una dipendenza,soprattutto se tale processo avviene con la mediazione e la regolazione dei tempi da parte di un adulto.


FONTI UTILIZZATE:

Generazione Tablet : i sì e i no per crescere nell'era del web


http://www.nostrofiglio.it/bambino/bambino-3-6-anni/tempo-libero-3-6-anni/10-regole-sull-uso-del-tablet-da-parte-dei-bambini

http://www.scuolainfanziasantorsola.it/la-scuola/aula-multimediale/



In reply to First post

Re: Nuove tecnologie e scuola dell'infanzia

by RAIANI AURORA -

AURORA RAIANI 


Ormai la realtà di oggi è ampiamente influenzata dal mondo dei media e i suoi strumenti, che sfidano le barriere del tempo s della distanza. Spesso quando ci riferiamo alle tecnologie pensiamo subito ai giovani, sempre più soggetti a stimoli e tendenze da parte di un grande mondo digitale. Gli studiosi stanno valutando la possibilità di avvicinare i bambini nei primi anni di vita a un ambiente virtuale, ma al riguardo ci sono opinioni differenti.

Alcuni pediatri americani dell'American Academy of Pediatrics valutano in Positivo questa possibilità, considerando dannoso non il tempo che viene speso davanti a queste strutture, ma la qualità dei contenuti esplorati, che se utilizzati in modo appropriato potrebbero portare a degli sviluppi. D'altra parte eccheggia la voce di altri pediatri "niente elettronica prima dei due anni e non più di due ore per i bimbi più grandi", poiché l'uso della tecnologia va ad inibire una mente fresca. Nonostante le due fazioni siano schierate in maniera opposta, c'è un unico perno su cui fanno leva: il ruolo dei genitori. Personalmente ritengo che debbano essere proprio questo la coscienza degli infanti nei primi anni di vita, dato che non hanno ancora la possibilità di considerare i rischi e le potenzialità in maniera critica, proprio per le criticità che le tecnologie possono portare se non usate con la dovuta consapevolezza, come in questo caso, ritengo che sia opportuno rimandare l'uso dei media ad un età sicuramente più matura e indirizzare i genitori a un uso più corretto delle tecnologie. A confermare ciò c'è  lo studio dell'AAP che rileva dei risultati poco convincenti riguardo alla "dose giornaliera consigliata", dati anche i possibili disturbi che i bambini possono riscontrare nello sviluppo, ad esempio la capacità di relazionarsi, o meglio interagire con gli altri dovrebbe essere solo di tipo "reale" non "virtuale" e in secondo luogo delle complicazioni fisiche, come l'obesità è il sovrappeso, a cause delle ore passate davanti al computer piuttosto che a fare movimento. 

A mio parere non bisogna avvicinare un mondo troppo adulto a uno troppo giovane, piuttosto bisogna coltivare la loro spontaneità e voglia di conoscere, mostrando le cose nel vero, per capire com'è fatta la realtà, dopo aver lavorato su questo negli anni a seguire, consiglierei di accompagnarli in un primo rapporto col mondo digitale a piccoli passi e a piccole dosi, per non rovinare la loro ingenuità. 



FONTI: Focus.it

In reply to First post

Re: Nuove tecnologie e scuola dell'infanzia

by PECCHIOLI BENEDETTA -

I processi di apprendimento dei bambini e delle bambine negli ultimi anni si sono modificati. Questa trasformazione è dovuta al largo consumo di multimedialità che il soggetto in formazione fa nel proprio ambiente, in particolar modo in quello domestico.

L’idea di base è che le tecnologie non siano né buone né cattive, ma che a fare la differenza sia l’uso che se ne fa. Ad esempio il tablet è un utile strumento che permette al bambino di disegnare, giocare e imparare secondo alcuni, mentre per altri, soprattutto gli psicologi, sostengono che un foglio di carta bianco e un pennarello potrebbero essere i migliori strumenti di creatività e di stimolo per un bambino alla ricerca di nuove forme di espressione individuale. Essi sostengono inoltre che sia molto importante da uno a sei anni accrescere la capacità creativa dei bambini e non limitarla dentro confini tecnologici.

La stessa percezione non è però condivisa da genitori e parenti che, anche sotto la pressione marketing e commerciale dei produttori, fanno a “gara” a regalare ai propri bambini dispositivi di ultima generazione.

Alcuni psichiatri infantili come Serge Tisseron coniarono la regola del 3,6,9,12 la quale suggerisce “nessuno schermo digitale fino ai tre anni compiuti, nessuna console di videogiochi fino ai sei anni, nessun accesso ad Internet prima dei nove e accesso libero alla rete solo dopo i 12 anni”.

Nella situazione culturale contemporanea la scuola dell’infanzia si propone come ambiente educativo di apprendimento alternativo a quello promosso dall’industria culturale e dei consumi di massa.

Infatti, insegnare con le nuove tecnologie significa inserire all’interno della relazione tradizionale insegnante-allievo un terzo partner, il PC multimediale o il terminale di una rete. L’insegnante diventa un conduttore, un facilitatore di apprendimento, capace di motivare e fornire strumenti per permettere al discente di accedere autonomamente alle conoscenze e alle informazioni.

Da qui, l’uso delle tecnologie favorisce forme di interazione e cooperazione educativa, stimola nuove possibilità espressivo-comunicative,  permette ai bambini di acquisire familiarizzazione con le strumentazioni tecnologiche, il sapersi avventurare, navigare, esplorare.

Una maestra di una scuola dell’infanzia sostiene che “la LIM, la rete e i software utilizzati nei laboratori  hanno permesso ai miei alunni di diventare maggiormente protagonisti nel percorso di acquisizione e sistematizzazione degli apprendimenti non solo nell’ambito della sfera cognitiva, ma anche in quella emotiva, intuitiva, estetica, relazionale.

Le tecnologie, secondo me, devono essere usate nella didattica prevalentemente come mediatori didattici, supportando le attività svolte in sezione. I bambini vanno resi sempre più consapevoli e protagonisti della costruzione del loro sapere attraverso l’uso delle tecnologie. Concludo con una frase che secondo me è molto veritiera, ossia che le tecnologie non sono né buone né cattive, ma che a fare la differenza è l’uso che se ne fa.

 

 

Fonti:

-          http://www.scuolavalore.indire.it/guide/tecnologie-nella-scuola-dellinfanzia/

      http://www.solotablet.it/lifestyle/bambini-e-tablet- effetti-cogntivi-sulla-generazione-touch/        

      http://www.scuolavalore.indire.it/nuove-risorse/fantastichiamo-con-le-emozioni/

-          G. Franceschini, P. Borin, “Il curricolo nella scuola dell'infanzia. Prospettive di ricerca e modelli operativi”, Carocci, Roma 2014


In reply to First post

Re: Nuove tecnologie e scuola dell'infanzia

by PAOLI ELENA -


Progetto multimedialità 2013/14 :

300_computer.jpg

Il progetto è proposto come un primo approccio alla multimedialità di tipo ludico – creativo favorendo la familiarizzazione con il PC attraverso programmi educativi e sperimentazione diretta.

Obiettivi generali:

  • Approccio alle nuove tecnologie (uso del computer)

  • Conoscere le possibilità delle nuove tecnologie.

  • Conoscenza degli elementi che costituiscono il computer.

  • Operazioni di accensione e spegnimento

  • Giocare ed apprendere con i diversi software didattici.

  • Uso del programma di disegno “PAINT”

SCUOLA DELL'INFANZIA “VIA CASELLI”:
Il progetto di prima alfabetizzazione multimediale Una finestr@ sul mondo” è stato pensato per permettere ai bambini dell’ultimo anno della scuola dell’infanzia di fare le prime “esplorazioni” dei new media, anche a scuola, e per svolgere svariate attività interagendo attivamente con questi strumenti in modo giocoso e divertente. Lo scopo principale è stato quello di utilizzare strategie diversificate e molteplici che conducono all’utilizzo dei nuovi media in un contesto didattico-educativo adeguato alle esigenze dei bambini. Si sono proposte attività volte a far acquisire sicurezza e padronanza di del computer e, alla fine di questa esperienza, si è rilevato che i bambini sapevano usare il mouse e i software proposti, in maniera corretta e riflessiva. In questo modo i bambini hanno iniziato ad imparare alcune delle grandi potenzialità di questo strumento e che cosa possiamo fare con esso” .


La vita dei bambini e dei ragazzi si basa sempre di più sulle tecnologie audiovisive e sulle tecnologie digitali (Digital Devices). I nativi digitali utilizzano tali strumenti in ogni ambito della loro vita. I Digital Devices sono fondamentali nella nostra quotidianità dal momento che sono fonti di informazione, facilitano la comunicazione, facilitano lo sviluppo di reti sociali e promuovono la partecipazione civica, ma se usati in modo scorretto possono provocare danni.

Come viene riportato nel documento “Tecnologie digitali e bambini: indicazioni per un utilizzo consapevole” messo a punto dal Centro per la Salute del Bambino Onlus, l'avvicinamento di bambini e ragazzi alle nuove tecnologie è inevitabile. Per far sì che i new media non rappresentino una minaccia allo sviluppo sociale di questi bambini, è opportuno che tale avvicinamento sia guidato verso un uso consapevole.
In base a quanto scritto nel documento sopra citato, è fondamentale intervenire sin dai primi anni di vita, periodo durante il quale si formano abitudini, si definiscono architetture cerebrali e relative competenze che negli anni successivi è più difficile modificare. Intervenire sin dai primi anni di vita, inoltre, costituisce una strategia preventiva, che consente di cogliere tutte le opportunità offerte dai DDs minimizzandone i rischi per la salute fisica e mentale.

La televisione è uno dei mezzi di informazione e di svago più diffusi, spesso usati dai genitori per tenere tranquilli i bambini; certo, questo strumento, se utilizzato in modo appropriato può essere utile per l'informazione, lo studio e il divertimento, ma se utilizzato in modo inappropriato può causare danni: può provocare l'immobilità e quindi aumentare il rischio dell'obesità, può trasmettere disvalori, può diminuire la capacità di concentrazione e interferire con le qualità delle relazioni familiari.

Questo discorso riguardo rischi ed opportunità in questo caso è riferito alla televisione, ma può essere esteso a tutti gli altri dispositivi tecnologici.

L'idea di base è che le tecnologie non siano né buone né cattive, a fare la differenza è l'uso che ognuno di noi ne fa.


L'uso della tecnologia fin dalla più tenera età potrebbe incidere sulla creatività dei nuovi nativi digitali. Riguardo a ciò ci sono vari punti di vista, alcuni psicologi che conoscono l'importanza della capacità creativa dei bambini (da uno a sette anni) sanno bene che negarla o limitarla all'interno di confini tecnologici potrebbe essere penalizzante. Lo psichiatra infantile Serge Tisseron ha coniato la regola del 3,6,9,12 in base alla quale:”nessun schermo digitale fino ai tre anni compiuti, nessuna console di videogiochi fino ai sei anni, nessun accesso ad Internet prima dei nove e accesso libero alla rete solo dopo i 12 anni” Nonostante ciò, genitori e parenti, spesso, fanno a gara a regalare dispositivi di ultima generazione come tablet e smartphone ai fanciulli.

Secondo alcuni studiosi, invece, i dispositivi tecnologici come il tablet, ad esempio, sono strumenti dalle potenzialità infinite e con un valore elevato per un apprendimento indipendente ed autonomo.
Un'altra posizione, probabilmente intermedia, non nega l'utilizzo delle nuove tecnologie, ma suggerisce di affiancare i bambini, quando ne fanno uso,per proteggerli da immagini e contenuti inappropriati e per suggerire loro come utilizzare in modo responsabile ed intelligente la tecnologia.


A mio parere, le nuove tecnologie sono fondamentali e non pericolose. Affinché non provochino danni ai fanciulli, io credo sia necessario un intervento intelligente da parte dei genitori, parenti, insegnanti ecc. Come sostengono alcuni studiosi, i bambini sin dalla tenera età sono in grado di poter utilizzare dispositivi tecnologici senza difficoltà, però essi non riescono a distinguere ciò che fa per loro o meno. Dunque sono dell'idea che l'intervento del genitore sia fondamentale sotto questo punto di vista, in modo tale che il bambino possa giocare con il tablet, ad esempio, ma in modo responsabile ed utile per il proprio sviluppo. Infine, io sono favorevole ad esperienze tecnologiche all'interno della scuola dell'infanzia come quella che ho riportato all'inizio della mia argomentazione, poiché credo che sia fondamentale istruire i fanciulli sin dalla tenera età a fare di questi nuovi dispositivi che governeranno il mondo un uso corretto e un uso utile per le proprie conoscenze.


Fonti :
- http://www.icgiardini.gov.it/progetti-186.html?id=310:progetto-multimedialita-scuola-infazia-2014

- http://www.medicoebambino.com/lib/inserto_tecnologie_bambino.pdf


- http://www.solotablet.it/lifestyle/bambini-e-tablet-effetti-cognitivi-sulla-generazione-touch


In reply to First post

Re: Nuove tecnologie e scuola dell'infanzia

by PIAZZESI CAMILLA -

Salve, sono Camilla Piazzesi e sono iscritta al primo anno di Scienze della formazione e dell'educazione, grazie alle mie esperienze di stage in un asilo nido ho potuto arricchire le mie conoscenze a riguardo di tale tematica.

Secondo me un bambino nei suoi primi anni di scuola primaria ha bisogno di un apprendimento e un'istruzione che si avvicini il più possibile ad una realtà concreta anziché virtuale.

Un bambino nei suoi primi anni di insegnamento deve poter vedere e apprendere nozioni, fatti e cose cosi come realmente si svolgono senza limitarlo ad osservarle solo attraverso lo schermo di un computer.

D'altro canto la tecnologia come metodo didattico non deve essere intesa o vista come uno stile d'insegnamento avverso perché possiede anche aspetti positivi.

Le nuove tecnologie sono un ottimo metodo di apprendimento perché facilitano e velocizzano il lavoro di uno studente poiché con esse si ha a disposizione un enorme quantitativo di materiale  in brevissimo tempo, ma non solo, rendono possibile un contatto continuo con altri studenti, incrementando le conoscenze e di conseguenza ottimizzare il lavoro.

La nascita delle nuove tecnologie ha segnato l'inizio di una nuova era, "L'era digitale", tutti coloro che sono nati e cresciuti in contemporanea alla formazione di quest'ultime sono chiamati "Nativi Digitali" (Prensky) , ovvero sia giovani capaci di usare le tecnologie senza difficoltà.

Pertanto le nuove tecnologie essendo di libero accesso possono sembrare "un arma a doppio taglio" per chi le usa.

Se da un lato aiutano ed agevolano l'istruzione di un'adolescente dall'altro possono creare dei disagi.

Il consumatore virtuale viene paragonato ad un tossicodipendente; come il tossicomane nella fase iniziale dell'assunzione della sostanza, la scopre estremamente appagante trasportandolo in mondi sensoriali straordinari anche il consumatore virtuale scopre la possibilità di accedere ad un mondo virtuale gratificante indipendentemente dai suoi reali bisogni.

L'uso inappropriato della tecnologia provoca comportamenti compulsivi in tutti quei soggetti che iniziano a familiarizzare con la rete come ad esempio, sacrificare ore di sonno notturno, impedire relazioni significative che provocano conseguenze negative nella loro vita.

Altro fenomeno negativo nell'uso delle tecnologie è il Cyberbullismo  che incrementa i pregiudizi e la discriminazione degli individui più deboli spingendoli nella peggiore dei casi alla morte.

Dopo aver esposto entrambi gli aspetti, la mia posizione riguardo a questa tematica è la seguente: penso che sia opportuno avvicinare un bambino alle nuove tecnologie non prima della scuola secondaria, in modo che possegga un bagaglio adeguato di conoscenze basilari prima di utilizzare quest'ultime, il tutto però deve essere gestito da una rete Internet protetta ed una possibilità di navigare con un filtro età in modo che il bambino non entri in contatto con contenuti, persone e cose inappropriate.

Le forme più appropriate per avvicinare un bambino alle tecnologie sono: la televisione, in quanto può essere utile per lo studio e il divertimento del bambino arricchendo le proprie conoscenze, i videogiochi, in quanto, possono aiutare i bambini ad acquisire destrezze digitali e a stimolare le loro abilità sociali.

Infine un'altra tecnologia consigliabile sono i Tablet e Smartphone perché facilitano il contatto con gli altri e offrono una modalità di apprendimento collaborativo, il tutto sotto la stretta sorveglianza dei genitori fino a quando lo ritengono necessario .


Fonti: 

http://www.lilianamatteucci.it/le_dipendenze_tecnologiche.html

http://www.medicoebambino.com/lib/inserto_tecnologie_bambino.pdf




In reply to First post

Re: Nuove tecnologie e scuola dell'infanzia

by PALOMBO MARTINA -

Sono Martina Palombo e sono iscritta al primo anno di scienze dell’educazione e formazione.                  

I bambini moderni del terzo millennio sono definiti da Mark Prensky “nativi digitali” sono le nuove generazioni cresciuti con internet, app e tablet.         Molto spesso ci capita di vedere in giro dei bambini con smartphone o tablet già capaci di giocare con le loro app preferite e da qui capiamo che le generazioni stanno cambiando velocemente. Come afferma Riva ci sono dei rischi e dei vantaggi nell’uso delle nuove tecnologie può creare dipendenza se il bambino sta troppe ore connesso e può portare il bambino ad isolarsi dal mondo esterno e quindi vivere in un mondo virtuale. Uno dei rischi molto importante è l’esposizione dei bambini a contenuti violenti perché potrebbero compromettere la salute  ed i comportamenti durante la crescita perché può sviluppare atteggiamenti aggressivi. Però molti studi provano che l’uso delle tecnologie può sviluppare una maggiore capacità cognitiva nel bambino se  usati consapevolmente e permettano ai bambini di essere multitasking per gestire più informazioni simultaneamente e anche per scopi educativi per esercizi di logica. I genitori di fronte ai figli sempre più tecnologici assumano atteggiamenti diversi da una parte c’è un atteggiamento “proibizionista” il genitore è contrario alle nuove tecnologie per proteggerli da eventuali rischi o un atteggiamento “permissivo” perché apprezzano le potenzialità del mezzo.          

Secondo me ogni genitore dovrebbe aiutare il figlio guidandolo alla scoperta della tecnologia dai 5 anni in poi spiegandogli i pericoli e vantaggi di internet per un uso consapevole della rete ed i mezzi devono essere usati con criterio per apprendere e per aumentare le conoscenze ma bisogna non dimenticarci del mondo esterno perché quella è la vera vita reale e quindi ad ogni bambino non bisogna negargli di fargli fare esperienze al di fuori di uno schermo.

Sitografia:

-https://wwwbambini-digitali-rischi-e-vantaggi-dell-utilizzo-della-tecnologia

-https:/tecnologia-digitale-e-bambini-moderni

-https://www.genitori-e-nuove-tecnologie quale-atteggiamento-con-i-vostri-figli


In reply to First post

Re: Nuove tecnologie e scuola dell'infanzia

by RICCI ANNALISA -

Salve a tutti, sono Annalisa Ricci, una studentessa del primo anno di Scienze dell'Educazione e della Formazione. Qui di seguito riporterò il mio parere e dati riguardanti l'argomento proposto.

 

Il sociologo ed esperto di educazione statunitense Mark Prensky coniò il termine “nativi digitali” per indicare la prima generazione di bambini cresciuta a “pane e computer”. I bambini digitali, invece, nascono circa un decennio dopo, con l'arrivo dell'iPad, infatti essi appartengono alla cosiddetta terza generazione digitale: quella cresciuta tra smartphone e tablet, ADSL e Internet mobile, touchscreen e app. Succede così che i bambini imparino prima a riconoscere e lanciare una app, piuttosto che allacciarsi le scarpe o andare in bicicletta. Una ricerca commissionata da AVG, celebre software house che realizza antivirus e altri programmi per la sicurezza del computer, oltre il 50% dei bambini tra i 2 e i 5 anni di età sa già come giocare con un gioco per tablet di livello base, mentre appena lo 11% di loro sa come ci si allacciano le scarpe.

E’ evidente come al giorno d’oggi sia impossibile tenere i bambini lontani dalla tecnologia, ma è fondamentale il controllo da parte dei genitori.  Giuseppe Riva docente di psicologia dei nuovi media presso l'Università Cattolica di Milano e ricercatore presso l'auxologico ci aiuta a fare chiarezza  sull’ argomento sottolineando come l’avvento del touch screen abbia profondamente modificato il rapporto con le tecnologie e, di conseguenza, l’impatto su cervello e psiche. Quindi, in che modo queste tecnologie modificano la struttura cerebrale dei bambini? Da una parte l’uso delle tecnologie migliora il processo di coordinamento dei movimenti e velocizza il processo decisionale. Dall’ altra riduce la capacità di mantenere l’attenzione su un compito a lungo. Il fatto di trovare immediatamente, con un semplice tocco della mano, ciò che si desidera, riduce la necessità di rimanere concentrati su quello che stiamo facendo. Questo discorso vale, soprattutto, per i bimbi dai 6 anni in su. Inoltre la dimensione del “qui e ora”, del tutto a portata di mano, può limitare la capacità di astrazione. Così come la semplice gestione del tempo diventa più complessa, perché spesso il bambino si isola, perdendo di vista le priorità quotidiane, come, ad esempio, lo studio. La tecnologia può essere utilizzata anche per fini educativi. Ci sono tante strategie d’uso veramente molto interessanti e accattivanti per insegnare a leggere, contare, in maniera anche divertente. Inoltre queste tecnologie, se opportunamente usate, aumentano il coordinamento motorio e spaziale, la prontezza dei riflessi e la capacità di pianificazione. Quindi, non ha alcun senso demonizzarle. Sulla base di queste informazioni posso concludere esponendo un mio pensiero personale, basato sulla convinzione che l’uso delle tecnologie fin da piccoli può portare molti benefici al bambino, ovviamente diventa a questo punto fondamentale il ruolo dei genitori che devono limitare l’uso di questi strumenti dal punto di vista quantitativo, e non solo, devono attuare un processo di controllo guidato all’ apprendimento con le tecnologie. 

FONTI:

-http://www.fastweb.it

-http://d.repubblica.it 

In reply to First post

Re: Nuove tecnologie e scuola dell'infanzia

by PRATESI NOEMI -

Salve, mi chiamo Noemi Pratesi e frequento il primo anno di Scienze dell'educazione e della formazione. 

Oggigiorno le tecnologie digitali si sono ormai diffuse in molti ambiti della vita quotidiana degli adulti e notevolmente anche in quella di bambini e ragazzi. Questi strumenti sono molto importanti per quanto riguarda la diffusione di informazioni, per facilitare la comunicazione e, inoltre, anche per migliorare i sistemi educativi; difatti sono ormai molte le scuole che si affidano a strumenti digitali per le loro attività didattiche cercando di unire "l'utile al dilettevole", in altri termini cercare di far acquisire abilità digitali di base con l'uso di pratiche ludico-didattiche. 

Per esempio, un nuovo media che si sta diffondendo molto anche tra i più piccoli è il videogioco. Molti vedono questo strumento stimolante ed educativo, che porta allo sviluppo di funzioni quale la coordinazione visuo-motoria e la capacità di elaborare in un brevissimo arco di tempo una vasta quantità di informazioni e stimoli. Tuttavia il gioco, sia individuale che in compagnia, se utilizzato in modo inappropriato può portare alla dipendenza, può indurre aggressività e irritabilità, isolamento e da questo difficoltà di relazionarsi con gli altri, e possono causare danni anche da un punto di vista fisico, come problemi muscolari e concorrere al sovrappeso e all'obesità. 
Personalmente ritengo che la scuola debba formare le coscienze per quanto riguarda l'uso e la consapevolezza di questi nuovi media, in quanto con il passare del tempo il contatto con questi nuovi strumenti diventerà sempre più frequente; è giusto, inoltre, intervenire sin dai primi anni di vita, in quanto periodo in cui si formano quelle abitudini e competenze che negli anni successivi sono difficili da modificare. D'altro canto, penso però che la scuola, sopratutto quella dell'infanzia, non debba perdere quell'aspetto ludico e materiale che metteva in contatto il bambino con il "fare pratico" che gli permetteva di toccare e sperimentare con mano. 


http://www.medicoebambino.com/lib/inserto_tecnologie_bambino.pdf 

In reply to First post

Re: Nuove tecnologie e scuola dell'infanzia

by ROSSI ELENA -

Mi chiamo Elena Rossi e frequento il primo anno di Scienze dell'educazione e della formazione. 

E' ormai risaputo, che oggigiorno, il contesto sociale offre ai bambini maggiori opportunità di interazione con le tecnologie, soprattutto per quanto riguarda il computer; infatti, è improbabile che, almeno uno dei due genitori, non  ne possegga uno. Proprio per questo, la scuola, è chiamata ad accompagnare il computer a forme di mediazione didattica, in quanto questo rappresenta una naturale fonte di curiosità, che permette ai piccoli utenti di sviluppare le proprie funzioni logiche e di ragionamento.

L'introduzione di questo strumento all'interno dell'ambito scolastico può quindi contare sulle conoscenze che i bambini già hanno, favorendo anche il lavoro di gruppo, grazie ad un approccio di tipo ludico-creativo.

Vengono imposti degli obiettivi formativi quali per esempio, stimolare la creatività, favorire la scoperta delle molteplici possibilità offerte dal PC, oppure favorire l'apprendimento globale con l'utilizzo di tutti i canali sensoriali, emotivi e cognitivi.

A questo proposito, vengono imposti anche degli obiettivi specifici di apprendimento, come avvicinare il bambino al linguaggio informatico, saper avviare e spegnere un computer, sviluppare una coordinazione oculo-manuale, riconoscere simboli e lettere, collaborare con i compagni, rispettando anche i loro tempi.

Ovviamente è più efficace l'utilizzo di programmi semplici, come ad esempio Paint, che consente alla creatività e alla fantasia dei bambini di saltare fuori; oppure World per imparare a scrivere il proprio nome, o quello dei compagni.

Personalmente, credo che i bambini, debbano essere educati all'uso del computer, ma anche di altri tipi di tecnologie digitali, fino ai primi anni di vita, per sviluppare conoscenze necessarie, soprattutto per il futuro.

Inoltre credo che tali tecnologie possano rappresentare un valido alleato per insegnanti ed educatori, in quanto portatori di svariate fonti informative; solo però se integrati a metodi di insegnamento tradizionali, perché non trovo necessaria una radicale trasformazione in senso tecnologico della scuola.


http://www.informainfanzia.zeroseiplanet.com/index.php/risorse/laboratori/74-laboratorio-di-informatica-nella-scuola-dellinfanzia.html

In reply to First post

Re: Nuove tecnologie e scuola dell'infanzia

by PAGANI CAMILLA -

Salve a tutti, sono Camilla Pagani e sono iscritta al primo anno di Scienze dell’ Educazione e della Formazione, riporto il mio parere in merito all’ argomento prendendo spunto da queste fonti:

http://www.novecento.org/dossier/la-storia-nellera-digitale/paolo-ferri-limpatto-della-rivoluzione-digitale-e-delle-nuove-tecnologie/

http://www.intesasanpaoloassicura.com/notizie/tecnologia-a-scuola

 

A mio avviso è molto importante decidere per un insegnante come e quando avvicinare i propri studenti alle nuove tecnologie e, non è sicuramente facile in quanto ogni essere umano ha i propri tempi di apprendimento e le proprie capacità didattiche.

Ogni qualvolta si parla di insegnamento è opportuno considerare e analizzare anche i metodi utilizzati e in questo caso i mezzi.

Le nuove tecnologie possono essere considerate come un passo avanti nella cultura dell’ educazione e della formazione poiché possono aiutare i bambini nelle loro attività di apprendimento e conoscenza.

Ci troviamo di fronte a due pensieri completamente diversi,  la tecnologia è sinonimo di innovazione, modernità ma a volte anche di sofferenza e incomprensioni. Il suo utilizzo nelle scuole può introdurre numerosi vantaggi come per esempio,  una ricerca veloce e esauriente anche consultando più fonti contemporaneamente o  la possibilità di condividere i contenuti in tempo reale. Tuttavia i  mezzi tecnologici non possono sostituire l’ insegnante e i metodi scolastici tradizionali ma aiutare e potenziare l’ insegnamento attraverso metodi personalizzati che comprendano ad esempio,  l’ integrazione delle nuove tecnologie ai libri di testo e il mantenimento delle conoscenze attraverso i nuovi strumenti informatici.

D’altro canto è impossibile pensare che in una società sempre più   sviluppata non prendano campo questi nuovi mezzi di insegnamento quindi, è utile che i docenti si aprano ad un nuovo modo di educare e trasmettano ai propri studenti la particolarità e l’ efficacia di questo apprendimento.

I bambini tendono a sviluppare una precoce curiosità verso quegli oggetti tecnologici sempre più presenti nella vita quotidiana (es. smartphone, computer, tablet) e in qualche modo si riconoscono dei benefici tra i quali: l’ intuizione, le competenze informatiche e le grandi opportunità che ci offre la rete. Sin dalla tenera età (3 anni) i bambini mostrano delle capacità tecnologiche stupefacenti infatti, vedendo l’utilizzo di oggetti tecnologici da parte delle persone intorno a loro, imparano  l’ uso e le funzionalità di base. Mark Prensky chiama questa nuova generazione “nativi digitali” proprio per sottolineare il loro rapporto continuo con i mezzi tecnologici, infatti sono definite così le persone cresciute a pari passo con lo sviluppo della tecnologia.

Infine vorrei dire che, l’uso della tecnologia attraverso i giusti filtraggi e con un adeguato e controllato utilizzo può ampliare le conoscenze intrinseche dei bambini velocizzando l’ apprendimento e la padronanza con quegli accessori che saranno fondamentali e sempre più necessari in tutti gli aspetti della loro vita futura.


In reply to First post

Re: Nuove tecnologie e scuola dell'infanzia

by STADERINI ALESSANDRA -

Salve, sono Alessandra Staderini e sono iscritta al primo anno di scienze dell'educazione e della formazione.

Sull'argomento riguardante il rapporto fra nuove tecnologie e scuola dell infanzia mi sono fatta un idea molto chiara poichè, ho avuto la possibilità di stare a contatto con bambini nati e cresciuti "con il telefono in mano" e bambini invece nati e cresciuti "per la strada".

Il sociologo statunitense Prensky coniò il termine "nativo digitale " indicando la generazione dei nativi statunitensi negli anni '80 del 900, anno della diffusione di massa di media come il computer e la nascita dei primi sistemi operativi Windows.
In italia invece ne abbiamo iniziato a parlare alla fine degli anni 90 quando i computer e internet sono entrati nella vita di tutti.
Mi rendo conto che durante il tempo libero è più facile lasciare un bambino davanti a un dispositivo come tablet,smaphone e altri che aiutarlo a "scoprire" il mondo con le proprie esperienze. E' ovvio ormai agli occhi di tutti che le nuove tecnologie siano utilizzate per ogni scopo come divertimento, passatempo e lavoro.
L’avvicinamento di bambini e ragazzi alle nuove tecnologie è inevitabile e non può essere ostacolato, anzi, deve essere guidato verso un uso consapevole; compito che spetta in primo luogo ai genitori e agli altri adulti di riferimento, in particolare gli insegnanti. 
Ai fini di impedire che i "new media" possano rappresentare una minaccia allo sviluppo del bambini è necessario tenere conto dei lati positivi e negativi di tali media.
I videogiochi, ad esempio sono un piacevole mezzo di intrattenimento, che si sta diffondendo anche tra i più piccoli a partire dai tre anni. Essi se utilizzati in modo appropriato possono stimolare le abilità sociali,  rappresentare uno strumento per l’apprendimento e  condividere momenti di divertimento con altri bambini e con gli stessi genitori.
Se utilizzati in modo inappropriato, invece, possono portare a sviluppare o a consolidare difficoltà relazionali con i coetanei, creare dipendenza e nei casi più gravi a preferire il mondo virtuale a quello reale, inoltre possono rendere i ragazzi irritabili,e incoraggiarli a pensieri e atteggiamenti negativi e violenti. Gli effetti negativi dei videogiochi, però, possono essere diminuiti evitando i videogiochi a sfondo violento e  limitandone il tempo di utilizzo nell’arco della giornata .
Un altro esempio potrebbe essere l'uso inappropriato di dispositivi mobili da parte di un utenza sempre più giovane che ha portato, come soluzione, compagnie telefoniche ad adottare nuove proposte al mercato per questo tipo di utenza come il "parental control".
Il bambino di oggi vive in un contesto di esperienze che gli offre l'opportunità di interagire con le nuove tecnologie  già dall'età della scuola dell'infanzia; il rischio che si corre è che utilizzi tale strumento solamente per giocare senza un uso consapevole. Il computer quindi rappresenta una costante nella vita dei bambini; è compito della scuola individuare progetti e strategie che avvalorino sul piano pedagogico il mezzo informatico. Il computer inoltre viene visto dal bambino come uno strumento per "persone grandi" e contribuisce quindi a mantenere l'autostima a livelli adeguati.

Ritengo quindi che sia giusto avvicinare i bambini alle nuove tecnologie prestandone però molta attenzione,se si darà al bambino l'opportunità, fin da piccolo, di conoscere e apprezzare altre attività, saprà utilizzare le nuove tecnologie senza esserne sopraffatto.

In reply to First post

Re: Nuove tecnologie e scuola dell'infanzia

by RIGHI DEBORA -

Salve a tutti sono Debora Righi una studentessa iscritta al primo anno di scienze dell’ educazione e della formazione.

Sono tante le opinioni riguardo all’inserimento delle nuove tecnologie nella scuola dell’infanzia e scarsi gli interventi educativi che sono realmente stati messi in atto.

Come è stato chiarito all’interno del libro “le insidie dell’ovvio” il termine con cui Prensky aveva definito la generazione nata dagli anni ’80 in poi ,”nativi digitali” ,è un termine che appare ancora troppo debole rispetto alla soggettività dei diversi approcci che comunque tale generazione mostra nei confronti delle tecnologie.

Non è possibile D’altro canto pensare di escludere l’utilizzo di tecnologie dalla vita di bambini che si affacciano in una scuola che dovrà dargli quegli strumenti necessari ad affrontare la propria esistenza in un mondo tecnologico.

Dove si colloca allora questo confine? Sono tante le posizioni in merito  e come già è stato espresso nella domanda principale sono due i filoni principali: chi crede che nei primi anni di vita sia necessario evitare l’utilizzo delle tecnologie per favorire lo sviluppo di altre dimensioni umane , e chi sostiene invece che sia necessario porre il bambino, sin da subito, nella condizione di relazionarsi con le tecnologie.

In un mondo altamente informatizzato non è possibile però pensare ad un distacco netto tra queste due linee di pensiero. Credo infatti che tali opinioni abbiano una sottile linea di congiunzione : se abbiamo detto che la tecnologia non può di per se produrre effetti del tutto negativi o del tutto positivi implichiamo allora che sia il modo in cui essa viene presentata e utilizzata che produca determinate conseguenze.

Sostengo quindi che sia giusto inserire l’utilizzo delle tecnologie già dagli anni della scuola dell’infanzia in modo da promuovere un uso consapevole di tali strumenti atto a sviluppare quelle che vengono definite le “dimensioni umane”. È necessario prima di tutto che questo inserimento non sia lasciato al caso ma anzi che si protenda gradualmente attraverso regole da rispettare e che vi sia la supervisione di un adulto.

Riporto qui alcuni consigli pratici forniti dal sito www.coopargentovivo.it :

  1. Prima di offrire ai bambini un prodotto (videogioco, film interattivo, ebook, app, ecc…) devi conoscerne e valutarne i contenuti
  2. Non lasciare i bambini soli nell’esplorazione dei contenuti digitali di un certo strumento, ma accompagnali nella conoscenza delle sue regole e delle sue potenzialità (soprattutto se i bambini sono ancora piccoli, oppure se è la prima volta che utilizzano quello strumento)
  3. Dopo aver usato il prodotto, cogli l’occasione per parlarne insieme, chiedendo ai bambini: cosa ti è piaciuto di più? È stato facile o difficile? Perché?
  4. Privilegia prodotti che offrano più possibilità interattive. Puoi chiederti: quanto deve pensare/riflettere mio figlio per riuscire a fare questo? Quanto questo prodotto lo stimola a costruire ed esprimere idee?
  5. Ricordati che le tecnologie sono sempre un mezzo, uno strumento tra tanti, e che possiamo ricorrere al loro uso quando abbiamo uno scopo o un obiettivo. Cerca di spiegarlo ai tuoi bambini.

 

Condivido ancora altre applicazioni che lo stesso sito sopra citato presenta come utilizzabili per una prima familiarizzazione tra tecnologia e bambini:

  1. “Un gioco”, Franco Cosimo Panini Editore. Versione digitale del libro di Hervè Tullet in cui poter giocare in modi differenti con solamente 3 pallini colorati. Dai 2 anni.
  2. Tutte le app di Moonbot Studios LA. In particolare “Numberlys” e “The Fantastic Flying Books of Mr. Morris Lessmore” (quest’ultima nella versione IMAG-N-O-TRON interagisce col libro cartaceo creando un’esperienza davvero interessante), un po’ libri, un po’ giochi, un po’ fumetti, permettono al fruitore d’immergersi in scenari graficamente molto accattivanti e d’interagire in modo totale con i personaggi. Dai 3 anni. Solamente in lingua inglese.
  3. Le storie e i giochi di Nosy Crow. Dalle classiche storie di Cenerentola, I Tre Porcellini e Cappaccetto Rosso, ai libri-gioco come “Animal SnApp Farm”, i bambini avranno la possibilità di interagire con i personaggi e le situazioni in modo molto coinvolgente, imparando anche vocaboli e frasi in inglese. Dai 3 anni. Solamente in lingua inglese.
  4. “Introduzione alla matematica”, Montessorium LLC. Creata da un team di educatori e genitori studiosi del metodo educativo montessoriano, l’app presenta 5 semplici giochi che aiuteranno i bambini a contare, riconoscere quantità, numeri, differenze, in modo semplice, con una grafica curata e delicata, e attraverso meccanismi di gioco divertenti. Dai 4 anni.
  5. “Il Viaggio di Ulisse”, Elastico Srl. La storia dei viaggi di Ulisse in un libro-gioco dalle mille sfaccettature, con illustrazioni, citazioni, informazioni di carattere storico e culturale, in cui poter interagire con Ulisse e il mediterraneo di migliaia di anni fa scegliendo destinazioni e strategie per superare tutti gli ostacoli di quest’avventura. Dagli 8 anni.
  6. “Solar Walk”, Vito Technology Inc. Questa app rappresenta un vero e proprio modello 3D del nostro sistema solare, in cui poter sezionare ciascun pianeta e stella della nostra galassia e capire da quali materiali sono formati, quanti anni hanno, quali sono i loro movimenti e molto altro. Immagini molto interessanti e ricostruzione in tredimensione davvero ben fatta. Dagli 8 anni.
  7. “PompidouKids”, Gallimard Jeunesse. L’app ufficiale del Centre Pompidou di Parigi pensata per i più piccoli. 24 opere di grandi artisti con cui interagire in modo totale per osservarne particolari e dettagli, e per scoprire le tecniche con cui i grandi artisti hanno realizzato le loro opere. Dai 5 anni.
  8. “Paper”, Fifty Three Inc. Disegnare e colorare in digitale non potrebbe essere più semplice ed entusiasmante con questa app che offre davvero tante possibilità, dalla scelta dei colori (finalmente qualche sfumatura interessante e non solo i soliti colori accesi con poca varietà), alla scelta del supporto con diversi tipi di carta e di strumento grafico (penna, biro, matita, pennello, ecc…). Dai 2 anni.

Non tutti gli studiosi però condividono quanto sopra riportato, la domanda infatti sorge spontanea: se il bambino riesce a sviluppare determinate abilità stando a contatto con solo un dispositivo tecnologico , si isola in qualche modo dal mondo circostante? Che ruolo hanno allora la socializzazione e le relazioni umane? Riescono a svilupparsi in egual modo come un incontro al parco tra amici?

Una ricerca sull’uso del tablet in età prescolare pubblicata dal sito www.solotablet.it  sembra evidenziare come tale dispositivo “rischia di scoraggiare l’interazione sociale in anni nei quali nel cervello del bambino avvengono importanti sviluppi neuronali e neurgenerativi che condizioneranno la loro vita futura. Una prima conseguenza, derivante dall’isolamento nel quale si immergono bambini rapiti dal loro gadget tecnologico, è una minore capacità nella comunicazione.”

Tale tesi trova però degli oppositori. Si pensi infatti al fatto che l’isolamento nel quale si immerge un bambino con l’uso del tablet è lo stesso che il bambino produce con un foglio di carta bianco e alcuni pennarelli. Credo infatti che non sia del tutto sbagliato lasciare al bambino momenti di spazio intimo e personale in cui dedicarsi, senza disturbi esterni, ad un’attività che gli permette in qualche modo di sviluppare la propria capacità di riflettere e di capire qual è la sua identità focalizzandosi solo su di lui e su cosa pensa o prova in un dato momento, sia che avvenga con un tablet sia che avvenga con un foglio e una penna.

Non dimentichiamo inoltre che utilizzare un’applicazione non implica per forza l’isolamento di un bambino, insegnare ad un bambino l’uso consapevole di un gioco di simulazione in cui il bambino deve mettersi nei panni di qualcun altro e deve eseguire azioni che provocano reazioni diverse da parte di altri personaggi gli permette di capire quali comportamenti siano giusti o sbagliati nei confronti di altri bambini nella vita reale. Simulare un’azione produce quindi consapevolezza sulle sue conseguenze.

In conclusione non può esserci un distacco netto tra infanzia e tecnologia , né tanto meno è possibile definire una giusta età in cui inserire la tecnologia nella vita di un bambino. Come si legge nel libro “le insidie dell’ovvio” esistono rischi e opportunità che la tecnologia può offrire , si tratta quindi di promuovere un uso consapevole di tali strumenti in modo da ricavare il meglio per la vita del bambino.

Fonti: www.coopargentovivo.it www.solotablet.it www.scuolavalore.indire.it www.medicoebambino.com  www.onap-profiling.org

In reply to First post

Re: Nuove tecnologie e scuola dell'infanzia

by VALENTINI OLGA -

Ciao,sono Olga e sono iscritta al primo anno di scienze dell’educazione e della formazione.
Possiamo constatare che il mondo infantile,e non solo, è in continuo e rapido mutamento soprattutto nell’ambito delle nuove tecnologie. È sempre più frequente vedere bambini,anche molto piccoli, che sanno usare dispositivi touch screen senza alcuna difficoltà, imparano l’alfabeto, nuovi vocaboli e linguaggi, giocano, disegnano. L’uso frequente delle nuove tecnologie non sembra aiutare lo sviluppo della capacità sociali del bambino,questi timori sono espressi in genere da psicologi dell’età evolutiva che conoscono bene l’importanza della capacità creativa nei bambini. Il tablet rischia di scoraggiare l’interazione sociale in anni nei quali nel cervello del bambino avvengono importanti sviluppi neuronali e neurogenerativi che condizioneranno la loro vita futura. Una prima conseguenza, derivante dall’ isolamento nel quale si immergono bambini rapiti dal loro gadget tecnologico, è una minore capacità nella comunicazione. A sottolineare timori e preoccupazioni sugli effetti della tecnologia non sono solo studiosi ed esperti dell'età infantile ma anche riviste famore come Wired che ha dato rilievo all'allarme lanciato dall' American Academy of Pediatrics americana sui costi che potrebbero pagare le nuove generazioni a causa di una sovraesposizione all'uso dei tablet. Anche l'associazione americana dei pediatri consiglia di tenere lontani i bambini dai due ai dodici anni dai tablet e televisori in modo da facilitare l'interazione umana e lo sviluppo del loro cervello. Gli studiosi meno preoccupati degli effetti della tecnologia sottolineano invece la maggior facilità con cui i genitori possono determinare ciò che i bambini possono usare,decidendo quali programmi e contenuti scaricare,limitando la navigazione di internet e i videogiochi da usare. La possibilità di interventi con controlli parentali rende il tablet uno strumento più sicuro di quanto non sia un personal computer o uno schermo televisivo. A differenza della televisione, i tablet incoraggiano forme attive di apprendimento e di sviluppo di nuovo pensiero,isola meno e crea minori problematiche di tipo comportamentale. A parer mio è necessario trovare una posizione intermedia cioè di non impedire ai bambini di usare le tecnologie ma di affiancarli e sostenerli mentre lo fanno questo è un modo per 
 condividere i saperi,inoltre affiancare un figlio mentre svolge questa attività serve anche per compiere il ruolo di genitore e non usare la tecnologia per tenere calmo il proprio figlio. Stare con loro obbliga i genitori a mettersi in gioco, a conoscere nuovi ambienti e nuove forme di interazione e socializzazione, ad adottare nuovi approcci educativi ma anche ad aprirsi a nuove forme di apprendimento.Bisogna sempre mantenersi nel "giusto mezzo e cioè riconoscere le opportunità che le nuove tecnologie offrono ma anche i limiti.


In reply to First post

Re: Nuove tecnologie e scuola dell'infanzia

by TOGNETTO RACHELE -

Rachele Tognetto


La mia idea di base è che le tecnologie non siano né buone né cattive ma che a fare la differenza sia l'uso che se ne fa.

Sicuramente, lo dico vedendo mia sorella di due anni che "aggeggia" sul cellulare e il tablet di mia madre, con l'interfacce tattili l'immediatezza dell'effetto provocato da un gesto sul displey ha per i bambini sia un che di magico che di molto intuitivo, legato a quello che gli psicologi classificano, in assenza della capacità di ricorrere a simboli e parole, come modalità di rappresentare la realtà attraverso la gestualità.

D'altra parte questa capacità quasi innata della generazione touch solleva qualche timore:

·         l'uso della tecnologia fin dalla più tenera età potrebbe incidere sulla creatività dei nuovi nativi digitali.

La domanda da porsi è "cosa succede da un punto di vista cognitivo ad un bambino quando è esposto al display tattile di un tablet?

Il tablet è uno strumento per giocare e imparare ma anche per estraniarsi dall'ambiente circostante.

Il tema è entrato nel radar di studiosi, alcuni evidenziano come l' uso frequente del tablet abbia sui bambini un effetto negativo capace di limitare le capacità comunicative e lo sviluppo delle capacità sociali, in anni nei quali nel cervello del bambino avvengono importanti sviluppi neuronali e neurogenerativi che condizionano la loro vita futura.

Altri studiosi invece sottolineano le infinite potenzialità dei tablet per un apprendimento indipendente e autonomo. Secondo quest' ultimi, a differenza della televisione, il tablet incoraggia forme attive di apprendimento e di sviluppo di pensiero nuovo, isola di meno e crea minori problematiche di tipo comportamentale.

Inoltre, nonostante mia madre (49 anni) sia maestra e adopri in classe la L.I.M. vedo che comunque, sono soprattutto i miei fratelli maschi (26 e 21), più portati per le "nuove tecnologie" in quanto nativi digitali ad aiutare mia sorella a muoversi in maniera appropriata all' interno di questo mondo.

Questo mi conferma quello che studiosi meno preoccupati degli effetti della tecnologia sottolineano riguardo alla maggior facilità con cui i "neo genitori"(nativi digitali) possano determinare cio' che i bambini possano usare, decidendo quali programmi e contenuti scaricare

Tutto ciò mi conferma nella mia prima idea: le tecnologie non siano né buone né cattive ma che a fare la differenza sia l'uso consapevole e controllato che se ne fa.

Facendo riferimento al contesto della scuola dell'infanzia italiana, riporto i risultati di una ricerca azione a medio raggio condotta da Marco Lazzari e Elisa Rinaldin (2006) dell’Università degli Studi di Bergamo, Dipartimento di Scienze della Persona che ha coinvolto 17 bambini di cinque anni nell’utilizzo del computer per lo studio dei numeri.

Metodo sperimentale classico: un gruppo di bambini dell’ultimo anno della scuola dell’infanzia ha usato il personal computer e un ambiente di grafica per apprendere i numeri.

Il gruppo sperimentale è stato poi sottoposto a test di verifica dell’apprendimento che hanno dato risultati migliori di quelli somministrati a un gruppo di controllo che parallelamente apprendeva la numerazione con strumenti tradizionali.

Anche da tale studio si evince che l'utilizzo delle nuove tecnologie, anche proposto nella scuola dell'infanzia, e quindi introdotto precocemente nel piano dell'offerta formativa, può dare risultati positivi, qualora vi sia una consapevole programmazione e scelta da parte dell'adulto che lo propone.

 

Sito di riferimento :

http://www.solotablet.it/lifestyle/bambini-e-tablet-effetti-cognitivi-sulla-generazione-touch

file:///C:/Users/MAURIZIO/Downloads/article_43341.pdf


In reply to First post

Re: Nuove tecnologie e scuola dell'infanzia

by VULTAGGIO VALENTINA -

Salve a tutti, mi chiamo Valentina Vultaggio e frequento il primo anno di Scienze della formazione e dell’educazione.
Per quanto riguarda il rapporto tra nuove tecnologie e bambini è importante, secondo me, fare una premessa: le tecnologie non sono né buone né cattive, ma ciò che realmente conta è l’uso che adolescenti, adulti o bambini fanno di esse.
Al giorno d’oggi le tecnologie hanno influenzato quasi ogni aspetto della nostra vita e, piano piano, si stanno facendo strada anche nel mondo dell’istruzione (basti pensare che quasi tutte le scuole ad oggi sono dotate di lavagne multimediali, proiettori, computer e quant’altro), ma la domanda che tutti si pongono è ‘’A quale età è opportuno avvicinare i bambini alle nuove tecnologie?’’.
Ing Direct ha promosso un’indagine che ha evidenziato come i bambini, di età compresa tra 1 e 4 anni, dimostrino una capacità precoce di apprendimento per quanto riguarda l’uso delle nuove tecnologie; questo è un dato di fatto che tutti noi possiamo riscontrare nella quotidianità osservando un bambino mentre si rapporta con una delle tante tecnologie digitali.
Io personalmente ho una cugina dell’età di 3 anni e, passando del tempo con lei, ho potuto notare che spesso e volentieri, i suoi ‘’giochi’’ preferiti (se così possiamo definirli) sono il tablet, il cellulare, la televisione o il computer; io penso che sia giusto far sì che i bambini fin da subito abbiano la possibilità di familiarizzare con le tecnologie, ma non in questo modo.
Negli ultimi anni si è iniziato addirittura a parlare di ''mobile-born'' per definire i bambini di adesso, coloro che ancor prima di imparare a camminare, si sanno muovere con agilità su smartphone e tablet; secondo uno studio pubblicato dal Common Sense Media solo tre anni fa, negli USA il 38% dei bambini di due anni è già venuto in contatto con un dispositivo mobile quando, nel 2011 la percentuale si fermava al 10%.
Paul Holland (general partner alla Foundation Capital) afferma che, secondo lui, i così detti ''mobile-born'' una volta cresciuti avranno grosse aspettative sulla tecnologia e penseranno che tutto, un domani, potrà essere migliorato con un software.
Anche se sembra un paradosso, una visione pessimista circa il rapporto tra bambini e tecnologie ci viene fornita proprio da Randi Zuckerberg, sorella del famoso ideatore di Facebook, che nel 2013 ha addirittura pubblicato un libro in cui racconta la storia di Dot, una ragazzina che è completamente dipendente dal suo smartphone, fino a che non si rende conto che la vita vera non è quella che viviamo attraverso telefoni o tablet; con questo libro infatti, l'autrice, vuole lanciare un messaggio molto forte ai bambini, invitandoli a non abusare delle tecnologie e dei social network.
E' quindi giusto che i bambini entrino in contatto con le nuove tecnologie fin da subito? La mia risposta è si, ma con moderazione; è giusto che i bambini conoscano il mondo della tecnologia fin dal primo momento, ma c'è un'età ''giusta'' per tutto e, come tale, deve essere rispettata.
E' impossibile pensare di isolare completamente i propri figli da quelle che sono le tecnologie digitali in quanto, stiamo andando verso un mondo che, mio malgrado, non può più fare a meno di esse e quindi, imparare a familiarizzare con tutto questo è molto più importante di quel che sembra.

Sono varie le esperienze di interazione tra tecnologie e didattica, ad esempio Tiziana Capitelli, che dal 2006 pratica il gemellaggio elettronico nella scuola dell'infanzia, afferma che, grazie al supporto delle ICT, i bambini sotto la supervisione dell'insegnante, durante questo progetto hanno potuto sperimentare contesti di comunicazione differenti (chat, blog o video conferenza) interagendo con una cultura differente dalla loro, riflettere e confrontarsi circa tematiche come le diversità culturali o religiose, rielaborare racconti per raccontare e condividere le proprie sensazioni.


In reply to First post

Re: Nuove tecnologie e scuola dell'infanzia

by PIERACCIOLI FEDERICA -

Salve a tutti, sono una sudentessa iscritta al primo anno di scienze dell'educazione e della formazione.

Gli studi effettuati negli ultimi anni, riflettono uno scenario di forte inserimento tecnologico anche tra i bambini dagli 0 agli 8 anni. In particolare mi rifaccio al Common Sense Media (2013), effettuato  negli Stati Uniti , in cui si rileva un forte utilizzo della TV, nella fascia d’età sopra citata, e l’introduzione di nuovi media già prima del compimento del primo anno di vita del bambino. Altra fonte che ho preso in  considerazione riguarda lo studio dell’Ofcom relativo al Regno Unito:  l’utilizzo di internet attraverso dispositivi mobili è in costante aumento nella fascia d’età dai cinque ai sette anni. Come ultimo dato, trovo interessante la ricerca di Paolo Ferri(2014), in relazione alla presenza di un elevato numero di bambini di età inferiore ai sette anni, che in Europa  utilizzano abitualmente dispositivi touch screen.

Di fronte a queste evidenze empiriche, non possiamo fare altro che assecondare il progresso per fare in modo che i rischi relativi a questa realtà attuale diminuiscano in favore delle opportunità. Le nuove tecnologie digitali si presentano infatti come il “linguaggio del presente” (il concetto di corsi e ricorsi espresso da molti storici, impone di affacciarsi alle nuove tecnologie con cauto ottimismo ed è proprio per questo motivo che non posso e non voglio parlare di “linguaggio del futuro”).

Detto questo, reputo fondamentale l’inserimento di tale nuova alfabetizzazione, già nella prima infanzia. Indispensabile diventa (sebbene lo fosse già) la figura dell’educatore che deve supportare il bambino e in seguito l’adolescente a sviluppare una propria capacità critica. La mancanza di tale apprendimento, porterebbe ad un uso inconsapevole e pericoloso dei nuovi dispositivi, quali l’abuso e l’asocialità derivante dalla preferenza di esperienze virtuali sull’esplorazione diretta. Senza dimenticare ovviamente tutti i rischi connessi a internet (cyberbullismo, contatto con situazioni non adatte alla fascia di età in questione ecc).

A mio parere, il nido potrebbe essere già un trampolino di lancio per l’introduzione delle innovazioni tecnologiche a livello didattico. Gli studi sopra elencati dimostrano che i bambini cominciano comunque ad approcciarsi alla tecnologia proprio in quella fascia d’età. Un’alternanza tra lavoro manuale e utilizzo di tablet (per esempio) potrebbe costituire una completa attività che ingloba entrambi i mondi, concedendo quindi il contatto diretto con la totalità degli ambiti in questione ( il tempo dedicato all’impiego digitale deve essere nettamente inferiore). Nella scuola primaria ci potrebbe essere un inserimento più decisivo, sempre nel rispetto dell’apprendimento tradizionale che dovrebbe rimanere alla base.

Oltre ai motivi sopra citati, resta la parte organizzativa facilitata, in quanto la grammatica istituzionale della scuola primaria è quella più flessibile e di conseguenza più propensa al coinvolgimento di tali progetti educativi.

Le affordances di questo nuovo mondo restano il motivo per cui ancora risultano più domande che risposte, in quanto sia i rischi che le opportunità derivanti dal progresso tecnologico sono da tenere fortemente in considerazione. Penso però che una demonizzazione sia poco efficace e ritengo utile facilitare questa transizione con ogni mezzo a disposizione.


In reply to First post

Re: Nuove tecnologie e scuola dell'infanzia

by PAOLI ARIANNA -

Buongiorno, sono Arianna Paoli e frequento il primo anno di scienze dell'educazione e della formazione.

Durante la mia documentazione, ho trovato sulla rete internet la testimonianza di una scuola dell'infanzia di Novi Ligure che ha svolto un laboratorio con ipad.
E' stata inaugurata un aula informatica con postazioni ipad e un progetto che ha come sfondo integratore la storia di Alice nel paese delle meraviglie.
I commenti dei genitori l'hanno giudicata una bellissima esperienza e i bambini ne sono rimasti entusiasti. 
Dobbiamo ormai confrontarci quotidianamente con il mondo delle nuove tecnologie, che entrano a far parte della vita dei bambini gia dalla prima infanzia; portando a dei vantaggi ma, se utilizzate in modo non corretto, anche a dei danni.
Per questo una delle cose più importanti è che i docenti si preparino con corsi di educazione digitale e rimangano sempre disponibili alla formazione periodica di questo "mondo" che è costantemente soggetto a cambiamenti, a novità.
Il grido di allarme arriva da alcune mamme su forum specializzati: “Aiutatemi. Mio figlio sa usare smartphone e tablet ma ancora non impara ad allacciarsi le scarpe!! Come posso fare?”
C'è chi parla di "terza generazione digitale" quella cresciuta tra touchscreen, app, smartpfone e tablet. I bambini imparano prima a riconoscere e utilizzare un app che ad allacciarsi le scarpe.
Una ricerca fatta da AVG, celebre software house che realizza antivirus e altri programmi per la sicurezza del computer, indica che oltre il 50% dei bambini tra i 2 e i 5 anni di età sa già come giocare con un gioco per tablet di livello base. Secondo Bruner, psicologo statunitense nel campo della psicologia dell'educazione, i bambini hanno come prolungamento dei loro pensieri le mani, ed'è proprio per questo che riescono ad utilizzare molto bene i touchscreen.
Gran parte dei bambini infatti, riesce ad utilizzare il touchscreen con disinvoltura, quasi fosse un sesto senso innato. Capita spesso di vedere piccoli che muovono a stento i primi passi capaci di cambiare schermata nel tablet per vedere i filmati dei loro cartoni animati preferiti.
Ma se digitali si nasce, pensatori digitali si diventa; cioè, affinchè un bambino possa sfruttare al meglio le opportunità che le tecnologie offrono per l’apprendimento, non è necessario che vengano utilizzate in modo indiscriminato, ma è necessario che gli adulti accanto a quel bambino (genitori, nonni, insegnanti, educatori)scelgano con attenzioni i contenuti che i diversi strumenti multimediali propongono.
La tecnologia può essere fonte di apprendimento anche per i più piccoli, portando ad atteggiamenti di curiosità, voglia di comprendere, di osservare e di riflettere.
Fortunatamente però, nella scuola dell'infanzia viene ancora privilegiato un apprendimento che passa attraverso l'esperienza pratica e il gioco a cui vengono integrate, non per "moda" ma per un fattore di trasformazione dei processi di apprendimento dei bambini, le nuove tecnologie.
Secondo me le nuove tecnologie nell'educazione, anche dei più piccoli sono utili e possono dare maggiori oppurtunità, utilizzate in modo appropriato e non esagerato, contribuiscono allo sviluppo di curiosità, osservazione, voglia di imparare.
Ma non devono prendere il posto di attività ludiche e fuori dal contesto tecnologico. Sarebbe bello se questi nuovi strumenti ampliassero l'apprendimento senza però togliere altre capacità, se prendessero completamente il posto dei metodi di insegnamento tradizionali, a parere mio, anzichè "dare" "toglierebbero" tanto.
Si può definire la tecnologia come una medaglia a due facce, come tutte le cose della vita questa ha aspetti contrastanti. L'importante è saper trovare un equilibrio.

Fonti utilizzate:
http://www.fastweb.it/web-e-digital/bambini-digitali-rischi-e-vantaggi-dell-utilizzo-della-tecnologia/
http://www.coopargentovivo.it/bambini-nuove-tecnologie-alcuni-consigli/
http://www.edscuola.it/archivio/antologia/scopertacqua/scopertacqua2.pdf


In reply to First post

Re: Nuove tecnologie e scuola dell'infanzia

by PASQUALI ASIA -

Salve a tutti, sono Asia Pasquali e, sulla base di esperienze personali (lo stage in un asilo nido e molte esperienze di interazione con bambini) e di ricerche riguardo all’argomento trattato, vorrei esporre il mio pensiero rispetto il tema del rapporto tra tecnologia e bambini.

Come in generale sul tema delle tecnologie, anche in questo caso, a mio parere non ci si può sbilanciare troppo né verso una posizione, né verso l’altra. Data la diffusione irrefrenabile delle tecnologie in ogni ambito della nostra vita, infatti, risulta ormai fondamentale un’educazione, improntata all’utilizzo consapevole delle tecnologie fin dai primi anni di età, sia per motivi personali (per sbrigare pratiche di ogni genere e per la semplificazione di molti piccoli e grandi problemi), che sociali (data l’enorme richiesta di essa anche nel mondo del lavoro). Dall’altra parte, però, l’avvicinamento troppo preventivo dei bambini alle tecnologie potrebbe escludere a loro lo sviluppo di competenze fondamentali nella vita, come per esempio le abilità manuali.
Per quanto riguarda più precisamente la scuola dell’infanzia, a mio avviso risulta troppo precoce l’utilizzo in questo ambiente delle tecnologie, poiché i bambini vengono già inevitabilmente a contatto (e spesso anche in maniera eccessiva) con esse anche a casa e in altri ambienti. Un carico troppo eccessivo di questi strumenti in un’età così particolare dello sviluppo potrebbe causare gravi problemi. Molti studi dimostrano infatti che quando non usati in modo corretto e consapevole, i dispositivi tecnologici possono provocare danni alla salute psico-fisica, interferire con l’apprendimento e la vita di relazione, e precludere lo sviluppo di abilità percettivo-manuali.
La scuola dell’infanzia potrebbe quindi rappresentare ancora quell’ambiente semplice e  “pulito” dove i bambini si “disintossicano” per mezza giornata dalle tecnologie con le quali hanno a che fare per molto tempo quando si trovano a casa, spesso lasciati soli dai genitori. Proprio per quest’ultimo motivo è fondamentale però che i bambini sviluppino le cosiddette “skills” per utilizzare in modo consapevole le tecnologie. Questo tipo di educazione però può essere sviluppato anche durante il percorso educativo che segue la scuola dell’infanzia, anche perché in quest’età sarebbe molto difficile e quasi inutile una formazione che tenti di sviluppare il pensiero critico, competenza di cui ancora non sono capaci biologicamente e psicologicamente.
Nonostante ciò non si può comunque non tenere di conto delle incredibili opportunità che le nuove tecnologie possono offrire ad ognuno di noi e anche ai più piccoli. I videogiochi per esempio possono, se utilizzati in modo appropriato, costituire una modalità per sensibilizzare a temi sociali e ambientali i bambini, possono rappresentare uno strumento di apprendimento (videogiochi narrativi per insegnare la storia), oppure possono accelerare lo sviluppo cognitivo (uso di giochi interattivi ed educativi).
Risulta fondamentale per i bambini, dunque, trovare un equilibrio tra l’utilizzo delle tecnologie (per acquisire le destrezze digitali utili in futuro) e lo sviluppo di tutte le altre abilità non acquisibili attraverso i media; tra il carico tecnologico e la frequentazione del “mondo reale”.

Fonti:

-          http://www.medicoebambino.com/lib/inserto_tecnologie_bambino.pdf


In reply to First post

Re: Nuove tecnologie e scuola dell'infanzia

by BRONZI GIULIA -

Ciao, mi chiamo Giulia e vorrei condividere con voi una mia riflessione sul tema delle “nuove tecnologie e scuola dell’infanzia”. A mio parere questo argomento è  vastissimo e potrebbe essere analizzato da moltissimi punti di vista; ma con la mia piccola esperienza posso esemplificarlo a due punti di vista, ovvero coloro che vedono le nuove tecnologie come un’opportunità, e coloro che le vedono come un pericolo.

La scuola dell’infanzia è il periodo pre-scolastico che si rivolge ai bambini di età compresa tra i 3 e i 5 anni sulla base di un preciso e adatto progetto educativo. Proprio per il fatto di essere un percorso pre-scolastico, io credo che sia il più importante in quanto,spesso, il bambino è la prima volta che viene a contatto con un percorso educativo/formativo al di fuori della famiglia e da qui costruirà il suo percorso di apprendimento e di relazione con l’altro.

Alcuni sostengono un effetto benefico delle tecnologie nella scuola dell’infanzia per esempio per quei bambini che hanno disturbi nella sfera percettiva e motoria, in quanto compensano dei deficit, potenziano delle abilità e incrementano la motivazione.

Per altri le nuove tecnologie dell’apprendimento sono state accusate di inibire lo sviluppo delle capacità sociali, di favorire l’isolamento e di scoraggiare i giochi creativi, fornendo ai bambini una visione distorta del mondo. Inoltre l’uso delle tecnologie può trasformarsi in strumento che induce ad una dipendenza. Il bambino che è costantemente a contatto con queste nuove tecnologie può essere bombardato da nuovi modi di conoscere che possono portarlo a pensare di vivere in una realtà fittizia, in quanto questi piccoli giocatori testano la loro abilità e ricevono gratificazioni solo a livello virtuale.

Come già detto precedentemente questo è un ambito molto complesso ed è quindi difficile dire a quale età sia giusto far avvicinare i bambini alle nuove tecnologie. Io credo che un compito molto importante lo debba svolgere la famiglia perché è proprio li che i bambini per imitazione imparano. E’ giusto che i genitori facciano scoprire ai più piccoli il mondo che li circonda e perciò adesso anche tutte le nuove tecnologie, ma credo sia necessario limitarne l’uso. Sarebbe giusto stabilire delle regole che non portino ad un abuso di questi strumenti e allo stesso tempo durante l’utilizzo svolgere un monitoraggio costante da parte dei genitori oppure delle educatrici se in ambito scolastico.


In reply to First post

Re: Nuove tecnologie e scuola dell'infanzia

by TESI ILARIA -

Salve a tutti sono Ilaria Tesi e sono iscritta al primo anno di Scienze dell'educazione e della formazione.

Da quando i media e gli strumenti tecnologici sono entrati a far parte della pratica quotidiana si sono sollevati molti interrogativi al riguardo, in base agli utenti che ne facevano uso ma soprattutto l'elemento che faceva sorgere più preoccupazioni era quello relativo all'età. L'ampio utilizzo di tali strumenti ha portato ad un notevole cambiamento della società andando a formare i cosidetti "nativi digitali" espressione coniata da Prensky. L'approccio che essi hanno nei confronti della tecnologia è superiore alla norma, tanto da far sembrare che quest'ultima sia entrata a far parte della persona stessa, come se in qualche modo andesse a completarla.

Questa disinvoltura nei confronti delle tecnologie riguarda anche i bambini di età molto piccola, si parla quindi di un'età prescolare, che riescono in modo molto naturale con una serie di piccoli tentativi a capire come fare ad utilizzare questi strumenti complessi, al contrario dei loro genitori i quali magari si dimostrano più impacciati e diffidenti. Un recente studio condotto dall'Accademia Americana di Pediatria riguardo all'uso di tecnologie da parte di bambini, ha affermato che nei primi anni di vita è opportuno che venga privilegiato il gioco creativo e non quello tecnologico. Tantè che fino ai diciotto mesi i bambini non devono venire in contatto con nessun tipo di strumento tecnologico, solo intorno ai ventiquattro mesi di età li potrebbe essere concesso un uso limitatissimo, naturalmente sempre sotto la supervisone di un adulto e selezionando i contenuti adatti. Da ciò si può dedurre che l'uso della tecnologia non deve essere vietato ma rispettare un tempo di utilizzo che non dovrà superare in genere più di un'ora al giorno. L'uso eccessivo e precoce riguardo all'età, di tali strumenti potrà portare nel tempo l'insorgere di alcuni rischi come la perdita della qualità del sonno, scarsa capacità nel concentrarsi ma soprattutto renderà difficoltosa la socializzazione con i pari e mantenere anche un rapporto di amicizia. Anche se in realtà non è ancora possibile valutare se le tecnologie siano buone oppure no, fino ad ora buona parte di educatori e insegnanti preferisce avvalersi degli strumenti come il classico foglio di carta bianco e i pennarelli. Alcune scuole invece preferiscono inziare ad utilizzare ed integrare nella didattica le  tecnologie perchè come ha affermato anche Antonio Calvani  trova giusto che la scuola inizi a familiarizzare con le tecnologie visto il fatto che gli adulti di domani si troveranno all'interno di una società sempre più tecnologica. Non è da nascondere che le tecnologie piacciono ai giovani ed è importante che la scuola tenga di conto di tale aspetto per aumentare negli studenti la motivazione, rendendo in un certo qual modo ludico l'apprendimento. Risultano invece contrari a ciò gli insegnanti della Gran Bretagna, dimostrandosi addirittura preoccupati per la troppa affinità che i bambini dell'asilo dimostrano con la tecnologia. Poichè hanno riscontrato che i piccoli ancor prima di parlare sanno usare benissimo tablet e smartphone per fare un esempio, dimostrandosi poco abili nell'utilizzare i classici mattoncini di legno per formare una costruzione. Ciò però non significa che tali capacità stiano regredendo anzi è come se pian piano iniziassero a fare spazio ad altre tipologie di capacità che sono tipiche dell'era digitale.

In conclusione è giusto dire che la tecnologia è uno strumento importante e utilissimo per svolgere molte attività quotidiane, per arricchire il proprio sapere in tempi molto ridotti, grazie alla rapidità che questi strumenti possiedono. Ma a quel che bisogna stare attenti è il tempo dell'utilizzo che molto spesso viene sopravvalutato facendo a sua volta diventare ad esempio un tablet, uno strumento di supporto lavorativo ad uno di distrazione. Trovo e ritengo giusto  soprattutto per i bambini limitare ad utilizzare tali srumenti il meno tempo possibile sfruttando il tempo che hanno ha disposizione per apprezzare altre attività e dimensioni della vita fra cui l'attività fisica-sportiva, il gioco, la scoperta della natura ma soprattutto forse il più importante il confrontarsi con gli altri.


Riporto qui di seguito le fonti dalle quali ho preso alcune informazioni utili per scrivere il commento:

-https://www.tomshw.it › Android › Tablet Android

-Ecco perché la tecnologia potrebbe danneggiare i vostri bimbi - Meteo Web.htm

-www.fastweb.it/web-e.../bambini-digitali-rischi-e-vantaggi-dell-utilizzo-della-tecnolog..

www.solotablet.it/lifestyle/bambini-e-tablet-effetti-cognitivi-sulla-generazione-touch

In reply to First post

Re: Nuove tecnologie e scuola dell'infanzia

by PUCCETTI MARGHERITA -

Salve a tutti, mi chiamo Margherita Puccetti e, sulla base di conoscenze ed esperienze personali riguardo l'argomento trattato, vorrei esporre il mio pensiero.

Le tecnologie, nella realtà contemporanea, si stanno sempre  più sviluppando e aggiornando, ad un ritmo quasi incontrollabile. Esse stanno ormai diventando parte integrante della nostra quotidianità, permettendoci di essere sempre connessi e di avere accesso rapido a qualunque tipo di informazioni. Se l'uso delle tecnologie, da una parte,può avere i suoi pregi, come l'opportunità di  conoscere e tenersi  informarti su qualsiasi argomento, dall'altra parte ha anche i suoi difetti, come, ad esempio, il fatto di estraniarsi completamente dalla realtà in cui  vive, calandosi nel mondo virtuale.

Avvicinare i bambini alle tecnologie durante il periodo della scuola dell'infanzia può rivelarsi prematuro in quanto essi hanno bisogno di acquisire abilità cognitive attraverso attività manuali e ludiche, ma nonostante ciò è fondamentale che essi sviluppino, fin da piccoli, digital literance (competenze digitali) richieste dal mondo lavorativo.Oggi come oggi è ormai comune vedere un bambino disegnare, scrivere e giocare utilizzando tecnologie digitali, imparando prima ad accendere il computer e poi a tenere in mano una penna. Tutto questo è dovuto anche al fatto che i più piccoli imparano per imitazione come sostiene lo psicologo canadese Bandura. Infatti osservando le azioni dei grandi i bambini sono portati a riproporre gesti simili . Il compito dei genitori e della scuola è  quello di dare indicazioni per un utilizzo consapevole e corretto delle nuove tecnologie e far comprendere ai bambini e agli adolescenti le potenzialità e  i rischi che si possono incontrare nell'uso di questi grandi mezzi. I giovani infatti spesso ingenuamente sottovalutano la grandezza del mondo digitale.

Credo quindi che sia importante avvicinare i bambini alle tecnologie in modo tale da sfruttare questi mezzi per un apprendimento più rapido e veloce, senza però che essi si  allontanino dalle attività manuali e ludiche che sono fondamentali per lo sviluppo psico-fisico.

Fonti:

http://www.genitoripiu.it/news/tecnologie-digitali-e-bambini

http://www.coopargentovivo.it/bambini-nuove-tecnologie-alcuni-consigli/





In reply to First post

Re: Nuove tecnologie e scuola dell'infanzia

by TERRENI BENEDETTA -

Salve, sono Benedetta Terreni e sono iscritta al primo anno di scienze della formazione e dell'educazione. Di seguito vorrei esporre il mio pensiero in merito alla tematica trattata.

 Avendo già fatto alcuni mesi di stage in asili nidi e qualche mese di lavoro come babysitter, posso riportare la mia esperienza nel campo dell'educazione nell'era della tecnologia. Durante il mio tirocinio nei centri estivi, la tecnologia non era permessa neanche agli educatori, perciò non ho avuto modo di osservare l'atteggiamento dei bambini. Al contrario, ho avuto modo di esaminare il comportamento di tre bambini di cui mi sono occupata come babysitter, una di 4 anni - che è stata influenzata dal mondo della tecnologia fin dai primi anni di vita - e gli altri di 8 e 10 anni, entrati in contatto con internet quando già avevano vissuto gli anni della prima infanzia: la sostanziale differenza tra i due comportamenti è che la bambina più piccola mi chiedeva insistentemente di metterle dei cartoni animati dal pc, di accenderle la tv, di ascoltare la musica dall'ipad e di farsi le foto con il cellulare; anche quelli più grandi utilizzavano queste risorse alternandole con altri passatempi, prediligendo però gli apparecchi elettronici. 

 A mio parere la tecnologia merita di essere presa in considerazione anche per quanto riguarda l'educazione dei bambini, poiché può rivelarsi un utile strumento di supporto, visto e considerato che l'attenzione dei bambini durante una lezione si mantiene continua solo per circa quarantacinque minuti (nel migliore dei casi), perciò appare evidente che nel mondo della scuola elementare, per esempio, introdurre delle brevi opzioni alternative alle tradizionali lezioni di lettura e ascolto dell'insegnante potrebbe variare la modalità di insegnamento, stimolando la loro attenzione. Certamente, non è consigliabile lasciare i bambini da soli a contatto con internet, poiché è una risorsa troppo vasta e potenzialmente pericolosa per la loro psiche, visto che in quella fascia di età non sono in grado di controllarsi e di mettere un freno al proprio utilizzo delle tecnologie informatiche; da ciò possono derivare dei pericoli come la dipendenza da internet, oppure la precoce scoperta di questioni che non dovrebbero intaccare il loro mondo dell'infanzia.

 In definitiva, ritengo che la tecnologia possa essere utile e rappresentare uno stimolo in più per l'apprendimento, se usata in modo creativo ma allo stesso tempo attento dagli adulti, che sono chiamati in quest'epoca ad aggiornarsi e rimanere al passo con i tempi, cosa che appare molto difficile per molti neo-genitori, che lasciano i propri bambini in balìa degli stimoli di smartphone per troppe ore al giorno, rischiando di creare danni alla capacità di concentrazione dei figli, che potrebbero avere serie difficoltà durante le attività che non richiedono l'uso di apparecchi elettronici. E' bene, secondo me, incentivare la lettura di libri fin dalla tenera età, e introdurre l'utilizzo di internet solo gradualmente e non in modo spropositato, tenendo conto che la tecnologia di per sé non ha niente di dannoso, ma necessita di essere utilizzata con criterio prima di tutto dai genitori e dagli insegnanti. C'è chi ritiene che in ogni scuola dovrebbe essere presente un animatore digitale, e questo ci fa capire che non è semplice per gli adulti mettere dei limiti all'utilizzo di internet, bensì sarebbe più facile vietarlo del tutto; ecco perché genitori ed educatori sono chiamati per primi a aggiornarsi e informarsi su ciò che l'uso della tecnologia può apportare (sia in termini di benefici che di conseguenze negative); solo con la consapevolezza e con l'informazione e lo studio, è possibile imparare a gestire i bambini per quanto riguarda l'uso di internet. A mio parere, siamo chiamati tutti in causa.

In reply to First post

Re: Nuove tecnologie e scuola dell'infanzia

by REMEDI BARBARA -

Salve a tutti mi chiamo Barbara Remedi e sono al primo anno di Scienze dell'educazione e della formazione. Vorrei condividere con voi la mia opinione sulle nuove tecnologie e scuola dell'infanzia.

Dalle Indicazioni Nazionali per il curricolo della Scuola dell’infanzia e del Primo Ciclo di istruzione (2012) che riportano la definizione ufficiale della  4° Competenza-Chiave Europea per l’apprendimento permanente, “Competenza digitale”, (Raccomandazione del Parlamento Europeo e del Consiglio 18-12-2006), si evince che i bambini sono cambiati; essi sono nativi digitali, una espressione coniata da M. Prensky: essi vivono immersi nelle nuove tecnologie e non provano alcun disagio nel manipolarle. E’ molto importante quindi creare un ambiente di apprendimento che possa consentire una vera multimedialità, intesa come occasione per sperimentare una pluralità di linguaggi, come possibilità di utilizzare strumenti di conoscenza diversificati, alla ricerca di una molteplicità di stimoli che si integrano tra di loro, giungendo ad un arricchimento ed a un’armonia di esperienze, assicurando ad ogni bambino/a le stesse conoscenze ed abilità di base. La multisensorialità, l’uso del corpo ed i suoi linguaggi, il dialogare, la produzione e l’ascolto di suoni, il ritmo, le immagini…tutto è occasione di conoscenza ed un ambiente che offre nuove tecnologie didattiche, produce conoscenze utili a sviluppare la molteplicità delle intelligenze, stimola la curiosità dei bambini e li aiuta a riorganizzare le esperienze che già fuori dalla scuola hanno avuto con i media e le tecnologie.  Nella Scuola dell’infanzia le proposte didattiche possono essere rese più affascinanti ed  arricchite dall’uso di strumenti tecnologici,  che evitano di appesantire e non tolgono nulla all’esperienza concreta, che è insostituibile. Con la collaborazione dell’insegnante o di un tutor compagno/a più esperto/a i bambini possono riuscire a padroneggiare tecnologie.…Con i bambini dai 3 ai 9 anni ci dovrebbe essere un approccio ludico esplorativo delle nuove tecnologie: quest’ultime si impiegano occasionalmente, in un’ottica principale di learning with, finalizzata a valorizzare dimensioni generali della personalità come: creatività, autostima, motivazione, piacere espressivo, ecc. Nella Scuola dell’Infanzia può risultare molto efficace l'apprendimento attraverso il programma PAINT, presente ormai in quasi tutti i computer. PAINT permette di svolgere attività diverse a tutti i bambini, anche a quelli che presentano difficoltà: si possono scoprire ed usare i mezzi espressivi disponibili, si può sbagliare, i colori non finiscono mai,  si può disegnare, cancellare, scegliere forme vuote, spessori, utilizzare linee rette o curve, colorare o modificare immagini (ruotandole, ingrandendole, riducendole), creare sfondi, inserire immagini e disegni dei bambini sulla tavoletta grafica. Si può scarabocchiare e dare un nome allo scarabocchio, collezionare (cartella virtuale) ,creare un proprio libro (uso dello scanner). Una volta eseguito il proprio elaborato, il bambino potrà imparare anche  a stamparlo; così lo può mostrare, condividere, farne oggetto di discussione con i pari  e…perché no, anche donare.

Fonti: “La competenza digitale nella scuola” (cap. 27) A. Calvani, A. Fini, M. Ranieri  - “L’uso educativo dei media e dei giochi digitali” (cap. 29) Beate Weyland – “Tecnologie e campi di Esperienza: Indicazioni e applicazioni”(cap.30) F. Zambotti – “La cultura digitale “(cap. 27) e “Tecnologia e Multimedialità “(cap. 38) Centro Studi Erickson 2016- “Cosa si fa oggi?” guida didattica 2016 Monica Pratelli



In reply to First post

Re: Nuove tecnologie e scuola dell'infanzia

by RUSSO SARA -

Salve, sono Sara Russo una studentessa del primo anno di Scienze dell'Educazione e della Formazione. Di seguito vorrei esporre il mio pensiero in merito alla tematica trattata.

La tecnologia negli anni ha modificato profondamente la vita di tutti noi, adulti e soprattutto bambini e adolescenti. Questi ultimi fanno parte del macro-gruppo dei nativi digitali termine, coniato dal sociologo statunitense M.Prensky per indicare la prima generazione di bambini cresciuta con la tecnologia.

Il rapporto tra tecnologia e nativi digitali ha da sempre portato idee contrastanti;

Alcuni sostengono che questi apparecchi elettronici possano offrire dei vantaggi, come l’opportunità di essere sempre aggiornati e la possibilità di poter accedere a qualsiasi informazione, oppure come sostiene il professore Paolo Curatolo, (medico e direttore del Policlinico di Tor Vergata di Roma)le tecnologie possono favorire anche la velocità di ragionamento ed esecuzione.

Altri invece riscontrano nelle nuove apparecchiature elettroniche dei pericoli; come l'insorgere di disturbi dell'attenzione, l'affaticamento della vista, la poco stimolazione della creatività, e della memoria, in quanto viene tutto archiviato nel web. Un altro aspetto negativo sottolineato dal direttore Paolo Curatolo è l’iperconnessione di tutti quei bambini e ragazzi collegati quasi 24 ore su 24 a strumenti tecnologici, perchè bisognosi di rimanere sempre in collegamento con i propri amici, scambiando sms fino a pochi minuti prima di andare a dormire col rischio di creare una dipendenza dal web che può portarli in alcuni casi all’isolamento dalla realtà.

Per fa si che ciò non accada è importante che il bambino venga guidato, da figure adulte, quali genitori, educatori, insegnati, verso un uso consapevole della tecnologia.

Uno dei dibattiti riguardo l’uso della tecnologia ruota intorno alla domanda

“quando è opportuno avvicinare i bambini alle tecnologie senza creare loro danni cognitivi”?

Rispondere a questa domanda non è semplice, dal momento in cui sempre più spesso vediamo bambini anche molto piccoli,10-12 mesi utilizzare smartphone, cellulari, tablet, concessi dai propri genitori per farli distrarre e per farli stare buoni.

Analizzando una simile situazione il pediatra Vincenzo Calia, ha affermato che questo rapporto con la tecnologia non è assolutamente appropriato, in quanto i bambini utilizzano questi strumenti tecnologici senza cognizione di causa, ma semplicemente passando il dito sullo schermo touchscreen che emettendo suoni li fa divertire.

Proprio perché i bambini sono inconsapevoli di ciò è importante rivolgersi ai genitori e far capire loro che dare uno smartphone in mano ai bambino senza spiegare loro come si usa e perché è come dar loro le chiavi della macchina senza che questi abbiano la patente.

Sempre il dottore V.Calia ritiene che entro i tre anni un bambino non dovrebbe entrare in contatto con i dispositivi tecnologici, in quanto in tale fase il bambino sta imparando a entrare in contatto con il mondo e con le dimensioni della vita reale. Quindi metterlo davanti ad un dispositivo che crea una finta relazione è una cosa di cui il bambino non ha bisogno. Cosa di cui invece l’infante ha bisogno è di toccare sentire, ascoltare, manipolare, sporcarsi, arrabbiarsi e soprattutto di entrare in relazione con gli altri.

Io ritengo che pensare ad una vita senza tecnologia sembra ormai impossibile e nemmeno sarebbe onesto affermare che senza essa avremmo vissuto meglio, in quanto ha portato molti benefici e non solo svantaggi. La soluzione alle problematiche legate all’abuso indiscriminato delle tecnologie da parte dei bambini e preadolescenti sta nella preparazione ed educazione della figura adulta ad un uso corretto e responsabile della tecnologia. Sta quindi alle figure adulte capire come e quando far utilizzare la tecnologia ai propri figli insegnando loro ad usarla per migliorare le condizioni di vita traendone solo vantaggi senza farsi soggiogare da essa.


Fonti:

www.medicinaeinformazione.com

www.uppa.it

www.solotablet.it/lifestyle/bambini-e-tablet-effetti-cognitivi-sulla-generazione-touch

In reply to First post

Re: Nuove tecnologie e scuola dell'infanzia

by REGOLINI AURORA -

Salve sono la studentessa Aurora Regolini iscritta al primo anno dell'Universita di Scienze dell'Educazione e Formazione di Firenze, sono qui per sostenere la tesi secondo la quale non è sbagliato educare i bambini alle nuove tecnologie  in quanto siamo completamente immersi in quest'ultime, d'altro canto occorre trattare con cautela l'argomento ede avere un approccio critico e selettivo per la tutela dei propri figli  in quanto ritengo che l'età più giusta per favorire l' approccio ai new media sia dai 9-10 anni in su, in modo da sviluppare processi cognitivi, usando più  giocattoli e meno tv ( ciò è molto nocivo a livello psicologico, un effetto negativo per esempio è" la teledipendenza") imaparare a giocare aiuta anche ad imparare a socializzare e giocare con altri bambini; cautela da parte dei genitori nel far vedere determinati contenuti ai propri figli ed è molto sbagliato , per quanto mi riguarda, placare i loro capricci con mezzi tecnologici e siti internet, per esempio tutte le volte che un bambino fa i capricci i genitori gli fanno vedere un filmato su youtube,e così  via. I bambini di oggi all'età  di 8 anni hanno già  tablet e smartphone  e passano molto tempo a giocare ai videogiochi o davanti alla tv, isoladosi da tutto e da tutti, tutto ciò  ha molti rischi negativi per il fisico, per esempio forti rischi di obesità,rischi per la vista, la rete è altresi piena di insidie, riguardo la sicurezza e la privacy per dirne una,parlare con gli sconosciuti e cadere vittime del cyberbullismo; è  aumentato negli ultimi anni il livello di  casi di suicidio per disperazione a causa delle prese in giro ed addirittura essere istigati a togliersi la vita, irritabilità,  passività  mentale ed intelletuale, modificando  altresi le performance scolastiche, in più L' istituto Superiore di Sanità  ha costatato che gli spot sugli alcolici, induce i ragazzi (dagli 11 ai 14 anni) a bere di più e questi ultimi sono anche più  propensi all' uso di droghe. In conclusione  trovo che occore molta cautela nell'introduzione dei new media nella vita dei bambini, in quanto  presentano molti rischi che dobbiamo conoscere  e gestire.


Fonti cercate  : 1) Infanzia e tecnologie, alcuni consigli

2) Infanzia, media e nuove tecnologie  

In reply to First post

Re: Nuove tecnologie e scuola dell'infanzia

by STADERINI LUCREZIA -

Salve, sono Lucrezia Staderini e frequento il primo anno di Scienze dell’ Educazione e della Formazione.

Nonostante intorno a questa tematica possiamo trovare idee contrastanti tra di loro, secondo me già dai primi anni di vita è inevitabile che il bambino entri in contatto con le nuove tecnologie, ad esempio con strumenti come smartphone, tablet e computer. 

Ormai anche i bambini tra i tre e i cinque anni sono diventati “consumatori” di contenuti digitali. Sarebbe opportuno, allora, integrare nella scuola dell ‘Infanzia, l’educazione ai media per educare ad un uso corretto bambini e genitori e far sviluppare un pensiero critico e consapevole verso l’utilizzo delle nuove tecnologie, in quanto attraverso esse sono spesso trasmessi messaggi non adatti ai bambini; è importante, inoltre, che i bambini non vengono lasciati a se stessi nell’utilizzo delle nuove tecnologie, ma “accompagnati” dai genitori e dagli insegnanti. 

Quindi se si fa un uso consapevole dei media, personalmente credo che sia giusto integrare nella scuola dell infanzia le nuove tecnologie, come ad esempio l’uso della LIM (Lavagna Interattiva Multimediale). Le nuove tecnologie non devono sostiture l’insegnante, ma bensì devono essere uno strumento di potenziamento del metodo di fare lezione. Attraverso la LIM la lezione può diventare più interessante e stimolante sia per gli insegnanti che i bambini, in quanto attraverso la LIM il bambino può acquisire maggiore attenzione verso la lezione e comprenderla al meglio perché la lavagna multimediale permette di utilizzare immagini colorate e video. 

In discipline come inglese la LIM può essere di grande aiuto, come ad esempio nell’imparare i colori oppure le parti del corpo.
Anche in discipline come la matematica, la LIM può essere un vero e proprio sostegno, perché offre l’utilizzo di immagini sia piane che tridimensionali che è possibile far vedere e ruotare nello spazio. 

In conclusione, attraverso strumenti come la LIM, la didattica può essere più vicina ai bambini, sopratutto in materie come la matematica che possono sembrare troppo astratte. 







fonti:

http://www.scuolavalore.indire.it/guide/tecnologie-nella-scuola-dellinfanzia/

http://www.asphi.it/asphi/ASPHInforma/N.40/p05_Lim.html

In reply to First post

Re: Nuove tecnologie e scuola dell'infanzia

by VACCARO GIULIA -

Salve a tutti, sono Giulia Vaccaro e frequento il primo anno di Scienze dell'Educazione e della Formazione. Vorrei esporre il mio pensiero in merito all'argomento trattato. 

Secondo un’indagine di Common Sense, un’organizzazione non profit americana, il 39% dei bambini di 2-4 anni e il 52% tra i 5 e gli 8 anni dispongono di un apparecchio touch-screen. La relazione tra tecnologia e infanzia ha da sempre creato un divario di pensiero. C’è chi sostiene che i bambini debbano scoprire il mondo attraverso il proprio corpo piuttosto che attraverso un’App., mentre altri vedono nelle tecnologie un valido aiuto per il loro sviluppo. C’è anche chi nel corso degli anni ha rivalutato la propria posizione in merito, come ad esempio l’American Accademy of Pediatricts. Inizialmente infatti riteneva che prima dei due anni il bambino non dovesse utilizzare la tecnologia e che i ragazzi più grandi non dovessero stare per più di due ore al giorno davanti ad uno schermo. Tuttavia, ad oggi, l’AAP non ha ancora preso una posizione anzi, sostiene piuttosto che vi sia una via di mezzo tra i pro e i contro e che questa vada creata dai genitori che hanno il compito di stabilire regole e fornire degli orari per l’utilizzo degli strumenti tecnologici. A favore della tesi sul ruolo fondamentale degli adulti in Italia troviamo il dott. Paolo Curatolo (direttore dell’unità di neuro-psichiatria infantile al Policlinico di Tor Vergata, Roma), il quale sostiene che le tecnologie siano molto accattivanti e che bambino ne è di conseguenza attratto a tal punto che un 15-20% ne viene quasi assorbito. Il compito del genitore è proprio creare delle pause e delle distrazioni efficaci per distoglierlo dalla tecnologia. Secondo Giovanni Bazzoni, Amministratore delegato e co-fondatore della compagnia Digital Tales , il motivo per il quale i bambini nella fascia 1-4 anni sono attratti dalle tecnologie sono i contenuti. Ad esempio, per sviluppare la fiaba di Cappuccetto Rosso per iPad, la Digital Tales si è basata sui feedback di un gruppo di bambini. Hanno notato subito che a tutti piaceva molto la ripetizione di alcune azioni come ad esempio il fatto che il lupo avesse una bolla sul naso che scoppia se la tocchi: i bambini continuavano a toccarla poiché lo trovavano divertente. Altre applicazioni vengono utilizzate per imparare l’alfabeto, nuovi vocaboli e linguaggi, giocare e disegnare. Ma se da una parte le nuove tecnologie risultano essere il fattore “divertimento” che innesca nel bambino la voglia di conoscere, dall’altra risultano anche dannose per il loro sviluppo fisico: problemi alla vista, casi di obesità (il tempo passato davanti ad uno schermo viene tolto ad attività fisica) ma anche (come ha sottolineato Dimitri Christakis, direttore del centro per la salute del bambino dell’Ospedale pediatrico di Seattle) problemi dell’attenzione che si possono verificare in età pre-adolescenziale dovuti ad un eccessivo uso di apparecchi elettronici.

Probabilmente non c’è un’età specifica in cui l’individuo debba o meno approcciarsi alla tecnologia, vi è piuttosto una misura in cui questo avviene. È giusto che il bambino scopra il mondo con i propri sensi, ma è giusto anche che impari l’alfabeto in modo diverso, magari attraverso un’App. o che il genitore gli legga la fiaba di Cappuccetto Rosso su un iPad piuttosto che su un libro. La mia opinione in merito è che sia l’eccesso a creare i “contro” in casi come questo e che privarsi del tutto della tecnologia sia sbagliato tanto quanto lo è viverla troppo.


Fonti:
www.focus.it
Youtube: lo sviluppo cognitivo dei bambini ai tempi di internet: rischi e opportunità 
www.csbonlus.org : progetto per un responsabile e corretto uso delle tecnologie digitali

In reply to First post

Re: Nuove tecnologie e scuola dell'infanzia

by POZZATI INDIANA -

Salve a tutti, mi chiamo Indiana Pozzati e frequento il primo anno di Scienze dell'Educazione e della Formazione.

Nella nostra società l'uso delle nuove tecnologie è sempre più diffuso, in ogni momento della giornata ci troviamo a contatto con qualche strumento digitale: computer, smartphone o tablet. A mio parere, l'introduzione di tali dispositivi nella nostra vita ha portato da un lato dei benefici poiché permettono di ricercare qualsiasi tipo di informazione in maniera molto celere e anche di metterci in contatto con amici e parenti distanti da noi attraverso, ad esempio, Facebook che è uno dei social network più diffusi. Tuttavia, spesso viene fatto un uso improprio di tali tecnologie e ciò può condurre a dipendenza ed alienazione dalla realtà.

I bambini fin da piccoli hanno facile accesso a questi strumenti digitali, imparando velocemente i meccanismi insiti nei tablet o negli smartphone. Infatti vengono definiti "bambini digitali" dall'evoluzione del termine nativi digitali che venne coniato da Mark Prensky, sociologo ed esperto in educazione. Capita spesso di vedere piccoli che muovono a fatica i primi passi ma già sanno utilizzare con disinvoltura il touchscreen dei Tablet, questo perché i primi a farne uso sono i genitori e i bambini tendono a imitare i comportamenti degli adulti. Un esempio di come anche nella scuola d'infanzia possano essere introdotte le nuove tecnologie, ci perviene dalla scuola dell'infanzia di Novi Ligure. In questa scuola venne inaugurata un'aula con 9 postazioni iPad, per un progetto denominato il Paese di Edulandia. Il ricorso a questo strumento tecnologico è interessante per i bambini poiché tale progetto era finalizzato ad un'innovazione della didattica volta a promuovere l'uso delle nuove tecnologie.

A mio parere i bambini non dovrebbero essere avvicinati fin da piccoli ai vari dispositivi digitali, poiché penso sia più opportuno che sviluppino determinate peculiarità, quali immaginazione e fantasia tipiche di quel periodo della vita. Attraverso ad esempio, un videogame  il bambino tende ad isolarsi e questo può portare ad avere difficoltà a livello sociale, nel rapporto con i suoi coetanei. Inoltre i giochi originari di sempre, oggi sono sostituiti da oggetti elettronici che non permettono al bambino di fare esperienza, di sbagliare e riprovare poiché sono già programmati in un determinato modo.Sarebbe interessante riuscire ad integrare insieme al tecnologico un metodo di gioco più ampio, con un occhio al passato, alla manualità e all'estro di ogni singolo bambino catturando la loro attenzione verso un mondo ludico più semplice ed arcaico, tipico delle generazioni precedenti.

Fonti:

http://www.fastweb.it/web-e-digital/bambini-digitali-rischi-e-vantaggi-dell-utilizzo-della-tecnologia/

http://www.robertosconocchini.it/dispositivi-mobili/1536-un-laboratorio-con-ipad-nella-scuola-dellinfanzia-il-paese-di-edulandia.html


In reply to First post

Re: Nuove tecnologie e scuola dell'infanzia

by RINALDI CASSANDRA -

Salve a tutti, Sono Cassandra Rinaldi e sono iscritta al primo anno della triennale di Scienze della Formazione e dell'Educazione.

Per rispondere a questo forum ho consultato il seguente sito:
-http://dinamico2.unibg.it/lazzari/doc/informatica_nella_scuola_dell_infanzia.htm ,
dove ho potuto leggere un esperimento svolto presso la Scuola dell'Infanzia "Giovanni XXIII" di Botta di Sotto il Monte (BG). L'esperimento consisteva nel far svolgere a metà della classe degli esercizi logico-matematico in versione cartacea, e l'altra metà in una versione digitale al computer. Alla fine, risulta che il gruppo esposto ai lavori al computer ha raggiunto risultati (seppur minimi) migliori rispetto a quelli che hanno lavorato con la versione cartacea. In sintesi, riprendendo le parole dal sito stesso, "la conclusione traibile dalle prime esperienze di questa ricerca va nel senso della positività dell'impiego degli strumenti multimediali come facilitatori dell'apprendimento dei numeri."

Un domanda che vorrei aggiungere a quelle già proposte dalla professoressa Maria Ranieri è: le nuove tecnologie e i computer assicurano la libertà del bambino? Mi spiego meglio: Maria Montessori fondava la sua educazione sulla libertà del proprio allievo affinchè 1) non si sentisse frustrato, 2) si autodisciplinasse affinchè imparasse a regolarsi da solo. Montessori afferma che l'infanzia è il periodo più creativo della vita,è la fase in cui la mente del bambino assorbe le caratteristiche dell'ambiente circostante, le fa proprie e le cresce con esse. Con l'educazione introdotta da Maria Montessori, il bambino non era più represso ma veniva restituito alla sua natura. E qui si torna alla mia domanda iniziale: i computer e le nuove tecnologie assicurano la libertà del bambino?
Il bambino necessita di essere libero, ha bisogno di un ambiente stimolante attorno a sè per creare sè stesso. Apprendere in così giovane età tramite tecnologie e non tramite l'ambiente in sè e gli oggetti che lo circondano secondo me limitano la mente del bambino: egli vedrà solo la tecnologia come spunto da cui apprendere qualcosa e il mondo che lo circonda verrà preso meno in considerazione. Non è raro vedere, ad esempio, un bambino con in mano un tablet o lo smartphone dei propri genitori. Quando il bambino avrà voglia di fare qualcosa, la prima cosa che gli verrà in mente sarà quella di accendere la tv e guardare i cartoni; oppure accendere il tablet e giocare con esso. Non gli verrà più in mente di prendere una palla, o un trenino, o una bambola e giocare indisturbato nella sua cameretta. Stessa cosa può succedere a scuola, il bambino non si sentirà più stimolato nel prendere un foglio di carta e disegnare, preferirà anzi un computer e colorare direttamente dal computer su un foglio digitale.
Forse ho messo la questione in chiave troppo pessimistica, ovviamente non la vedo come un qualcosa di assoluto: magari un bambino preferisce giocare con i propri giocattoli piuttosto che accendere il pc e incollarsi davanti. Per rispondere quindi alle questioni della professoressa Ranieri, e prendendo in considerazione il fatto che le tecnologie sono sempre più presenti nella nostra quotidianità (perchè altrimenti, almeno dal mio punto di vista, prima delle -minimo- elementari non farei assolutamente avvicinare un bambino ad un tablet), non credo esista un'età "giusta" per avvicinare un bambino alle tecnologie. Piuttosto, c'è bisogno di un intervento continuo da parte dell'insegnante\genitore nell'educare il bambino all'uso delle tecnologie, per ovviare la giusta quantità di tempo da dedicare a ciascuna attività.
Ma così si ritorna alla mia domanda iniziale, poichè il bambino NECESSITA di essere lasciato libero durante le sue attività di apprendimento per una creazione di sè stesso. Con l'avvento delle tecnologie invece, per garantire un giusto e non sproporzionato utilizzo, c'è sempre bisogno di un occhio in più, e quindi di limitare il bambino non garantendogli la massima libertà nell'esercizio dei suoi giochi.

In reply to First post

Re: Nuove tecnologie e scuola dell'infanzia

by SORBI REBECCA -


Salve,sono Rebecca Sorbi e frequento il primo anno di Scienze dell’Educazione e della Formazione,questo è il mio pensiero riguardo al rapporto tra bambini della prima infanzia e tecnologie.

Sicuramente il modo di pensare,di agire e di vedere il mondo dei bambini di oggi è diverso da quello che avevano i bambini 30 anni fa. I bambini nascono e crescono circondati da strumenti tecnologici e ne vengono inevitabilmente influenzati. Non so precisare se questo sia un bene o un male ma in ogni caso ci sono rischi ed opportunità di tale fenomeno da mettere in luce.

Opportunità e rischi:

Secondo una ricerca condotta dal professor Giuseppe Riva i rischi principali a cui i bambini vanno in contro sono l’affaticamento eccessivo della vista ( legato all’uso intensivo soprattutto di smartphone e tablet);il rischio di isolamento psicologico e infine problemi legati ai costi di alcune applicazioni e sistemi di acquisto in-app. Le opportunità, invece, sempre secondo il professor Riva,sono legate allo sviluppo di capacità cognitive straordinarie,si parla infatti di “multitasking”,ovvero la capacità di svolgere più mansioni nello stesso momento portando ad una maggiore produttività. Secondo la mia opinione altri rischi di cui tener conto sono la vastità dei contenuti presenti nel web, senza essere controllati i bambini potrebbero accedere a siti pericolosi e ad informazioni false. Inoltre passare troppo tempo davanti al computer o ad altri apparecchi elettronici farebbe dimenticare ai bambini i “vecchi” giochi basati sulla manualità,improvvisazione e creatività. Le opportunità d’altro canto sono quelle di imparare divertendosi,scoprire il mondo in un nuovo modo,un modo che affascina i bambini “digitali” e con cui si sentono a proprio agio.

Detto questo,poiché un bambino possa beneficiare delle opportunità che le tecnologie offrono è necessario il sostegno dei genitori,parenti e insegnanti e, i consigli che educatori esperti danno affinche ciò avvenga sono sei:

1.    Familiarizzare con i social network: bisogna prima conoscere in prima persona gli strumenti che i bambini di oggi utilizzano solo così possiamo comprendere i rischi e le opportunità.

2.    L’età è importante: bisogna stabilire un età in cui sara possibile per il bambino accedere ai siti di social network.

3.    Dibattito fondamentale: non bisogna demonizzare lo strumento web ma si devono sensibilizzare i bambini su tematiche come il cyber bullismo e i falsi profili che si possono incontrare navigando in rete.

4.    Computer in uno spazio comune: è opportuno che il computer si trovi in uno spazio condiviso per poter controllare l’accesso alla postazione.

5.    Stabilire delle regole insieme: è ideale stabilire un numero massimo di ore da passare in rete in modo da evitare la dipendenza dalla tecnologia.

6.    Controllare la privacy: controllare ciò che i figli postano in rete e che informazioni condividono.

 

Inoltre dopo l’utilizzo di un prodotto digitale è consigliabile parlare dell’esperienza avuta,chiedere se è stato interessante o meno,cosa è piaciuto di più,se è stato difficile;bisogna poi privilegiare quelli strumenti che aiutano e stimolano la mente del bambino,che offrono più possibilità interattive.

Al giorno d’oggi è inevitabile e indispensabile sensibilizzare i bambini già dalla prima infanzia (2-3 anni) sulle tecnologie e il mondo digitale poiché loro non vedono questi strumenti come il risultato che il progresso tecnologico ha svolto fino ad oggi,ma come strumenti della quotidianità con cui sono nati e hanno dimestichezza, ed è quindi necessario partire presto con una vera e propria educazione alla tecnologia in modo che possano sfruttare al meglio e nel giusto modo le loro capacità correlate a questi strumenti.

Fonti:

-         http://www.coopargentovivo.it/bambini-nuove-tecnologie-alcuni-consigli/

-         http://www.ninjamarketing.it/2014/09/25/bambini-e-social-network-ome-educare-al-digitale/

-         http://www.ilgiornaledigitale.it/bambini-digitali-i-pro-i-contro-realta-tecnologica-8586.html

 


In reply to First post

Re: Nuove tecnologie e scuola dell'infanzia

by TOTTI GEMMA -

Salve a tutti, sono Gemma Totti, studentessa del primo anno di scienze dell’educazione e della formazione.

Grazie ad una mia esperienza all'interno di una scuola dell’infanzia, posso nei miei limiti esprimere una mia impressione su questo argomento.

Con l’avvento dell’introduzione delle tecnologie all'interno dell’ambito scolastico, tante sono le discussioni.

Le nuove tecnologie, pervasive nella vita personale, sociale e lavorativa delle persone, non possono più essere tenute lontane dalla scuola.

Il luogo nel quale avviene la formazione delle nuove generazioni e l'apprendimento dei saperi.

Ad esempio l'introduzione di dispositivi come Tablet in aula, cambia il contesto didattico e favorisce, visivamente e organizzativamente, il passaggio da una aula divisa tra cattedra e banchi degli studenti, ad una più funzionale, fatta di uno o più gruppi che lavorano in team, in isole di formazione e apprendimento di tipo collaborativo e cooperativo.

È importante sottolineare la rilevanza degli insegnanti nello sviluppo degli aspetti innovativi della scuola: un docente, infatti, detiene un ruolo fondamentale nella formazione culturale e nell'educazione dei propri alunni; egli deve rispecchiare il mutamento dato dalle nuove tecnologie nei modi di comunicare, di condividere, di collaborare.

Il sistema scolastico contiene già in se stesso le risorse principali per maturare una simile trasformazione.

Nonostante questo, ritengo giusto precisare che a mio parere, l’introduzione delle nuove tecnologie all'interno della scuola, avvenga negli anni della scuola primaria e non prima, in quanto negli anni precedenti vi sia bisogno di approcciarsi ad altre dimensioni, secondo me, più importanti.


fonti utilizzate: - http://www.nataliavisalli.it/livelloB/modulo1/Approfondimenti/Ruolo%20delle%20tecnologie.pdf

-http://www.solotablet.it/blog/approfondimenti/tecnologia-e-cambiamento-nella-didattica

In reply to First post

Re: Nuove tecnologie e scuola dell'infanzia

by PARIGI ELISA -

Salve a tutti, sono Elisa Parigi e sono iscritta al primo anno di scienze dell’educazione e della formazione.

Le tecnologie della comunicazione e dell’informazione (ITC) hanno avuto un forte sviluppo negli ultimi decenni e presto sono cominciate ad essere parte integrante della vita quotidiana in quanto riescono a rendere più efficienti delle attività umane come il lavoro, il divertimento o la socializzazione e per alcuni, anche l’educazione perché vedono nelle potenzialità di queste nuove tecnologie un miglioramento per l’apprendimento.
Questo immediato sviluppo tecnologico fa sì che la nostra società sia composta da due schieramenti ben distinti: i NATIVI DIGITALI e gli IMMIGRATI DIGITALI, due espressioni coniate da Marc Prensky, scrittore statunitense. I nativi digitali, ovvero quella generazione di bambini cresciuta a “pane e dispositivi elettronici” (computer, videogame), dopo circa un decennio, si evolve dando origine alla TERZA GENERAZIONE TECNOLOGICA: i BAMBINI DIGITALI, ovvero tutti i bambini
che nascono con l’arrivo dell’iPad, del tablet o dello smartphone e dell’accesso a Internet più immediato, semplice e intuitivo (grazie a strumenti come Internet a linea fissa e mobile) da utilizzare rispetto ad un comune pc.
Si conclude quindi che i veri nativi digitali sono i bambini digitali, quei bambini che vanno dagli 0 ai 12 anni, perché possiedono sempre più un’esperienza diretta con schermi interattivi digitali come consolle per i videogiochi, cellulari, computer, iPod; per questo nelle loro case o nelle loro stesse camerette, i media digitali sono maggiormente più presenti poiché, oltre che alla consolle per videogiochi, attraverso Internet e i social network, i più piccoli riescono a vivere esperienze di intrattenimento, di socializzazione e di formazione. Su questo concetto però emergono molti dibattiti che vedono da un lato coloro che sostengono quanto affermato precedentemente e dall’altro coloro che vedono il troppo uso degli strumenti digitali come qualcosa che possa sia provocare danni alla salute psico-fisica dell’individuo, o meglio del bambino, sia che possa interferire con l’apprendimento e la vita di relazione: secondo alcuni, questi digital device costituiscono fonti fondamentali di informazione, facilitano la comunicazione, contribuiscono a migliorare l’efficacia del sistema educativo, sviluppano le reti sociali e inoltre possono essere utili, in particolare dai 18 mesi sfruttandone l’aspetto interattivo, ovvero utilizzarli solo per guardare i cartoni e perciò diventerebbero delle tv portatili, mentre secondo altri potrebbero essere dei rischi che portano all’affaticamento eccessivo della vista, all’immobilità del corpo e molto spesso all’assunzione di posizioni scorrette, alla riduzione di attività fisica che aumenta il rischio di sovrappeso nei bambini e addirittura l’obesità, all’isolamento psicologico,che crea un mondo popolato esclusivamente dagli eroi dei giochi e dalle applicazioni utilizzate e all’eliminazione delle emozioni se utilizzati per calmare i bambini quando piangono o quando sono eccessivamente agitati; sarebbe meglio gestire le emozioni attraverso la vicinanza con un adulto.
Al fine di minimizzare i rischi per la salute fisica e mentale e impedire quindi che i new media siano una reale minaccia allo sviluppo sociale, cognitivo ed emotivo dei bambini, è fondamentale agire a partire dai primi anni di vita, periodo durante il quale si formano e si consolidano abitudini, si definiscono architetture cerebrali e relative competenze che negli anni successivi è più difficile modificare.
L’avvicinamento di bambini alle nuove tecnologie sia come spettatore che come attore è quindi inevitabile e non può, né deve essere ostacolato; anzi, deve essere guidato verso un uso consapevole, compito che spetta in primo luogo ai genitori perché è proprio l’ambiente familiare il luogo in cui avviene il primo contatto con tali strumenti e poi in secondo luogo agli altri adulti di riferimento, come gli insegnanti: la scuola dovrebbe aiutare i bambini a familiarizzare con l’esperienza della multimedialità, favorendo un contatto attivo con i media e la ricerca delle loro possibilità espressive e creative. Tale percorso può essere avviato addirittura dalla
scuola dell’infanzia, la quale si prefigge il compito di promuovere nei bambini, soprattutto dell’ultimo anno di materna, una prima alfabetizzazione tecnologica  in modo tale che questa dimestichezza con gli strumenti digitali possa accrescersi prima con la scuola primaria e poi con quella secondaria.
A proposito di quanto riportato sopra ci sono già alcune scuole dell’infanzia (scuola di S. Orsola Sirmione e scuola di San Francesco) che hanno intrapreso dei laboratori multimediali per bambini di 4-5 anni che consistono nel riprendere l’esperienze come l’utilizzo dei giochi multimediali e delle strumentazioni tecnologiche (computer) e riproporle come oggetto di gioco, di confronto e di comunicazione.
La scuola dell’infanzia si assume il compito di educare, con il supporto dell’informatica e il suo uso critico, bambini di 4-5 anni in modo tale che questi riescono ad avere per adesso solo una maggiore comprensione intuitiva ed esplorativa dei media digitali poiché la tecnologia non deve dominare sui processi conoscitivi ed espressivi, ma deve essere un mezzo per ampliarli e potenziarli al fine di raggiungere al meglio gli obbiettivi didattici formativi.
Questi laboratori si basano sull’utilizzo degli strumenti multimediali come supporto per lo sviluppo della didattica e più precisamente dell’apprendimento e per ciò la scuola e in particolare gli educatori devono individuare progetti e strategie che sostengano sul piano pedagogico il mezzo informatico; di solito ciò avviene attraverso l’esperienza, l’esplorazione, la sperimentazione diretta e la collaborazione che permettono ai bambini di interagire con i mezzi multimediali come la televisione, la macchina fotografica, la telecamera, il pc e la LIM. Il computer è visto il mezzo più adeguato per offrire ai più piccoli opportunità sull’apprendimento perché grazie ai molteplici codici espressivi quali immagini, suoni, parole e movimento riesce a coinvolgere simultaneamente più canali percettivi quali quello sensoriale, cognitivo/conoscitivo ed emotivo.
I bambini per esempio nella prima fase del laboratorio potranno prendere confidenza con le varie parti del computer attraverso l’uso di un racconto e la conoscenza di alcuni personaggi i quali li guideranno alla scoperta e grazie ai loro suggerimenti prenderanno confidenza con il pc. In un secondo momento l’educatore potrebbe presentare loro dei software “mirati” che offrono percorsi di apprendimento specifici.
Nelle ultime fasi l’insegnante potrebbe avvalersi della metodologia dell’esplorazione, che si avvicina molto alla naturale curiosità della mente infantile, favorendo momenti di cooperazione e di aiuto reciproco per la ricerca di soluzioni: i bambini in questo modo avranno un primo approccio alla multimedialità di tipo ludico-creativo che permette loro di avere una maggiore familiarità con questi strumenti tecnologici.
L’apprendimento attraverso la forma ludica dell’attività laboratoriale è un pilastro molto importante in quanto i bambini attraverso il gioco hanno un intervento interattivo sullo strumento che premette loro di effettuare delle scelte personali, di acquisire nuove conoscenze e di “guadagnarsi” delle capacità come ad esempio sviluppare e controllare la coordinazione oculo-manuale, assumere una corretta postura davanti al monitor, ascoltare e comprendere le consegne dell’insegnante, arricchire il patrimonio lessicale individuale attraverso parole tecniche e specifiche, conoscere le parti costitutive dell’apparecchio (monitor, tastiera, mouse) e le sue funzioni base (paint, word), gestire le emozioni e infine favorire la socializzazione e la collaborazione attraverso il lavoro a piccoli gruppi o addirittura a coppie per analizzare, discutere e risolvere problemi.
Alla fine il computer può essere visto come uno strumento, utilizzato da parte dei bambini affiancati naturalmente ad una figura adulta che può essere il genitore o l’insegnante, per esplorare, conoscere, progettare e comunicare in quanto, se utilizzato alla portata dei piccoli, non toglie spazio al gioco, alla comunicazione, alla rielaborazione e al ragionamento,ma bensì le supporta.

Secondo me i digital device non devono completamente sostituire i metodi tradizionali della didattica, ma devono affiancarli per potenziare l’apprendimento dei bambini. Nella scuola dell’infanzia, sarebbe meglio lasciare più spazio ai metodi tradizionali di insegnamento come il racconto di una favola o di una storia, o ad esempio il semplice disegno su foglio di carta, o anche il gioco con “balocchi” veri e propri e non virtuali, affinché possa permettere al bambino la manifestazione delle proprie emozioni e della propria creatività. L’interazione in modo diretto con i compagni attraverso il dialogo o le azioni, come il semplice litigio per “accaparrarsi” un oggetto con cui divertirsi, sono comportamenti che con la presenza di uno strumento digitale non potrebbero presentarsi perché ogni bambino si presuppone che abbia il proprio digital media (tablet, pc, smartphone…). Concludendo, possiamo dire che gli strumenti didattici multimediali e interattivi di nuova generazione, stanno trasformando il mondo della scuola, contribuendola a renderla più bella, ma sono strumenti che devono essere controllati e utilizzati nelle giuste proporzioni ad esempio per poter realizzare un album di fine anno scolastico scannerizzando i disegni dei piccoli o inserendo fotografie scattate con la macchina fotografica durante il loro percorso scolastico.

 

fonti utilizzate:

http://www.ilsileno.it/2014/01/02/chi-sono-nativi-digitali-gli-immigrati-digitali-e-tardivi-digitali-diversi-punti-di-vista-degli-esperti/

http://www.newsrimini.it/2015/03/bambini-digitali/


http://www.medicoebambino.com/lib/inserto_tecnologie_bambino.pdf

http://www.soglianamaldi.org/infanzia/progetti/multimediale/Progetto_Multimediale.pdf


http://scuole.provincia.ps.it/ic.pergola/PROGETTI/pro2003-2004/retemar%202003-2004.pdf

http://www.icgiardini.gov.it/progetti-186.html?id=310:progetto-multimedialita-scuola-infazia-2014

 


In reply to First post

Re: Nuove tecnologie e scuola dell'infanzia

by SORRENTINO MARTA -

Salve, mi chiamo Marta Sorrentino e sono iscritta al primo anno di Scienze dell’Educazione e della Formazione.

Negli ultimi anni ho avuto molte esperienze, sia lavorative che non, con i bambini e per questo  mi sono fatta un’idea in merito alla tematica trattata in questo forum.

Mark Prenski aveva coniato il termine "nativi digitali" per indicare quelle persone che sono cresciute con il computer e quindi a pari passo con la tecnologia.

Oggi si parla di "bambini digitali", cioè tutti  quei bambini che sono nati in una società in cui la tecnologia era già abbastanza evoluta.

La tecnologia ormai è diventata una parte importante della quotidianità, infatti in ogni momento della giornata ci  troviamo a contatto con una pluralità  di ‘schermi’ sempre  più  innovativi e sofisticati, come ad esempio: computer, smartphone, tablet e molti altri.

I bambini ad oggi hanno facile accesso a queste nuove tecnologie, spesso vediamo piccoli che non hanno ancora imparato ad andare in bicicletta, ma sanno perfettamente come accendere un tablet o un computer.

Un’indagine recente promossa da Ing Direct  ha constatato  il rapido mutamento del mondo infantile, reale e quello digitale. L’indagine è servita a lanciare un’iniziativa chiamata BimBumBam che ha come obiettivo l’individuazione e il sostegno di progetti che aiutano i bambini a crescere tramite un utilizzo responsabile delle tecnologie.

L’idea alla base di questa iniziativa è che le tecnologie non siano né buone né cattive ma che a fare la differenza sia l’uso che se ne fa.  L’indagine ha evidenziato che i bambini  dimostrano una capacità precoce di apprendimento nell’uso  delle nuove tecnologie  e dei dispositivi tattili.

Molti genitori e studiosi sono a favore della tecnologia fin dalla tenera età, sostenendo che non toglie niente, anzi, aiuta i bambini a sviluppare immaginazione e senso logico; ma ci sono molti altri che si oppongono all’uso delle tecnologie per i bambini.

Ad esempio uno psichiatra infantile, Serge Tisseron, ha coniato la regola del 3,6,9,12 che suggerisce nessuno schermo  digitale fino ai tre anni, nessun videogioco fino ai sei anni, nessun accesso ad internet prima dei nove  e accesso libero alla rete solo dopo i dodici anni.

Io mi ritengo un po’ ‘vecchio stampo ’,  infatti penso che sia meglio crescere in modo tradizionale. Sono convinta che un foglio bianco con delle matite stimolino molto di più la fantasia piuttosto che un tablet o un computer. 

A volte vedo genitori che per far stare in silenzio un bambino li consegnano un tablet, in modo da poter continuare le proprie attività.

 Questo mi fa molto pensare e io sono in completo disaccordo con questa tecnica di ‘distrazione’; penso che per i bambini molto piccoli sarebbe più opportuno metterli attorno ad un tavolo con degli amici e qualche penna, in modo che fin da piccolissimi imparino a collaborare, aiutarsi e confrontarsi con altri bambini senza uno schermo che li separi.

Vedo bambini, come ad esempio i miei cuginetti di dieci anni, che preferiscono passare i pomeriggi all’ Xbox 360 giocando a videogiochi, piuttosto che all’aria aperta a giocare con degli amici.

Detto ciò non sono totalmente contraria all’uso delle tecnologie, solo che non penso siano consigliate per i bambini con meno di otto- dieci anni. Inoltre ritengo sia opportuno che i genitori dei cosiddetti ‘nativi digitali’ veglino su tutto quello che fanno su computer, tablet o smatphone.

 

 

Fonti:

http://www.solotablet.it/lifestyle/bambini-e-tablet-effetti-cognitivi-sulla-generazione-touch

 

http://www.focus.it/tecnologia/digital-life/vita-digitale-la-dose-giusta-per-i-bambin
In reply to First post

Re: Nuove tecnologie e scuola dell'infanzia

by VICHI CARLOTTA -

Salve a tutti, mi chiamo Carlotta Vichi e frequento il primo anno di Scienze per la Formazione e l'Educazione.Riporto qui di seguito il mio pensiero riguardo alle insidie che incombono i bambini nell'uso delle tecnologie e i vantaggi che si possono trarre da queste.

Le rivelazioni statistiche evidenziano lo stretto legame sempre più a “ doppio cordone ombelicale “ esistente fra i ragazzi e le “nuove tecnologie” termine con cui abitualmente si indicano gli strumenti multimediali quali per esempio il personal computer e Internet.

In particolare, Internet si presenta essere lo strumento più popolare tra i giovani per tutta una serie di ragioni, la prima delle quali risiede proprio nella totale libertà di espressione che lo contraddistingue, caratteristica che per gli adolescenti assume un’importanza fondamentale.

Purtroppo, il materiale reperibile in Rete non è sempre costruttivo o positivo e può assumere connotazioni decisamente negative nonché diventare uno strumento pericoloso per il minore se quest’ultimo non possiede ancora pienamente sviluppata la capacità di discernere ciò che può essere accettabile per lui da quello che invece rappresenta pericolo. Un’indagine statistica del 2001, ha rilevato che nel 70% delle famiglie italiane il computer è parte integrante del proprio “corredo tecnico” casalingo orami più di un elettrodomestico. Quasi il 40% dei ragazzi ne ha uno in camera ed è diffuso soprattutto fra i giovani ( età media 9-12 anni), cioè i soggetti più vulnerabili perché più facilmente più influenzabili da un soggetto adulto senza scrupoli. Per quanto riguarda la diffusione di Internet, la stessa summenzionata ricerca rivela che esiste una connessione di rete nel 35% delle abitazioni, quindi ai minori che vivono in tali famiglie è concesso “navigare” in Internet nella totale tranquillità della propria casa.

Un nuovo pericolo in grado potenzialmente di insidiare anche i minori che non possiedono un computer nella propria abitazione, è poi costituito da una console di ultima generazione per i videogiochi. Difatti, allo stato attuale, la xbox e la playstation  permette all’utente di dialogare e giocare in Rete con altri utenti in tutto il mondo pur trattandosi soltanto di Playstation.

Appare quindi evidente la necessità di operare una qualche forma di controllo sulle modalità di accesso a Internet dei minori, ben consapevoli che non si tratta semplicemente di strategie filtranti.

Però, allo stesso tempo, le nuove tecnologie possono apparire come innovative se usate in modo giusto,come ad esempio all’interno della scuola primaria.Per effetto della nuova civiltà tecnologica, oggi è quanto mai sentita l’esigenza di una scuola nuova, rinnovata nella didattica, nei metodi, nei contenuti e nell’organizzazione. L’innovazione è favorita dalla collaborazione tra informatica e didattica nei processi di apprendimento e nell’ambiente scolastico, motivo per cui la classe, l’insegnante, la scuola oggi non possono assolutamente ignorare una comunicazione ricca di informazioni medializzate. Pertanto gli alunni necessitano di una nuova “alfabetizzazione culturale".

Testi, suoni, immagini multimediali, lavagne luminose, CD, computer e apparecchiature varie sono validi strumenti di mediazione didattica che integrano il lavoro scolastico del docente e facilitano l’acquisizione dei saperi da parte degli alunni. Utilizzati per costruire percorsi di apprendimento aperti e flessibili, consentono agli alunni di procedere, da soli o in gruppo, in opportuni contesti formativi, all’acquisizione dei concetti. Attraverso le tecnologie multimediali è in corso l’attuazione della “Rivoluzione didattica”: l’alunno diventa protagonista e autore dei suoi processi di apprendimento e formazione perché è coinvolto nella progettazione e motivato nell’attività di ricerca.

Grazie a Internet le scuole, e le altre agenzie, sono più “vicine” fra loro: gli studenti collaborano a distanza, i genitori comunicano on-line con i docenti, esperti esterni portano il loro contributo di esperienza e conoscenza alle attività personalizzate di approfondimento.

Attraverso le tecnologie multimediali l’alunno è protagonista dei processi di apprendimento e autore del suo processo di formazione, trasformando le informazioni ricevute in una pluralità di input per meglio organizzare e collegare le diverse discipline e l’opera dell’insegnante sarà sempre più quella di motivare, di stimolare gli alunni e di coinvolgerli nella progettazione dell’attività di ricerca, oltre che in quella di verifica dei risultati conseguiti. Già oggi gli alunni cominciano a sfruttare i vantaggi delle nuove possibilità formative e di comunicazione offerte dalle tecnologie multimediali.


Fonti:

www.rivistadidattica.com/metodologia/metodologie_30.htm

www.giovaniemedia.ch/it/protezione-dei-giovani/.../eta-della-scuola-elementare.html



In reply to First post

Re: Nuove tecnologie e scuola dell'infanzia

by SCARPINO MARIA FRANCESCA -

Salve a tutti mi chiamo Maria Francesca Scarpino e sono iscritta al primo anno di scienze dell'educazione e della formazione. In merito alla tematica trattata possiamo dire, che le tecnologie stanno cambiando il mondo:a casa,a lavoro,a scuola. Al mondo d'oggi abbiamo strumenti come pc,tablet e cellulari che ci permettono di comunicare in qualsiasi momento con qualsiasi persona vicina o lontana. Con questi strumenti noi impariamo,ascoltiamo,leggiamo,ci divertiamo. Anche i bambini usano questi strumenti fin da piccoli infatti,vengono definiti "Digital natives". Prensky ha coniato questo termine definendo questi nativi completamente immersi nelle tecnologie.Quello della scuola digitale è un cambiamento che parte dal basso, chiesto a gran voce in questi anni dagli studenti dell’era 2.0, la generazione “social”, i cosiddetti “nativi digitali”. Bambini, adolescenti, ragazzi che on line sentono di esprimere se stessi meglio che offline o che addirittura percepiscono il web come l’unica dimensione possibile. Ragazzi cresciuti a pane e tecnologia, autodidatti dell’High Technologies, moderni, aggiornatissimi, come e spesso più dei loro genitori, che sembrano nati con una patente Ecdl incorporata, spesso persuasi che il mondo sia tutto digitale proprio perché immersi fino alla punta dei capelli in questa nuova temperie culturale. Ma i nativi, in realtà,“non nascono mai imparati”. Se poi si considerano lo stato di precarietà delle nostre scuole, l’edilizia scolastica da terzo mondo o quasi, i laboratori ridotti all’osso, i bilanci in rosso e i finanziamenti pretesi dalle famiglie sotto forma di “contributi volontari”, e ancora la difficoltà di aggiornare docenti e genitori e sperimentare approcci inediti, viene da sé che la strada da percorrere è ancora lunga e tortuosa.. Con la diffusione delle tecnologie touch screen, anche i bambini nella fascia 3-5 anni sono diventati “consumatori” di contenuti digitali.. Da alcuni argomenti trattati possiamo vedere come le tecnologie sono o non sono utilizzate a scuola.Alcuni studiosi ritengono opportuno far entrare le tecnologie a scuola,sostituendo ad esempio l'uso dei libri con il computer o qualsiasi altro dispositivo.A mio parere sarebbe opportuno che i bambini o studenti imparassero su un libro piuttosto che su un computer,un libro può dare più informazioni,più emozioni rispetto a un computer. 

In reply to First post

Re: Nuove tecnologie e scuola dell'infanzia

by PERILLO CLAUDIA -

 Salve a tutti, mi chiamo Claudia Perillo e frequento il primo anno di Scienze dell’educazione e della formazione. 

 I bambini oggi dimostrano una capacità precoce di apprendimento nell’uso delle nuove tecnologie e dei dispositivi tattili, ormai gran parte di loro riesce a usare con apparente disinvoltura il sistema touchscreen dello smartphone o del tablet. Capita spesso, però, di vedere piccoli che muovono a difficoltà i primi passi, ma già capaci di giocare con le loro app preferite.

Una ricerca commissionata da AVG, celebre software house che realizza antivirus e altri programmi per la sicurezza del computer, mostra che oltre il 50% dei bambini tra i 2 e i 5 anni di età sa già come giocare con un gioco per tablet di livello base, mentre appena il 12% di loro sa come ci si allacciano le scarpe.

 È di grande interesse osservare le problematiche che interessano i bambini in relazione alle nuove tecnologie informatiche che determinano un nuovo stile di vita che va attentamente seguito e monitorato.

 Le tecnologie digitali (DDs) costituiscono fonti fondamentali di informazione, facilitano molto la comunicazione, possono contribuire a migliorare l’efficacia del sistema educativo, a sviluppare le reti sociali e promuovere la partecipazione civica. 

Tuttavia, quando non usati in modo corretto e consapevole, possono provocare danni alla salute psico-fisica e interferire con l’apprendimento e la vita di relazione.

 Sedentarietà, sovrappeso, isolamento, scarsa capacità di concentrazione, dipendenza e aggressività sono alcuni dei rischi concreti derivati da un utilizzo inappropriato di tali tecnologie.

È utile dare indicazioni per un utilizzo consapevole per sottolineare come non si tratti di ostacolare l'avvicinamento di bambini alle nuove tecnologie, quanto piuttosto di guidarli verso un uso consapevole, a partire dai primissimi anni di vita, periodo durante il quale si definiscono architetture celebrali e relative competenze e abitudini.

L’avvicinamento dei bambini deve essere guidato verso un uso consapevole, compito che spetta in primo luogo ai genitori essendo l’ambiente familiare e anche il primo luogo in cui avviene il contatto con le nuove tecnologie, in secondo luogo questo compito spetta agli insegnanti.

Intervenire sin dai primi anni di vita costituisce un’importante strategia preventiva, che consente di cogliere tutte le opportunità offerte dalle tecnologie minimizzandone i rischi per la salute fisica e mentale.

Al di là di tutte le raccomandazioni che riguardano l’utilizzo di questa o quella tecnologia, vi è un’indicazione di fondo che è opportuno dare a tutti i genitori, e agli insegnanti: è importante ed è necessario suscitare l’interesse, l’entusiasmo e l’amore dei bambini per altre attività e dimensioni della vita e delle relazioni, quali la lettura, la musica, il gioco, la scoperta della natura e dell’arte, l’attività fisica e sportiva.

Se al bambino sarà data l’opportunità, fin da piccolo, di conoscere e apprezzare altre attività, saprà utilizzare le nuove tecnologie senza esserne succube.

Detto ciò, dunque, per rispondere più precisamente alla domanda e riassumendo il tutto, ritengo che sia impossibile pensare di allontanare completamente i propri figli dalle nuove tecnologie, ma penso anche che per far sì che il bambino cresca senza esserne sopraffatto, ci sia bisogno dell’aiuto dei genitori che impartiscano regole ben precise e talvolta anche rigide sull'utilizzo delle tecnologie.


In reply to First post

Re: Nuove tecnologie e scuola dell'infanzia

by TROTTA MARTINA -
"A mano a mano"             

 L’approccio dei bambini alle nuove tecnologie è basato sull’entusiasmo e sulla curiosità, oltre che sul divertimento. Se lasciati soli a gestire semplici o complicati dispositivi di ultima generazione, i bambini rischiano l'isolamento emotivo e la chiusura verso il mondo e la realtà. Questo rischio è legato  anche all’uso della playstation, ovvero del gioco digitale che ormai ha abbondantemente sostituito quello tradizionale. La playstation, lasciata in mano ai bambini senza il controllo dei genitori, può dare anche vita a pericolose dipendenze che possono continuare anche nell’adolescenza.E’ bene invece che i genitori selezionino attentamente i giochi delle app per tablet e smarphone e per playstation. Vanno evitati i giochi dove prevalgono la violenza e l’aggressione e vanno preferiti quelli in cui viene stimolato il senso logico e l’apprendimento. Le app digitali sono disponibili per bambini di qualsiasi età, anche dal primo anno di vita in poi. Per i bambini in fasce esistono app che ripropongono il verso degli animali oppure la voce registrata dei genitori. Per i bimbi in età prescolare, invece, sono disponibili app didattiche che fanno conoscere ai piccoli le vocali e le lettere dell’alfabeto. Nonostante ciò ritengo che i bambini soprattutto quelli che non hanno ancora compiuto i 3 anni debbano giocare ed essere educati con metodi tradizionali. Molto meglio vedere due bambini che giocano con le costruzioni, a nascondino ,con le barbie o con le bambole, o ancora meglio svolgendo giochi all'aria aperta, rispetto che a due situati tutta la giornata davanti ad uno schermo. Ho molti ricordi felici di quando avevo all'incirca 5 anni : passavo le giornate a giocare con gli animali nel giardino con le mie amiche  ,si passava ore a cercare le lumache e a dare il "il mangiare" alle formiche. inoltre,riferito a quanto detto in precedenza, penso sia meglio sentire il verso  emesso dall'animale dal vivo piuttosto che da un 'applicazione. Anche se appartengo a quel segmento della popolazione detto "nativi digitali" , c'è differenza da come sono stata cresciuta a come adesso vengono fatti crescere alcuni bambini. Questo perchè siamo in continua evoluzione tecnologica e comunque sia le nuove tecnologie offrono molti vantaggi e ormai stanno invadendo tutti i campi della vita e bisogna rimanere al passo con l'innovazione ,però è meglio intergrarle piano piano ,a mano a mano nella vita di un bambino..come tutte le cose, la giusta quantità al momento giusto !

Fonti: 

Libro :"Tecnologie digitali e bambini: indicazioni per un utilizzo consapevole"   

Libro : "Le insidie dell'ovvio"                 

 
In reply to First post

Re: Nuove tecnologie e scuola dell'infanzia

by PIROZZI MARTA -

Ciao a tutti, mi chiamo Marta e frequento il primo anno di Scienze dell'Educazione e della Formazione.

Nella società odierna la tecnologia è entrata a far parte della vita di tutti i giorni e per molte persone costituisce una fonte quasi indispensabile. In questo ambito estremamente ampio bisogna tenere conto sia degli aspetti negativi che di quelli positivi. Seppure ci siano molte opportunità che offre il mondo di Internet non sono da sottovalutare i rischi in cui ci si può imbattere.

Le persone più esposte a questi rischi sono proprio i minori ed è quindi bene che un adulto li sorvegli e consenta o impedisca loro l’accesso a contenuti che possono risultare inadatti o pericolosi per un bambino che si sta approcciando per la prima volta alle tecnologie.

Spesso sono anche gli adulti ad ignorare le conseguenze e l'impatto che le tecnologie possono avere su aspetti etici-sociali. Per promuovere una competenza digitale, come ho potuto apprendere durante le lezioni, è necessario comprendere il potenziale delle tecnologie, in particolare quelle di rete, dove i rischi aumentano a causa dell'ampliamento dell'accesso. Bisogna perciò avere la capacità di rielaborare e valutare criticamente le informazioni, interagire con le tecnologie in modo responsabile e nel rispetto degli altri ed esplorare e affrontare flessibilmente situazioni tecnologiche nuove (Ranieri, Le insidie dell'ovvio).

Da questo punto di vista il ruolo genitoriale è cruciale in quanto un bambino ancora non ha sviluppato queste capacità ed è bene che sia guidato e accompagnato in questa fase importante per la sua crescita. Ecco allora la necessità di rendere consapevoli i bambini fin da piccoli delle insidie e dei rischi che si possono correre, in modo da insegnare loro a riconoscerli e a sapere come comportarsi.

Alcuni studi dimostrano come l'uso dei media digitali possono favorire lo sviluppo di alcune abilità, come la capacità di prendere decisioni e di problem solving. Inoltre, i bambini sono cognitivamente stimolati e diventano più collaborativi, allenano le loro capacità motorie e sviluppano le loro abilità di leggere e scrivere. Alcuni genitori osservano che i bambini sotto i 2 anni imparano a scrivere il nome dei personaggi dei loro cartoni animati preferiti per cercarli su YouTube, e notano che i bambini sono autodidatti nell’uso dei media digitali.

L’educazione all’uso dei media digitali è un tema che ricorre nelle pratiche presentate da INDIRE (l’Istituto Nazionale Documentazione Innovazione Ricerca educativa). Con la diffusione delle tecnologie touch screen, anche i bambini nella fascia 3-5 anni sono diventati “consumatori” di contenuti digitali. Quali percorsi può offrire la scuola dell’infanzia per educare bambini e genitori ad un uso corretto di queste tecnologie?

Numerosi sono i progetti nazionali volti a promuovere un uso consapevole dei media. Uno di questi è condotto da Sabrina De Clemente, un’insegnante di scuola dell’infanzia che da anni si occupa di organizzare il laboratorio multimediale della sua scuola. Il progetto si chiama “Laboratorio Multimediale” e in questo studio di caso presenta un percorso di ricerca-azione intrapreso con le colleghe della sua scuola. Le insegnanti sono partite dall’analisi dei comportamenti dei bambini nell’uso delle tecnologie per organizzare un laboratorio di alfabetizzazione al computer centrata sull’apprendimento per scoperta e la collaborazione tra i bambini.

Durante la prima fase laboratoriale (Il sé e l’altro) si è notato come il bambino si muove con crescente sicurezza e autonomia negli spazi che gli sono familiari, modulando progressivamente voce e movimento anche in rapporto con gli altri e con le regole condivise.

Nella seconda fase (La conoscenza del mondo) il bambino invece si interessa in particolare a macchine e strumenti tecnologici, scoprendone le funzioni e i possibili usi.

 

Bisogna vedere anche le potenzialità delle nuove tecnologie nell’apprendimento e tenere conto del contesto in cui viviamo. La tecnologia attraversa le nostre vite, i nostri affetti e sentimenti, il nostro modo di pensare e di fare e che questo ha i suoi effetti positivi e negativi. E soprattutto che nella determinazione di tali effetti non è la tecnologia il vero problema ma l’utilizzo che se ne fa. Dal nostro approccio ad essa deriverà la nostra capacità di modellarla o esserne modellati e condizionati. Cerchiamo dunque di non demonizzarla né idealizzarla e consideriamola per quello che è, uno strumento a nostra disposizione che può favorire l', non solo per le persone adulte, ma anche per i più piccoli.

FONTI:

http://180gradi.org/

http://riviste.erickson.it/med/

http://www.scuolavalore.indire.it/guide/tecnologie-nella-scuola-dellinfanzia/
In reply to First post

Re: Nuove tecnologie e scuola dell'infanzia

by PUCCETTI CHIARA -
Salve a tutti, sono Chiara Puccetti, una studentessa iscritta al primo anno di Scienze dell'Educazione e della Formazione.
Fin dagli anni '70 il mondo della tecnologia ha svolto una funzione sempre più importante nel mondo dell'istruzione; per questo sono state investite somme significative per rendere i vari istituti scolastici al pari con i tempi. La domanda che ci poniamo è quanto sia fondamentale una radicale trasformazione nel mondo dell'istruzione e quale debba essere effettivamente l'uso delle tecnologie d'informazione e della comunicazione con i bambini. Prensky, in merito alla vivace discussione circa l'utilizzo di questi strumenti, parla di "nativi digitali", sottolineando come i ragazzi cresciuti nell'era digitale siano radicalmente diversi dalle generazioni che li hanno preceduti. I nativi digitali sarebbero non solo tecnicamente più abili ma anche più scaltri sul piano cognitivo.
Al di là delle opinioni degli studiosi del settore, ci interessa qui soffermarci sulla fascia di età adeguata per avvicinare i bambini ai dispositivi tecnologici e sul loro utilizzo corretto. Il tablet è un oggetto che per la sua conformazione attira il bambino e, secondo Michele Facci, se gestito in modo corretto e consapevole da parte del genitore o chi per lui, può essere un'opportunità veramente utile per i bambini anche per i più piccoli. La scelta del contenuto deve guidare l'adulto, per esempio il bambino 0-2 può con il ditino seguire le linee di un disegno e sviluppare così la sua potenziale creatività. Nello stesso modo il bambino più grande può navigare su siti ricchi di contenuti di qualità oppure giocare con i videogame adeguati alla sua età. A seconda delle fasce di età vi sono varie attività che sono veramente utili per stimolare, sviluppare e potenziare le capacità inventive dei bambini e dei ragazzi più grandi. La scelta dei colori, la trasformazione di alcuni personaggi, l'adattamento di suoni e rumori consoni all'intreccio narrativo, sono tra gli elementi efficaci per un'attività ludica. Il rapporto tra il bambino e lo strumento deve essere basato sull'esercizio della libertà, ma tenendo presente l'obiettivo educativo.
" Se digitali si nasce, pensatori digitali si diventa". L'approccio dei bambini a tali strumenti deve necessariamente essere guidato dagli adulti che con prudenza e consapevolezza devono scegliere e  e valutare non solo i contenuti proposti ma anche i tempi e le modalità in cui deve svolgersi l'attività.
Io non ho avuto nessuna esperienza partecipativa all'interno di una scuola per l'infanzia ma, dal momento che ho la possibilità di stare a contatto con due bambini di età diverse, 3 e 7 anni, ho potuto constatare come l'uso di queste tecnologie costituisca per loro un polo di attrazione, ma nello stesso tempo sia anche un forte stimolo per la loro creatività e la loro curiosità. L'abilità dei bambini anche più piccoli nel manovrare questi strumenti  è straordinaria, lo dimostra il fatto che con tutta semplicità e naturalezza riescono a sbloccare il touch screen con un gesto istintivo; essi hanno  potenzialmente la capacità di scrittura.


 Maria Ranieri, Le insidie dell'ovvio, Tecnologie educative e critica della retorica tecnocentrica, edizione Ets.
Michele Facci in http://www.nostrofiglio.it/bambino/bambino-3-6-anni/tempo-libero-3-6-anni/10-regole-sull-uso-del-tablet-da-parte-dei-bambini
http://www.indire.it/area-di-ricerca/tecnologia/

https://m.facebook.com/story.php


In reply to First post

Re: Nuove tecnologie e scuola dell'infanzia

by PUCCIONI KRIZIA -

Salve a tutti, sono Krizia Puccioni e sono iscritta al primo anno di Scienze dell'educazione e della formazione. 
A seguito di alcuni studi conseguiti al liceo delle Scienze Umane e all'esperienza lavorativa personale in una scuola dell'infanzia, posso dire il mio pensiero a riguardo.

La domanda che ci poniamo da sempre, in particolare dalle continue evoluzioni delle nuove tecnologie, è proprio la seguente: Quando e in che modo avvicinarsi alle tecnologie? È consigliabile far approcciare un bambino, sin dalla tenera età, ad un computer, un cellulare, un Tablet e al resto dei dispositivi multimediali?

Come in ogni caso, anche qua, si riscontrano dei pro e dei contro, tutti testati e verificati, attraverso progetti effettuati a scuola.

I vantaggi sono molto ben riportati ad esempio da un'esperienza effettuata nella scuola dell'infanzia "Via Caselli" in cui è stato promosso un progetto per i bambini, che garantiva l'approccio di questi ultimi alle nuove tecnologie, ma non solo, anche ai media digitali. In questo caso è molto evidente e rilevante la didattica attivista che vede le sue origini con John Dewey, negli Stati Uniti, sin dai primi anni del 900, la quale si concentrava, e tutt'ora si concentra, sugli interessi e i bisogni dei ragazzi, promuovendo programmi, dove l'intervento diretto è molto importante,a differenza della vecchia scuola "chiusa" e "cieca" di fronte alle esigenze, ai tempi della riforma di Gentile (1923).

Infatti, questo progetto di multimedialità, prevede, al suo termine, lo sviluppo dell'attenzione, della riflessione, della creatività, della memoria del bambino, attraverso il primo utilizzo dei computer, che è supportato da insegnanti, non "impostati" e "meccanici", ma piuttosto flessibili ad ogni tipo di richieste ed esigenze.

L'uso delle tecnologie non si limita solo a questo; i bambini sono, inoltre, guidati alla conoscenza dei new media, o media digitali, che permettono di avere "una finestra sul mondo", quindi conoscere tutto, avere informazioni di qualsiasi tipo richiesto,ed addirittura in tempo reale. In queste condizioni si è in grado di apprendere e far apprendere in modo globale ed immediato, in maniera subito soddisfacente, interessante ed anche divertente, così da poter invogliare i bambini al fare e allo scoprire.

Se, però, ciò avviene in maniera non seguita, o seguita in modo non corretto, può riscontrare molte altre negatività e svantaggi, quali, ad esempio,  la noia e la distrazione del bambino, che non trova stimoli, ma soprattutto si può incorrere a rischi di maggiore spessore, come l'accesso pericoloso a contenuti non adeguati, quando si fa uso del computer e si naviga su internet (soprattutto perché ci troviamo ancora in un'età molto giovanile), e quando entra in mezzo la dipendenza.

Purtroppo, a mio avviso, se già da piccoli siamo avvicinati e, soprattutto, abituati all'uso di queste tecnologie, difficilmente riusciamo a contenerci, poiché non si riuscirebbe a farne a meno,anche per le piccole cose riguardanti la vita quotidiana, ed inoltre, perderebbero lo scopo per cui, magari, sono nate inizialmente,  ovvero per l'apprendimento. Diventerebbero più uno strumento di svago, una fissazione e una distrazione che potrebbe protrarsi per diversi minuti, ore, addirittura giorni, senza che ce se ne accorga, fino a farci perdere il senso del tempo e della realtà.

Ora più che mai questo fenomeno si sta propagando: come riassume il termine "nativi digitali",coniato da Prensky, noi giovani generazioni siamo già immersi in quest'ottica delle nuove tecnologie, perciò ne facciamo largo uso, grazie alla loro grandissima utilitá. 

Ciò significa che sì, è utile approcciarsi alle novità legate alle tecnologie, perché ci danno modo di essere sempre connessi a tutto e a tutti, trasformandosi in un vero e proprio "villaggio globale", (così chiamato dallo studioso Mc Luhan) ,  nel quale tutti noi siamo più vicini e a conoscenza dell'attualità, per  sviluppare facoltà intellettive in maniera più efficiente e immediata sin dall'età dell'infanzia, ma, a parer mio, è necessario evitare di farlo così presto,  poiché il bambino deve saper adeguarsi da subito ad ogni situazione di vita reale, vivere e toccare con mano propria tutto ciò che lo circonda, e poi magari, ma solo successivamente, poter ottimizzare, e facilitare, delle facoltà grazie al loro utilizzo. È necessario valorizzare l'infanzia,  farla vivere così com'è, e non velocizzare i tempi, saltanto tappe, anche se a primo impatto può sembrare una cosa positiva. 

In poche parole, condivido a pieno il pensiero di Rousseau , il quale intendeva valorizzare l'autonomia dell'infanzia, e non far sembrare, o cercare di crescere, il bambino come un adulto: oggi possiamo fare caso a questa particolarità in quanto i ragazzi si sentano molto più sicuri e superiori agli altri, perché sono abituati ad avere delle gratificazioni immediate, date dalle tecnologie, che li fanno sentire più in alto di quanto siano.

La soluzione migliore sarebbe riuscire a tenere molto autocontrollo e consapevolezza di sé e del mondo, ma ciò non è assolutamente semplice, poiché ognuno è diverso dall'altro e nessuno è in grado,oltretutto, di regolarizzare ciò. 

Sinceramente quando penso a "scuola dell"infanzia" penso ad una scuola in cui si cerca di valorizzare le capacità del bambino, attraverso l'insegnamento corretto, e soprattutto coinvolgente, di un insegnante, che dà degli stimoli e fa nascere all'interno del bambino la voglia di conoscere, crescere e migliorarsi, e non da un apparecchio, che non dà stimoli affettivi, come può dare un insegnante, ma soltanto degli imput meccanici, facendoci così crescere in maniera molto artificiale, come delle vere e proprie macchine.

In reply to First post

Re: Nuove tecnologie e scuola dell'infanzia

by TAMBELLINI GINEVRA -


Salve, sono Ginevra Tambellini e ho deciso di sviluppare una riflessione sul rapporto che si é istaurato tra i bambini e le nuove tecnologie e le consecutive preoccupazioni degli adulti.

Oggi, le nuove tecnologie sono una presenza costante e diffusa nella vita tutti gli individui, poiché in qualsiasi momento della nostra vita quotidiana, veniamo in contatto con una molteplicità di "schermi" sempre più sofisticati e interattivi. 

Proprio grazie alla facilità di accesso a queste nuove tecnologie, anche i bambini dimostrano fin da piccoli di essere in grado di maneggiarle con familiarità e, a volte, questa loro capacità incutono preoccupazione negli adulti. 

Una delle preoccupazioni principali degli adulti si concentra sulla tutela dei bambini sul web: nel momento in cui ad un bambino affidiamo un congegno elettronico, l'accesso alla rete é immediato e non esiste un effettivo sistema di protezione per tutti i siti.

Un sistema di protezione sarebbe necessario per evitare che un bambino si imbatta in contenuti poco adatti alla sua età e, in assenza di questo sistema, è compito dell'adulto proteggere e tutelare la navigazione di un bambino. 

Però a promuovere l' utilizzo della nuove tecnologie è il GGD Milano, che dopo alcuni studi propone di non guardare le nuove tecnologie come dei pericoli per i bambini ma, piuttosto, come delle risorse.

Secondo queste ricerche i genitori e gli insegnanti, affinché riescano ad avvicinarsi ai bambini servendosi di app e videogiochi, dovrebbero utilizzare il gioco. 

Considerando le app come giochi, non diversi dai giochi tradizioni, permette di raggiungere anche degli obiettivi didattici e, se, i genitori ed insegnati si avvalgono di queste nuove strumentazioni, possono aiutarli nel processo di crescita e formazione del bambino.  

Inoltre, conoscere gli strumenti che bambini utilizzano con tanta disinvoltura è il primo passo per avvicinarsi a loro e alla tecnologia in modo costruttivo, senza pregiudizi e paura, perché la tecnologia è solo uno strumento e come tale, una volta compresi i meccanismi, può essere piegata a qualsiasi utilizzo e può essere utile per arrivare a raggiungere scopi e obiettivi diversi.

Non lasciare i bambini soli nell’esplorazione dei contenuti digitali di un certo strumento, ma accompagnali nella conoscenza delle sue regole e delle sue potenzialità (soprattutto se i bambini sono ancora piccoli, oppure se è la prima volta che utilizzano quello strumento), privilegiando i prodotti che offrono più possibilità interattive. 

Però é necessario stabilire delle regole che valgono per una qualsiasi tecnologia e per qualsiasi aspetto della vita del bambino perché i due aspetti combaciano sia nel mondo digitale che quello analogico.

In poche parole, le tecnologie possono contribuire allo sviluppo dell’intelligenza e del pensiero dei bambini e degli adulti se non sostituiscono la nostra mente nella fatica, ma anche nella bellezza, del riflettere, escogitare, connettere, intuire; bensì, saranno valide alleate nella conoscenza del mondo e della vita se sapranno sostenere e amplificare atteggiamenti di curiosità, voglia di comprendere, osservazione, riflessione; se sapranno coinvolgere ed allenare la nostra mente e le nostre idee in nuovi processi.


Sitografia: 

http://www.bambinopoli.it/eta-scolare/come-insegnare-luso-dei-social-media-ai-bambini/2630/

http://www.coopargentovivo.it/bambini-nuove-tecnologie-alcuni-consigli/

http://www.ilfiltro.it/

In reply to First post

Re: Nuove tecnologie e scuola dell'infanzia

by PUCCI GIULIA -

Salve a tutti, sono Giulia e sono iscritta al primo anno di Scienze dell'Educazione e della Formazione. Di seguito riporto il mio intervento riguardo l'argomento.

Le nuove tecnologie sono ormai una presenza quotidiana nella vita di tutti noi, dalla scuola al tempo libero. Smartphone, tablet, computer ed altri strumenti ci accompagnano in tutte le nostre azioni più comuni. Ciò che ai nostri occhi fa specie, non è l’utilizzo di queste nuove tecnologie da parte degli adulti ma da parte dei bambini. Infatti, come possiamo vedere tutti i giorni,  i bambini fin da piccoli, hanno facile accesso  alle tecnologie e tale accesso deve essere controllato e limitato dai genitori. M. Prensky nel 2001 indica la generazione di nati dopo il 1985, come “Nativi digitali”, i quali sono nati e cresciuti in corrispondenza con la diffusione delle nuove tecnologie informatiche.

La scuola si trova davanti a una nuova condizione sociale ed è per questo che deve mettere in atto tutte le abilità adeguate per un uso consapevole della tecnologia, in quanto quest’ultima sarà utile ad affrontare le condizioni e le sfide del futuro da parte dei bambini. Gli educatori e la famiglia devono stare al pari dello sviluppo della tecnologia per poter comprendere al meglio come avvicinare, in modo critico e consapevole, i bambini alla tecnologia. Gli adulti devono affiancare già in età infantile i bambini alle nuove tecnologie, perché sono già pronti per una prima familiarizzazione a ciò.

Grazie ad una mia esperienza avvenuta nel mondo della scuola dell’infanzia, posso esprimere un’ impressione su questo argomento. All’interno della scuola ho notato fin da subito che l’uso del computer e della LIM (Lavagna Interattiva Multimediale) suscitano nei bambini molta attenzione e anche un senso di curiosità e di creatività, che non sono per niente da sottovalutare. L’uso del computer alla scuola dell’infanzia deve ispirarsi a principi costruttivisti e basarsi sulla sperimentazione del mezzo, sul problem solving, sulla didattica del gioco, sul cooperative learning e deve avere come obiettivo l’alfabetizzazione tecnologica di base che implica la conoscenza del computer (saper accenderlo e spengerlo) e saper usare i tasti della tastiera e il mouse. Le insegnanti durante queste attività non hanno lavorato in maniera meccanicistica ma hanno fatto collaborare e interagire i bambini tra di loro. I bambini si sono trovati a dover imparare e a dover usare le basi del computer per poter costruire un video con tutte le foto dei laboratori e delle attività svolte durante l’anno. Questi strumenti sono stati  un pretesto per effettuare una ricognizione dei “saperi” dei bambini, per fargli suscitare delle domande e per fargli riflettere in modo critico sul loro utilizzo. Le tecnologie possono offrire al bambino una grande opportunità di apprendimento globale e immediato, attraverso l’uso di canali ricettivi come quello sensoriale, cognitivo, emotivo. Queste scienze tecnologiche non devono sostituire l’insegnante, ma bensì devono essere uno strumento di potenziamento del metodo di fare lezione e di imparare.

Concludendo, affermo che le tecnologie possono contribuire allo sviluppo dell’intelligenza e del pensiero dei bambini, senza sopprimere la capacità di relazione e di pensiero ed è anche  opportuno sottolineare che a fare la differenza “è l’uso consapevole e controllato di questi strumenti”.

Fonti:

http://www.icgiardini.gov.it/progetti-186/40-curricolo/310-progetto-multimedialita-scuola-infazia-2014.html

http://www.coopargentovivo.it/bambini-nuove-tecnologie-alcuni-consigli/

 


In reply to First post

Re: Nuove tecnologie e scuola dell'infanzia

by ROSSELLI VALENTINA -

Salve mi chiamo Valentina Rosselli, sono una studentessa del primo anno di scienze dell’educazione e della formazione.  Queste sono le mie riflessioni sull’argomento proposto.

 

Nel mondo attuale è indispensabile capire come avvicinare i bambini alla tecnologia e come cercare di educarli ad un uso corretto di essa, dal momento che presto o tardi entreranno in contatto con strumenti come computer, tablet, smartphone e simili.

Credo che per i bambini sia utile la tecnologia, soprattutto in ambito scolastico, dal momento che offre strumenti per l’insegnamento che permettono ai piccoli di imparare in maniera più coinvolgente e appassionante.

Nel mio caso, durante le scuole elementari, l’insegnante di inglese, nelle sue lezioni, faceva ascoltare brani musicali o dialoghi, per apprendere, attraverso l’ascolto, la pronuncia delle parole. Quest’ultima, nel caso di una materia che tratti l’insegnamento di una lingua straniera, è a mio parere un fattore essenziale.

Qualche anno fa si trovava in vendita un’enciclopedia multimediale, chiamata Encarta, usufruibile dai ragazzi di tutte le età. Era un programma da installare sul computer contenente video, foto e informazioni su qualsiasi argomento richiesto. Era presente una sezione interamente dedicata ai giochi interattivi. Inoltre nel programma erano stati inseriti video di Discovery Channel, ovvero una serie di documentari, anch’essi coinvolgenti per i bambini. Questa enciclopedia era un luogo sicuro e protetto che non metteva il piccolo di fronte a nessun rischio, ma che gli permetteva, non solo di accedere a moltissime risorse, ma anche di apprendere nuovi concetti senza alcuno sforzo. A prova del fatto che, come questa enciclopedia, molti programmi educativi sviluppano e potenziano le capacità dei piccoli,  il Joan Ganz Cooney Center, un’associazione che si occupa dell’apprendimento dei giovanissimi nell’era digitale, ha fatto uno studio, sui bambini dai quattro ai sette anni, evidenziando un miglioramento del vocabolario, attraverso un app educativa, del 27 %.

I genitori hanno un ruolo molto importante nel legame che nasce tra i bambini e le tecnologie infatti: il Safer Internet Programe ha finanziato una ricerca chiamata “The net children go mobile”, fatta in alcuni paesi europei, tra cui l'Italia, per valutare come il cambiamento delle condizioni di accesso e di utilizzo di internet  possa comportare rischi per i ragazzi . E’ emerso che i bambini fra i 9 e i 10 anni che in Italia hanno un profilo su un social network sono il 15%  e fra gli 11 e i 12 è del 52%. Nonostante i dati in Italia siano più bassi rispetto agli atri paesi europei, si capisce che i giovanissimi, pur non avendo l’età idonea per potersi iscrivere a questo tipo di siti, ne usufruiscono comunque, con il rischio di imbattersi in informazioni e contenuti non adatti e che non vengono sottoposti a un controllo di un adulto. I bambini non sono consapevoli di ciò che possono trovare navigando in internet e non è responsabile far si che già alla loro età rendano pubbliche loro foto o entrino in contatto con persone totalmente sconosciute. Per loro non è ancora chiaro il concetto di privacy e i pericoli legati al rendere note le proprie informazioni personali, quali la scuola frequentata, la casa di residenza e altri dati strettamente personali. Per la loro giovane età, il genitore non deve permettere l’utilizzo dei social network, non sono questi gli strumenti tecnologici con cui il bambino deve cominciare a familiarizzare, ma con quelli che gli permettono di accedere comunque ad un ambiente sicuro e utile alla sua formazione.

All’interno di un laboratorio radiofonico effettuato dalla classe quinta di una scuola in provincia di Padova, di cui parla Laura Cesaro, si evidenzia che : “nell’attività didattica fare spazio ad esperienze che prevedono anche l’uso della tecnologia e degli strumenti web risponde all’esigenza di formare persone capaci di atteggiamento critico e consapevole, che sappiano processare, selezionare, organizzare, trasformare informazioni significative [..]”. Quindi si mette in luce come sia importante che i bambini vengano educati ad un uso consapevole di questi apparecchi tecnologici. L’adulto deve diventare una guida in questo processo e deve responsabilizzarli. Non è di aiuto allontanare il figli, i bambini sin da piccoli devono fare le loro esperienze e sia il genitore che l’insegnante devono essere presenti in queste prime fasi. Nella sua crescita, il ragazzo, deve essere responsabilizzato per permettergli di accedere ad internet anche da solo. La tecnologia fa parte del mondo, il bambino deve poter conoscere quindi anche questa dimensione che va a incrementare le capacità che sviluppa durante la sua crescita.

In conclusione dunque, ritengo indispensabile l’approccio dei più giovani al mondo della tecnologia che però deve essere vissuta in maniera controllata, protetta e responsabile e unicamente a scopo formativo e culturale.

 

 

 

Fonti:

-      www.lastampa.it : Net Children Go Mobile, come i ragazzi usano smartphone e web.

-      www.nostrofiglio.it : Generazione touch - screen

-      www.riviste.erickson.it: La felicità. Fare radio a scuola. Laura Cesaro.


In reply to First post

Re: Nuove tecnologie e scuola dell'infanzia

by VALENTINI VITTORIA -

Salve, sono Vittoria Valentini e frequento il primo anno di Scienze dell'Educazione e della Formazione.


Senza dubbio, il piccolo schermo ha arrecato vari benefici. I bambini che guardano la tv, in linea di massima, godono di una conoscenza più raffinata in un mondo in continua trasformazione. Ed è inoltre probabile che possiedano un vocabolario più ricco, sia pure con una comprensione solo superficiale del vero significato dei termini. Eppure, nonostante tutto, lo scenario è decisamente negativo, infatti la programmazione delle reti televisive è zeppa di spettacoli di violenza i quali tendono a stimolare comportamenti aggressivi.
Ma la violenza teletrasmessa è solo una parte di influenza televisiva. La tv si è in pratica impossessata dell'infanzia stessa: il tempo che i bambini trascorrono seduti in stato di tensione davanti all'apparecchio televisivo è sottratto ad occupazioni salutari quali la lettura, il gioco all'aperto, persino la semplice solitudine contemplativa. Le ore dopo la scuola e le prime ore della sera erano di solito il momento per un dialogo sulle esperienze della giornata. Oggi è l'apparecchio televisivo a fare la maggior parte dei discorsi; si ha ormai l'impressione che la tv abbia sostituito gran parte dei normali processi di interazione tra genitori e bambini essenziali per uno sviluppo psichico equilibrato. Una serie di studi ha inoltre dimostrato che l'eccessiva dipendenza dalla televisione soffoca tutte le forme di capacità creativa eccetto quella verbale. Gli insegnanti di scuole materne ed elementari affermano che il gioco dei fanciulli è oggi molto meno fantasioso che in passato. Sono pochi i bambini capaci di ricavare i loro giocattoli da cose senza valore come si faceva un tempo;  non si vede più giocare in modo spontaneo o improvvisare nuovi giochi; tutto viene suggerito dalla televisione.

Più fortemente ancora della tv, la rete sprigiona una potenzialità che coinvolge a vasto raggio il mondo dell'istruzione e dell'educazione. Essa colloca la società contemporanea in una struttura spazio-temporale del tutto nuova e innesca cambiamenti a livello profondo: inaugura infatti inedite modalità di produrre, muta la fonte di ricchezza, crea nuovi stili di vita connessi al mondo della virtualità.

Oggi, nella nostra quotidianità,  è sempre più frequente imbattersi  in una pluralità di schermi sempre più sofisticati e interattivi. Attraverso i nuovi dispositivi quali smartphone, tablet, notebook ,parliamo, ascoltiamo,leggiamo e riflettiamo, ci informiamo ma soprattutto ci divertiamo. Gli ultimi modelli di smartphone non sono solo appendici nelle mani di adulti e ragazzi ma stanno facendo sempre più parte dell'intrattenimento dei bambini, anche piccolissimi. Sì, anche i bambini, con le dovute differenze e limiti, hanno facile accesso a questi strumenti e apparentemente sono proprio loro a dimostrare una capacità precoce di apprendimento nell’uso delle nuove tecnologie e dei dispositivi tattili: non a caso, vengono definiti digital natives. Li usano senza alcuna difficoltà, imparano l’alfabeto, nuovi vocaboli e linguaggi, giocano, disegnano, fanno dei conti.

Grazie all'indagine promossa nel 2013 da Ing Direct possiamo notare come la differenza degli anni in cui genitori insegnavano a utilizzare il joystick e la connessione esistente tra quello che stavamo facendo con ciò che succedeva oggi venga sostituita dall'immediatezza dell'effetto provocato da un gesto sul display. Il gesto delle dita sul display ha per i bambini un che di magico ma anche di molto intuitivo perché legato a quello che gli psicologi classificano, in assenza della capacità di ricorrere a simboli e parole, come modalità di rappresentare la realtà attraverso la gestualità.

Il tablet è uno strumento fantastico per disegnare, giocare e imparare ma probabilmente un foglio di carta bianco e un pennarello potrebbero essere migliori strumenti di creatività e di stimolo alla ricerca di nuove forme di espressione individuale. Questi timori sono espressi in genere da psicologi dell’età evolutiva che conoscono bene l’importanza della capacità creativa nei bambini da uno a sette anni e che sanno bene quanto possa essere penalizzante negarla o limitarla, anche dentro confini tecnologici. La stessa percezione non è necessariamente condivisa da genitori e parenti che, anche sotto la pressione marketing e commerciale dei produttori, fanno a gara a regalare ai propri figli dispositivi di ultima generazione come smartphone e tablet.

Mentre psichiatri infantili come Serge Tisseron coniano la regola del 3,6,9,12 che suggerisce nessuno schermo digitale fino ai tre anni compiuti, nessuna console di videogiochi fino ai sei anni, nessun accesso ad Internet prima dei nove e accesso libero alla rete solo dopo i 12 anni, gli adulti fanno a gara a riempire le stanze dei loro bambini con sempre nuove tecnologie e dispositivi.

La realtà in cui i bambini italiani sono immersi è dettata più dai comportamenti, incoscienti, irresponsabili e/o inconsapevoli, dei loro genitori, che da psicologi e psichiatri infantili.  

E’ doveroso far presente come spesso, il tablet e gli smartphone siano anche uno strumento potente usato da genitori, più o meno incoscienti, per distrarre i loro figli in tenera età, in modo da poter continuare a svolgere le loro attività, in casa, in auto, sempre. Qualche mese fa, mi è capitato personalmente, che durante una festa di compleanno, una mamma, impegnata a interloquire con le sue amiche, nel momento in cui il figlio, di età 3 anni, è giunto da lei perchè si era annoiato e voleva andarsene, ha tirato fuori il suo smartphone porgendoglielo. Il piccolo sapeva già cosa e come fare. I “no” sono diventati merce di scambio, battaglie difficili da sostenere per lungo tempo; la loro determinazione è più tenace della pazienza dei genitori. Cedere il telefono per zittirli diventa un sollievo per tutti.
L’uso frequente delle nuove tecnologie non sembra aiutare lo sviluppo della capacità sociali del bambino. Il tablet rischia di scoraggiare l’interazione sociale in anni nei quali nel cervello del bambino avvengono importanti sviluppi neuronali e neurogenerativi che condizioneranno la loro vita futura. Una prima conseguenza, derivante dall’isolamento nel quale si immergono bambini rapiti dal loro gadget tecnologico, è una minore capacità nella comunicazione.

A mio modestissimo parere, le tecnologie non sono né buone né cattive ma a fare la differenza è l’uso che se ne fa. Ogni volta che allunghiamo il telefono ai nostri bambini per noia o sfinimento sarebbe importante rendersi conto che li stiamo abituando a qualcosa di cui potrebbero diventare dipendenti in futuro.
A quell’età dovrebbero scoprire il mondo attraverso il corpo: con le mani riescono a compiere quel che la testa comanda, afferrano con più precisione, si coordinano coi piedi, impilano costruzioni, incastrano forme, fanno barchette di carta, aeroplanini, scarabocchiano fogli bianchi. A quell’età si superano ostacoli grandi come montagne, e dopo una giornata di esplorazione si arriva a sera sporchi ed esausti.

 

Fonti utilizzate: www.coopargentovivo.it//bambini-nuove-tecnologie-alcuni-consigli/
www.ilfattoquotidiano.it/2016/10/01
www.solotablet.it/lifestyle/bambini-e-tablet-effetti-cognitivi-sulla-generazione-touch

In reply to First post

Re: Nuove tecnologie e scuola dell'infanzia

by SERRATO ARROYO BETSY CAROLINA -

Salve a tutti sono Betsy Serrato, studentessa del primo anno di Scienze dell'Educazione e della Formazione. Ho fatto una breve ricerca per quanto riguarda l'argomento di “Nuove Tecnologie e Scuola dell'Infanzia”.


La diffusione della tecnologia oltre a coinvolgere gli adulti, nel trascorso del tempo ha

coinvolto anche i bambini fin da piccoli. Ci è stato uno scrittore statunitense nel campo dell'educazione e dell'apprendimento che ha definito loro come “Nativi Digitali”; già a 18 mesi i bambini possono capire il funzionamento dei vari dispositivi mobili (cellulari, tablet, computer, ecc) e iniziare ad utilizzarli con un genitore al loro fianco. I bambini dimostrano fin da piccoli una capacità precoce di apprendimento nell'uso delle nuove tecnologie e dei dispositivi tattili, che ormai viene considerato da alcuni studiosi come un “sesto senso innato”. I videogiochi possono essere utili anche per lo sviluppo del bambino facendo uso di applicazioni e giochi che possono avere un importante contenuto educativo e favorire alcune competenze arricchendo i loro linguaggi. Oggi, nelle scuole per l'Infanzia c'è l'utilizzo delle LIM (Lavagna Interattiva Multimediale) che gli permettono di stimolare la loro creatività, memoria, e fantasia L'utilizzo di queste tecnologie all'interno degli ambiti educativi diventa molto importante perché, sia bambini che adolescenti, imparano a lavorare in gruppo ma anche individualmente in modo da evitare il rischio di riduzione dei rapporti

interpersonali.

Quindi non diventa molto importante il tempo passato davanti a queste tecnologie ma è fondamentale indirizzare ai genitori (adulti di riferimento) l'uso corretto di questi dispositivi da parte dei propri figli attuando con responsabilità e ponendo dei limiti per non creare una dipendenza tecnologica nella quale preferiscono il mondo virtuale piuttosto di quello reale, oltre che ad impedire di fare altre attività come ad esempio sport e corsi alternativi, inoltre possono creare danni psicologici ed interferire con l'apprendimento.


Secondo il mio parere i bambini possono essere avvicinati alle tecnologie ma all'età giusta che considero sia verso i 5/6 anni, i piccoli devono percorrere prima le loro tappe di sviluppo come la motricità e il linguaggio che sono fondamentali, e inoltre esplorare il mondo attraverso i giochi, usando i propri sensi, e relazionandosi con altri bambini. Dopodiché possono cominciare ad utilizzare le tecnologie sempre con un adulto accanto.


http://www.capuanagela.gov.it/laboratori-attivita/la-lim-nella-didattica-nella-scuola-

dellinfanzia.html


http://www.focus.it/tecnologia/digital-life/vita-digitale-la-dose-giusta-per-i-bambini


http://www.fastweb.it/web-e-digital/bambini-digitali-rischi-e-vantaggi-dell-utilizzo-della tecnologia/


In reply to First post

Re: Nuove tecnologie e scuola dell'infanzia

by PALLECCHI BENEDETTA -

Salve a tutti, mi chiamo Benedetta Pallecchi, sono una studentessa iscritta al primo anno di Scienze dell'Educazione e della Formazione e sulla base di ricerche riguardo all’argomento trattato, vorrei esporre il mio pensiero rispetto il tema del rapporto tra tecnologia e bambini.

Fin dagli anni '70 la tecnologia ha svolto una funzione sempre più significativa nel mondo dell'istruzione. La domanda da porsi è quanto sia fondamentale una trasformazione nel mondo dell'istruzione e quale debba essere l'uso delle tecnologie. Prensky, in merito a questo argomento, parla di "Nativi digitali", sottolineando come i ragazzi cresciuti nell'era digitale siano radicalmente diversi dalle generazioni che li hanno preceduti. I nativi digitali sarebbero non solo tecnicamente più abili, ma anche più scaltri sul piano cognitivo. 

Le tecnologie digitali costituiscono fonti di informazioni importanti, facilitano la comunicazione e possono contribuire a migliorare l'efficacia del sistema educativo. I nativi digitali sviluppano una relazione con le nuove tecnologie, che pervade in ogni ambito della quotidianità, dal gioco alle relazioni sociali, dalla comunicazione all'informazione. Tuttavia, quando usati in modo scorretto, possono provocare effetti negativi ai bambini. Alcuni dei rischi derivanti da un utilizzo inappropriato di tali tecnologie sono danni legati all’apprendimento e alla scarsa capacità di concentrazione, dipendenza e aggressività. 

Contemporaneamente, per quanto riguarda il mondo della scuola dell'infanzia, secondo studi effettuati è stato notato fin da subito che l'uso del computer e della lavagna interattiva multimediale hanno suscitato nei bambini molta attenzione e anche un senso di curiosità che non è assolutamente cosa da sottovalutare. Gli insegnanti durante queste attività non hanno lavorato come sempre, cioè in maniera meccanica, ma hanno fatto collaborare ed interagire i bambini tra loro. Questo non significa sostituire l'insegnante, ma essere uno strumento innovativo del metodo tradizionale di fare lezione e di imparare.

Pertanto, secondo un mio punto di vista, le tecnologie possono contribuire allo sviluppo d'intelligenza dei bambini senza opprimere la capacità di relazione però, è opportuno guidarli verso un uso corretto e consapevole, a partire dai primi anni di vita, ed è un compito che spetta in primo luogo ai genitori. Inoltre è importante suscitare l’interesse dei bambini anche per altre attività come la lettura, la musica, il gioco, l’attività fisica e sportiva.

Se al bambino sarà data l’opportunità, fin da piccolo, di conoscere e apprezzare altre attività, saprà utilizzare le nuove tecnologie in modo opportuno.


Fonti:

Bibliografia: Maria Ranieri, Le insidie dell'ovvio, Tecnologie educative e critica della retorica tecnocentrica.

Sitografia: http://www.genitoripiu.it/news/tecnologie-digitali-e-bambini

In reply to First post

Re: Nuove tecnologie e scuola dell'infanzia

by STERPU NATALIA -

Salve mi chiamo Natalia, e sono una mamma di una splendida bambina di due anni.Ho scelto questo argomento perché mi interessa molto, essendo anche madre . 

Secondo me le nuove tecnologie per l'educazione devono essere sfruttate/ introdotte nelle scuole di infanzia, anzi,  le scuole si devono avvalere di questa possibilità, di introdurre le tecnologie nell'educazione.   Ormai le nove tecnologie hanno cambiato il modo di lavorare, viaggiare, produrre cultura e leggere, e perché non dovrebbe cambiare il modo per far scuola ? 

 L'uso delle tecnologie allo scopo di facilitare l'apprendimento e la comunicazione, rielaborare conoscenze e contenuti appresi in classi.  I bambini delle scuole dell'infanzia sono nati con la tecnologia, molti la vedono in casa, nel negozio, al supermercato, a scuola. Il computer viene per così dire a fare parte integrante del arredo della casa... diventa in questo modo uno strumento per giocare, ed essere esplorato liberamente. I bambini acquistano familiarità con il computer ,telefono, iPod ,procedendo per tentativi ed errori e la apprendono facilmente alcune routine  fino al raggiungimento di una certa sicurezza.  In questo modo il bambino impara un nuovo linguaggio.  Le tecnologie sono di aiuto per i bambini che hanno qualche deficit ,per esempio i bambini nati con una ipoacusia grave,  Che le permette di interagire e di memorizzare più veloce i contenuti ,in questo caso le lavagne multimediali sono essenziale per loro.  

 I bambini di oggi sono i veri "nativi digitali "come gli ha definiti Prensky 2001,  E sosteneva che attraverso i videogame si sviluppa delle attività cognitive, la capacità di interagire con gli altri, sviluppa la capacità di agire di essere veloci.  Quindi, attraverso le nuove tecnologie la scuola di infanzia aiuta i bambini ad apprendere in modo più naturale, veloce. Arricchisce il vocabolario e la memoria visiva,  aiuta il bambino a  prendere conoscenza e manualità con la tecnologia di familiarizzarsi con qualcosa di nuovo ed educativo.  Iniziando a fare uso delle lavagne interattive, ciò non vuol dire Che,  garantisce una lezione interattiva. L'interattività didattica consiste nel far interagire continuamente quello che l'insegnante dice mostra e soprattutto chiede , e l'insegnante che guida il gruppo senza imporsi.  L'educazione debba cambiare per adeguarsi ai nuovi bisogni delle nuove generazioni. Vorrei citare Calvani e Ranieri è una serie di corollari dove ci spiega che la tecnologia migliora l'apprendimento: 

Corollario nr.1 :la  multimedialità favorisce l'apprendimento e, quindi tanto più prodotto didattico e interattivo, tanto maggiore sarà l'apprendimento.  

Corollario nr.2:  L'interattività consente un maggiore coinvolgimento dell'allievo e di conseguenza un maggior apprendimento ... 

 In poche parole, le tecnologie possono contribuire allo sviluppo dell'intelligenza e del pensiero dei bambini e degli adulti.  

P.S. chiedo scusa per gli eventuali errori grammaticali. 

Sitografia:

libro " Le inside dell'ovvio"

http://www.coopargentovivo.it/bambini-nuove-tecnologie-alcuni-consigli/ 

In reply to First post

Re: Nuove tecnologie e scuola dell'infanzia

by SANTELLA ALICE -

ciao,mi chiamo Alice Santella e frequento il primo anno di "Scienze dell'educazione e della formazione.

Riguardo alla discussione se è giusto o meno far familiarizzare o meno un bambino già in tenera età ad un computer o più in generale alle nuove tecnologie sono in parte favorevole e in parte sfavorevole.

Per tre anni ho fatto volontariato alla scuola dell'Infanzia del mio paese e ho visto molti bambini usare già con eccesso il computer,con il termine eccesso voglio significare che in quel tempo che erano davanti ad esso si isolavano dal resto della classe,non socializzando con gli altri,ed al richiamo dell'insegnante rispondevano dicendo che volevano rimanere lì oppure il più delle volte non rispondevano affatto alle sollecitazioni di ella.

Su questo argomento si sono interrogati anche molti pediatri affermando che i bambini devono usare le nuove tecnologie in "dosi giuste" e che quest'ultime devono essere "somministrate" dai genitori,per esempio stabilendo i tempi in cui usarle,favorendo così una maggiore socializzazione faccia a faccia con qualsiasi individuo,adulto o bambino,ma lasciando anche degli spazi per l'utilizzo delle nuove tecnologie. 

Oltre al problema riscontrato dei pediatri della non socializzazione ci sono anche altri problemi legati al fatto che i bambini passato molte ore davanti ad un computer o ad un tablet,i problemi posso essere per esempio un affaticamento della vista che poi porterà ad avere problemi in futuro oppure che il bambino appunto isolandosi si crei dei mondi virtuali "abitati" da eroi dei giochi.

Su queste problematiche io sono d'accordo perchè tutti gli individui,ma in particolare i bambini, devono socializzare con i coetanei che hanno accanto fisicamente,e per socializzazione intendo parlarsi,confrontarsi,giocare insieme e non solo giocare con l'eroe che si trova all'interno di uno schermo ma con il bambino che si trova seduto nella sedia accanto.

fonti utilizzate: 

http://www.focus.it/tecnologia/digital-life/vita-digitale-la-dose-giusta-per-i-bambini

http://www.ilgiornaledigitale.it/bambini-digitali-i-pro-i-contro-realta-tecnologica-8586.html

In reply to First post

Re: Nuove tecnologie e scuola dell'infanzia

by RUBINACCI LISA -

Salve a tutti, sono Lisa Rubinacci e frequento il primo anno di Scienze dell'educazione e formazione. Durante il mio percorso da stagista in un asilo  ho potuto osservare il rapporto tra tecnologia e mondo infantile facendomi un'idea su questa importante tematica...

Nella società contemporanea la tecnologia ed i media occupano un ruolo fondamentale,infatti qualsiasi persona già dall'età infantile entra in contatto con strumenti tecnologici come TV,computer,tablet,smartphone e videogames.A sua volta il mondo dell'educazione viene influenzato dallo sviluppo tecnologico producendo dei cambiamenti sia nei vari metodi d'apprendimento, sia nei bambini stessi.Per alcuni autori la tecnologia caratterizza positivamente l'apprendimento educativo infantile, in quanto permette un maggiore sviluppo cognitivo e ,creativo, dove il bambino esprime la sua personalità ed entra in rapporto con la realtà e gli altri. Secondo Marc Prensky la tecnologia è necessaria ed è l'unico modo con cui si può educare ed istruire i cosiddetti ''digital natives'', poiché essi crescono in un ambiente segnato dai media digitali. I bambini di oggi sono dipendenti dalla tecnologia, attivi, veloci, abili nel multitasking e lavorano ad una velocità contratta, per cui hanno bisogno di metodi veloci ed interattivi basati sull'utilizzo di strumenti tecnologici. Per altri autori invece i media e la tecnologia in età infantile non sono del tutto positivi. Secondo il sociologo Postman l'effetto dei mezzi di comunicazione elettronica e sopratutto le immagini trasmesse dalla televisione hanno fatto si che il bambino non venga più distinto dalla figura adulta, infatti viene immerso in contesti culturali non filtrati e spesso non adatti a lui. Invece il filosofo Karl Popper definisce la tv ''cattiva maestra'', poiché trasmette anche contenuti violenti non adatti ad un pubblico infantile; e per questo propone come soluzione una ''patente'' per fare televisione in modo coscienzioso e critico. Sulla base di questi pensieri ritengo che i media possano anche avere aspetti negativi, ma poiché fanno parte ormai della nostra vita è necessario che fin dall'infanzia vengano conosciuti e studiati; affinché possano essere utilizzati in modo critico, e possano essere sfruttati i loro aspetti positivi al fine di un apprendimento migliore. Un esempio di ciò è l'esperienza del progetto educativo affrontato dai bambini dell'asilo durante il mio stage. Nel ''Progetto di laboratorio di informatica per la scuola dell'infanzia'' ai bambini di cinque anni è stato richiesto di confrontarsi con i nuovi media tramite l'utilizzo di ipertesti e programmi come Paint. Inizialmente i bambini hanno preso confidenza con le varie parti del pc attraverso l'uso di un racconto e la conoscenza di alcuni personaggi, i quali li hanno guidati alla scoperta. In seguito hanno espresso la loro fantasia tramite il programma Paint, ed infine hanno sviluppato la loro curiosità e conoscenza cooperando a piccoli gruppi con software che offrono percorsi di apprendimento a tentativi ed errori. Al termine del progetto i bambini hanno raggiunto importanti traguardi come: conoscere le parti del computer e le sue principali funzioni (scrittura e disegno), socializzare attraverso il lavoro in gruppo, saper utilizzare il programma di disegno Paint, conoscere la successione logica-temporale al fine di accedere e spegnere il computer in modo corretto, imparare a salvare il proprio elaborato in cartelle, ed infine provare a costruire un ipertesto coi disegni fatti con Paint dando loro una sequenzialità in ordine ad un racconto.


Fonti: ''Le insidie dell'ovvio Tecnologie educative e critica della retorica tecnocentrica'' di Maria Ranieri, ''Pedagogia'' di Giorgio Chiosso, Documento del ''Progetto di laboratorio di informatica per la scuola dell'infanzia''.

In reply to First post

Re: Nuove tecnologie e scuola dell'infanzia

by VASTA MARTINA -

Salve, mi chiamo Martina Vasta e sono una studentessa iscritta al primo anno di Scienze dell'Educazione e della Formazione.

Nel periodo dell’infanzia il bambino sviluppa un insieme di schemi mentali che saranno la base della propria identità, del modo di relazionarsi con gli altri e di percepire la realtà. Rispetto al passato, più specificamente prima della seconda metà degli anni Ottanta del Novecento, come ci suggerisce il sociologo Mark Prensky, i processi che stanno alla base della costruzione di tali schemi sono stati profondamente influenzati dall'introduzione delle tecnologie digitali, le quali sono sempre più presenti nella nostra società, ormai diventata multimediale, e inevitabilmente della nostra quotidianità. A causa di ciò, le tecnologie non possono e non devono essere escluse dall'ambiente scolastico ed educativo, ma piuttosto, devono essere guidate da un uso consapevole e critico. E’ anche vero, tuttavia, che il loro inserimento deve avvenire in modo graduale nei percorsi formativi in modo tale che lo sviluppo sociale, emotivo e cognitivo del bambino venga rispettato. E’ fondamentale, quindi, ai fini di impedire che le tecnologie rappresentino una minaccia per quest’ultimo, partire dai primi anni di vita, affinché il bambino possa consolidare abitudini e competenze che negli anni successivi saranno più difficili da modificare.
Il bambino ha bisogno di essere stimolato, mediante la scoperta, la meraviglia e la novità, verso il mondo circostante, interiorizzando ogni sua scoperta in modo attivo e personale anche attraverso le tecnologie. Fondamentale sono quindi il ruolo della famiglia e dell’insegnante, il quale ha la funzione di osservare le reazioni dei bambini di fronte agli strumenti tecnologici, aiutarli a leggere in modo critico i linguaggi ed i messaggi veicolati e favorire una discussione grazie alla quale essi potranno riflettere consapevolmente sui mezzi con i quali hanno interagito. Grazie ad una serie di ricerche si è dimostrato proficuo, ed estremamente motivante, l’uso della “Lavagna Interattiva Multimediale” nella didattica coi bambini dai tre ai cinque anni, la “Registrazione” dell’esperienza attraverso la quale i bambini possono ascoltare la propria voce registrata o la versione di un video che li riguarda, imparando a ricordare e a riflettere sulle attività scolastiche. Infine, anche le “Narrazioni Digitali” svolgono una funzione importante in quanto spesso rappresentano lo sfondo nella didattica coi più piccoli. A conferma di ciò, Giovanni Bazzoni, amministratore delegato e co-fondatore della compagnia “Digital Tales”, in una intervista ha dichiarato:” la tecnologia non è sempre solo il male, tutto dipende da cosa si propone ai bambini”, e, ancora: "questo tipo di prodotti offrono un'esperienza formativa e divertente al bambino". 
Alla luce di ciò, gli insegnanti dovranno essere in grado di creare il “clima del fare insieme”,ovvero un clima di condivisione di strumenti tecnologici per promuove, in modo più gratificante, l’apprendimento collaborativo. In ogni modo, questo non deve essere, però,  motivo di sostituzione ad altre esperienze ugualmente fondamentali nell'educazione del bambino, come, per esempio, imparare a sperimentare attraverso i sensi.


Fonti:
1. http://www.nostrofiglio.it/bambino/bambino-3-6-anni/psicologia-3-6-anni/tecnologia-e-bambini-istruzioni-per-un-uso-felice-con-mamma-e-papa
2. http://www.scuolavalore.indire.it/guide/tecnologie-nella-scuola-dellinfanzia/


In reply to First post

Re: Nuove tecnologie e scuola dell'infanzia

by TORTELLI ALICE -
Salve a tutti, sono Alice Tortelli e sono iscritta al primo anno di Scienze dell'Educazione della Formazione. Qui sotto espongo il mio pensiero riguardo le nuove tecnologie e la scuola dell'infanzia. 

Negli ultimi anni con la diffusione delle nuove tecnologie e in particolar modo dei dispositivi mobili come cellulari, computer e tablet, la vita delle persone è nettamente cambiata ciò quindi ha portato anche ad una modifica nel modo di parlare e interagire con gli altri proprio per questo si assiste ad una vera a propria rivoluzione digitale. Questa rivoluzione influisce inevitabilmente anche sugli scenari educativi e formativi, costringendo quindi genitori, educatori e insegnanti a interrogarsi in merito al proprio ruolo rispetto a tale fenomeno. Infatti, i dispositivi sopra citati, sono ormai una presenza diffusa non solo nella vita degli adulti e dei giovani ma anche e soprattutto in quella dei bambini molto piccoli. Gli argomenti che si collocano a favore e contro l’uso dei dispositivi touch in campo educativo e per il gioco dei più piccoli sembrano essere collegati alla qualità delle esperienze che i bambini fanno con le tecnologie digitali e al valore di tali esperienze per il loro sviluppo fisico, cognitivo e socio-emotivo. Le tecnologie, infatti, sono già presenti negli ambienti in cui i bambini nascono, crescono e apprendono e la loro diffusione sembra essere inarrestabile. Inoltre, le tecnologie possono contribuire allo sviluppo dell’intelligenza e del pensiero dei bambini e degli adulti se non sostituiscono la nostra mente nella fatica, ma anche nella bellezza, del riflettere, escogitare, connettere, intuire; bensì, saranno valide alleate nella conoscenza del mondo e della vita se sapranno sostenere e amplificare atteggiamenti di curiosità, voglia di comprendere, osservazione, riflessione; se sapranno coinvolgere ed allenare la nostra mente e le nostre idee in nuovi processi. Quindi, il compito che devono avere i ricercatori e gli educatori è quello di conoscere gli stili di esplorazione, di uso, di relazione che il mondo tecnologico suscita in loro e di creare contesti di apprendimento equilibrati, in cui i soggetti più piccoli possano crescere in modo armonico tra rischi e potenzialità. 

http://www.coopargentovivo.it/bambini-nuove-tecnologie-alcuni-consigli/

http://riviste.erickson.it/med/wp-content/uploads/1_MED-Novembre.pdf


In reply to First post

Re: Nuove tecnologie e scuola dell'infanzia

by TURINI BEATRICE -

Ciao a tutti sono Beatrice Turini e sono iscritta al primo anno di Scienze dell'Educazione e della Formazione.

Un esempio di come anche nella scuola dell'infanzia possano essere introdotte le nuovissime tecnologie per stimolare l'attenzione dei bambini nei confronti della realtà ci perviene dalla scuola dell'infanzia paritaria di Novi Ligure.
Il 31 gennaio 2011 è stata inaugurata un'aula informatica con 9 postazioni iPad, nell'ambito di un progetto denominato il Paese di Edulandia  che ha come sfondo integratore la storia di Alice.
Compito importante della Scuola dell’Infanzia è quello di stimolare adeguatamente un’attenzione critica verso il mondo circostante incentivando ogni scoperta da parte dei bambini, in modo attivo e personale.
 Tra i tanti bisogni di cui il bambino è portatore vi è quello di conoscenza, di meraviglia, di ascoltare storie che aprano orizzonti, diano un significato a paure, emozioni, desideri.
 Le parole e le storie sono il cibo per nutrire la curiosità, la fantasia, la capacità di ascoltare fino a diventare nel tempo punti di riferimento utili ad illuminare pensieri e scelte.
La Scuola dell’Infanzia pone le basi per un rapporto sereno e critico con i vari oggetti del mondo sociale e della conoscenza: libri, musica, numeri, computer....strumenti per soddisfare la naturale curiosità del bambino dai tre ai sei anni, per far sì che impari da se, dai pari e con i pari. I bambini imparano nel processo stesso del gioco.
L’avvicinamento verso il mondo informatico se supportati dalla presenza di un adulto favorisce il passaggio dal pensiero concreto a quello simbolico, supportandone la maturazione delle capacità di attenzione, riflessione, analisi e creatività, attraverso la progettazione di esperienze significative a livello affettivo, cognitivo, metacognitivo e relazionale. Le competenze relative all’insegnamento sono basate sull'organizzazione delle situazioni di apprendimento, coinvolgere gli studenti nel loro apprendimento e nel loro lavoro . 
Posto che l’introduzione del PC non è fine a se stesso in quanto si pone come un consapevole avvio dell’alfabetizzazione informatica,poichè il bambino già a tre anni è portatore di saperi tecnologici .
Nonostante questo è stato appurato da alcuni autori che l'uso simultaneo di dispositivi elettronici riduce i livelli di attenzionee , diminuendo l'efficacia delle attività cogntive rendendo i soggetti più sensibili alle interferenze e alle distrazioni e quindi meno capaci di esercitare sulle proprie operazioni .
Come afferma Cuban :
 " La storia insegna che tecnologie più antiche , come libri e la tradizionale lavagna , posso risultare più adatte per il loro grado di SEMPLICITA' E FLESSIBILITA' .

Fonti : - " www.scuolavalore.inidire.it"

            - "ww.robertosconocchini.it"
       - Le insidie dell'ovvio di Maria Ranieri

In reply to First post

Re: Nuove tecnologie e scuola dell'infanzia

by SCIGLIANO GIULIA -

Sono Giulia Scigliano, studentessa del primo anno di Scienze dell'Educazione e della Formazione.


I bambini al di sotto dei 2 anni di età si trovano in quello che Plaget definisce “Stadio Sensomotorio”, in cui essi utillizzano per appropriarsi della realtà che li circonda, conoscerla e renderla prevedibile. L’utilizzo di strumenti multimediali sollecita il piacere ad esplorare dimensioni e spazi della persona che il sistema formativo vigente trascura, ad esempio: l’espressione corporea, la manipolazione fisica, la sensitività tattile, la gestualità e la ritmica. Sono strumenti che attirano i bambini perché sono particolari, diversi da tutti gli altri oggetti, per esempio avendo anche una dimensione del suono.

La precoce capacità di utilizzare dispositivi tecnologicamente più avanzati permette ai piccoli di sviluppare capacità cognitive fuori dal comune. A parer mio l’utilizzo di questi strumenti nella attività didattica è positivo sin da quando si ha 2 anni, perché in questo modo i bambini otre al fatto di poter imparare facendo qualcosa di divertente che sia al passo con i giorni di oggi. Infatti, per via del boom tecnologico degli ultimi 10 anni le tecnologie si sono diffuse e sono alla portata di tutti, e spesso vengono utilizzate dai bambini con i propri genitori. Io sostengo che sarebbe bello che a scuola i bambini abbiano l’occasione di poter approfondire, comprendere e apprendere di più su ciò che fanno quotidianamente. Ogni strumento se usato in maniera regolare può dare qualcosa di positivo per crescere, e dare la possibilità ai bambini di poter accedere a tutte le forme di apprendimento possibili può permettere al bambino stesso di scegliere come meglio gradisce il tipo di strumento o di programma che ha a disposizione. L’eccessivo uso di tecnologie può anche andare incontro ad alcuni rischi. Il professor Giuseppe Riva (docente di Psicologia presso l’Università Cattolica di Milano) dichiara che i rischi legati all’eccessivo uso di tablet e smartphone da parte dei bambini potrebbe generare problemi, ad esempio: affaticamento eccessivo della vista, l’isolamento psicologico del piccolo e infine eccessivo costo di alcune app.

Per questo i genitori e gli educatori svolgono un ruolo fondamentale per gestire il rapporto tra bambini e tecnologie, infatti, devono essere in grado di stabilire quanto tempo poter utilizzare questi strumenti e quali tipi di strumenti utilizzare. Credo che insegnare l’importanza dei media e quindi insegnare il valore che hanno possa essere utile anche per quando i bambini cresceranno.


Fonti:

- http://www.edscuola.it/archivio/antologia/scopertacqua/scopertacqua2.pdf
- http://www.tamtamschool.com/notizie/infanzia/smartphone-e-tablet-bambini-da-0-a-3-anni-e-nuove-tecnologie/
In reply to First post

Re: Nuove tecnologie e scuola dell'infanzia

by VISCUSI FEDERICA -

Salve, sono Federica Viscusi iscritta al primo anno di Scienze dell’Educazione e della Formazione. Volevo esporre il mio pensiero riguardo all’età più opportuna per avvicinare i bambini al computer e alle nuove tecnologie.

 

 

 

La tecnologia è divenuta l’elemento cardine per la società moderna tanto da essere argomento di dibattito per molti studiosi. Proprio citando l’espressione coniata dallo scrittore, consulente di formazione Prensky, le nuove generazioni sono “native digitali”, nate e cresciute con Internet, libere da ogni forma di disagio nel manipolare e interagire con i dispositivi touch. Secondo uno studio effettuato all’ Einstain Medical Centre di Filadelfia, i bambini statunitensi interagiscono con tablet e smartphone già prima del compimento dell’anno, contrariamente al pensiero di pediatri e neuropsichiatri infantili americani che suggeriscono di tenere lontani i bambini fino a due anni da tablet, televisori anche nelle forme di giocattoli, in modo da facilitare l’interazione umana e lo sviluppo del loro cervello. Mentre l’utilizzo del computer richiede la conoscenza di tecniche base come la tastiera e il mouse, l’interazione con i dispositivi tattili è immediata. Proprio come afferma Geist, la familiarità con il touch screen è impressionante tanto da risultare naturale come altri giochi “materiali”. Ovviamente tale uso ha condizionato profondamente i processi di apprendimento ed è compito di educatori quali insegnanti e genitori intervenire proponendo un equilibrio nell’uso di tali applicazioni, favorendo contesti di equilibrio. Ecco che la cooperazione tra insegnanti e familiari risulta fondamentale anche se questi ultimi, spesso trascurano i rischi comprando ai propri figli dispositivi di ultima generazione o facendoli iscrivere a social network prima dell’età base. Le agenzie di formazione devono essere presenti e partecipare alla crescita guidando gli educandi nel percorso formativo. Dapprima si dovrebbero presentare attività che sebbene richiedano l’uso dei dispositivi touch screen non inibiscano la comunicazione e socializzazione tra pari e che sviluppino le conoscenze. Per la prima infanzia, infatti, sono importanti esercizi sull’ apprendimento dei colori, forme o delle lettere dell’alfabeto. I genitori dovrebbero condividere queste esperienze con i propri figli non usare i gadget tecnologici per tenere calmi ed occupati i più piccoli ma affiancarli nelle scoperte e con loro scambiarsi il sapere. A conferma di ciò, i ricercatori dell’Accademia francese sconsigliano un utilizzo protratto nel tempo e passivo degli smartphone e tablet, mentre l’uso di app esplorative ed interattive possono essere positive già dal primo anno di vita. Attualmente la scuola si sta “modernizzando” introducendo nelle aule dispositivi come la LIM (lavagna interattiva) e presto si arriverà alla sostituzione dei libri con dispositivi touch screen. Ecco che servirebbero corsi di formazione per tale utilizzo da parte degli insegnanti, spesso lontani dalla tecnologia. Sin dalla scuola primaria dovrebbero essere installate tali lavagne che anche secondo studi condotti da Di Gregorio e Sobel-Loyeski (2010) favoriscono interazioni dirette, comunicazione tra pari e la condivisione di contenuti appena appresi. A favore di ciò secondo Weimer le lezioni svolte con l’ausilio della LIM incrementerebbero la motivazione degli studenti di classi terze, quarte e quinte.

In conclusione, ritengo sia opportuno allontanare i bambini di età inferiore ai due anni ai dispositivi touch screen, a favore di attività che prediligano esperienze che possano permettere lo sviluppo dei sensi quali il tatto, l’olfatto.. Mentre già dal terzo anno di vita un approccio progressivo a tali dispositivi potrebbe essere utile per apprendere le lettere dell’alfabeto, forme, colori o la lingua attraverso canzoni o filastrocche. Ovviamente tali attività e il loro uso devono essere regolate dagli educatori che non devono permettere l’isolamento dal gruppo dei pari. Inoltre sconsiglio giochi non finalizzati all’apprendimento poiché possono essere causa di dipendenze. Per i bambini della scuola primaria, invece, inviterei all’ utilizzo delle lavagne multimediali per instillare il gusto per lo studio, per la ricerca di informazioni e per una lettura critica di esse. Tale uso, sempre a mio parere dovrebbe affiancare la lezione tradizionale in modo da non perdere quegli odori e sensazioni che evoca l’uso della carta.

FONTI:

http://solotablet.it

http://riviste.erikson.it/med


In reply to First post

Re: Nuove tecnologie e scuola dell'infanzia

by SELMI SILVIA -

Salve a tutti, sono Silvia e sono iscritta al primo anno di Scienze dell'Educazione e della Formazione.

Non è tanto lontano il tempo in cui i genitori si chiedevano per quante ore i loro figli potevano stare seduti davanti alla TV; al giorno d’oggi la domanda è sempre la stessa ma riguarda l’uso di internet e computer.

Infatti, nel XXI secolo questi sono ormai diventati parte integrante della vita quotidiana e i bambini vengono a contatto con queste nuove tecnologie fin da quando sono molto piccoli: si parla dei cosiddetti “bambini digitali”, che magari non sanno ancora allacciarsi le scarpe o andare in bici, ma sanno utilizzare alla perfezione smartphone e tablet.

Questi hanno sostituito i cosiddetti “nativi digitali”, termine utilizzato dal sociologo statunitense Prensky, per indicare la generazione dei nativi statunitensi negli anni '80, cresciuta in stretta connessione con i dispositivi elettronici.

Il contesto in cui viviamo rende inevitabile l’avvicinamento dei bambini alle nuove tecnologie e non può certamente essere ostacolato, ma deve essere supportato dalla guida degli adulti affinché ne venga fatto un uso consapevole.

Infatti, nessun programma tecnologico, per quanto sofisticato e interattivo, può sostituire la capacità di supporto e di aiuto da parte di un adulto: questo compito spetterebbe in primis ai genitori e successivamente anche agli insegnanti.

La naturale curiosità dei bambini che li spinge ad osservare gli altri e ad imitarne i comportamenti, viene sempre più stimolata a causa della grande disponibilità di strumenti tecnologici con cui entrano in contatto sempre più precocemente.

Basta entrare in un semplice negozio di giocattoli per rimanere impressionati dalla quantità di giochi interattivi destinati alla fascia di età pre-scolare.

Con l’ingresso nella scuola d’infanzia, vengono poi coinvolti in esperienze di laboratori di informatica dove questi strumenti vengono utilizzati non solo a scopo ludico, bensì per progetti e strategie con fini pedagogici e didattici.

È importante notare che i bambini dimostrano molta flessibilità nel passare da materiali didattici tradizionali (come pennarelli e matite) a strumenti tecnologici.

Io ritengo che l’introduzione della tecnologia nella quotidianità della vita di un bambino non debba essere troppo prematura, in quanto si dovrebbe prima imparare a relazionarsi con i propri simili attraverso giochi e incontri diretti; solo in una fase successiva sarà utile l’avvicinamento alla tecnologia, che lo aiuterà a confrontarsi con la realtà che lo circonderà nelle sue future fasi di crescita.

 

Fonti:

http://www.viveresani.it/articolo.asp?id=125&titolo=Bambini%20digitali:%20l%27infanzia%20e%20le%20nuove%20tecnologie

http://www.fastweb.it/web-e-digital/bambini-digitali-rischi-e-vantaggi-dell-utilizzo-della-tecnologia/


In reply to First post

Re: Nuove tecnologie e scuola dell'infanzia

by TRAVERSARI LORENZO -

Ciao, mi chiamo Lorenzo Traversari e sono uno studente del primo anno di scienze dell'educazione e formazione.
Il passare del tempo ha portato l'uomo, spinto da una voglia di conoscere e migliorare la propria vita, a percorrere passi in avanti nell'ambito della tecnologia e dello sviluppo. Con le rivoluzioni industriali, la scienza ha portato notevoli agi nella vita quotidiana grazie a nuove scoperte sempre più innovative.
Fatto sta che che ogni medaglia ha due facce. E se questo aspetto di progresso è quella positiva, la faccia negativa riguarda quella parte di società che si sente frustrata dai duri ritmi e dalle parecchie ore di lavoro giornaliere. Quindi l'uomo comincia sempre di più a sentirsi alienato. Una società di massa priva di valori. Una società borghese che pensa solo al profitto, lucrando sui più poveri. Se nel ventunesimo secolo questo aspetto sembra essere meno presente, la tecnologia pare essere diventata una sorta di droga per molte persone.Si parla di "nativi digitali", come afferma Presky. La svariata quantità di opportunità e di materiale -dai social, ai videogiochi, al web più in generale- che le nuove risorse tecnologiche offrono portano molti ragazzi e adulti a essere immersi in questo mondo 24 ore su 24. Senza neanche capire la gravità della cosa. Perchè è vero che le tecnologie possono agevolare molti aspetti della quotidianità, ma se usate con parsimonia. Lo stesso Williams afferma che le tecnologie possono fare sia bene che male. In particolar modo il bambino, che per ovvi motivi non si rende conto dei rischi che lo circondano, avrà una maggiore tendenza a sviluppare un "legame" molto stretto e ossessivo nei confronti di queste tecnologie, se fin da piccolo rimane a stretto contatto con esse. Non esiste, secondo me, un' età giusta per avvicinare il bambino alle ITC. Bensì è il ruolo dei genitori e degli insegnanti, che hanno lo scopo di inserire il fanciullo in questo mondo tecnologico, rendendolo consapevole, mano mano, delle potenzialità e dei pericoli che può trovare. Per quanto riguarda l'apprendimento, le tecnologie avrebbero un impatto positivo fino a quando si tratta di apprendere concetti semplici, dopo di che, i vari elementi grafici e magari sonori, porterebbero il bambino a distrarsi. FONTI: Le insidie dell'ovvio (Maria Ranieri)

In reply to First post

Re: Nuove tecnologie e scuola dell'infanzia

by PANZERA VALENTINA -

Ai giorni d'oggi l'uso delle tecnologie per i bambini è inevitabile non può essere ostacolata. L'importanza risiede nel modo in cui esse vengono utilizzate ovvero in modo giusto e consapevole, questo compito spetta ai genitori ma anche agli insegnanti che rappresentano un ruolo fondamentale per lo sviluppo del bambino. Ci chiediamo quale sia l'età più opportuna per avvicinare il bambino alla nuove tecnologie. Già a 18 mesi essi cominciano a fare le loro prime esperienze tecnologiche, non è facile stabilire quale sia l'età più giusta ma come afferma lo psichiatra infantile Serge Tesserono il bambino fino ai 3 anni compiuti non dovrebbe far uso di nessun schermo digitale, fino ai 6 anni di nessuna console di videogiochi, fino ai nove anni di nessun accesso a internet, e di poter essere libero alla rete solo dopo i dodici anni. Da una parte l'uso della tecnologia stimola nel bambino curiosità, ma anche velocità e capacità di reazione pensiamo ad esempio ai video giochi che sono caratterizzati da ostacoli da superare, difficoltà, e obbiettivi da raggiungere. Dall'altra parte però è importante suscitare l'interesse per altre attività come: il gioco, il disegno, la lettura e la musica, è fondamentale che abbia contatto con il mondo esterno, che socializzi e si relazioni con il prossimo, dovendo ancora sviluppare le proprie capacità cognitive. Infine potremmo concludere dicendo che fondamentale è limitare l'uso delle tecnologie nei bambini piccoli, perché come sempre il buon utilizzo ragionato può essere uno strumento di crescita interessante e stimolante.

Fonti: http://www.medicoebambino.com/lib/inserto_tecnologie_bambino.pdf

http://www.fastweb.it/web-e-digital/bambini-digitali-rischi-e-vantaggi-dell-utilizzo-della-tecnologia/

VALENTINA PANZERA - domenica 27 novembre 2016, 20:18



In reply to First post

Re: Nuove tecnologie e scuola dell'infanzia

by SERRA CAMILLA -

Buonasera mi chiamo Camilla e sono una studentessa del primo anno,qui di seguito riporto il mio parere e dati di fatto in merito all'argomento.

La favola raccontata dal papà per fare addormentare il figlio, la bambola di pezza, il salto della corda nei cortili, la trottola che gira, il gioco della campana:
queste sono ormai tradizioni, giochi, passatempi, svaghi che con l'avvento delle nuove tecnologie stanno pian piano svanendo. Smartphone, tablet, cellulari … i bambini ormai sono bravissimi ad utilizzare tutte le nuove tecnologie di questa nostra era moderna. Ma quanto inciderà tutto ciò sul loro sviluppo futuro?
Hanno cercato di rispondere alla domanda i ricercatori della Boston University School of Medicine, che hanno pubblicato le loro risposte  sulla rivista “Pediatrics”. Per l’esattezza, gli esperti hanno voluto scoprire se i dispositivi tecnologici possono avere un’influenza dannosa nella crescita del bambino e nello sviluppo di importanti strumenti di autoregolamentazione.E ’ stato infatti già dimostrato che nei bambini al di sotto dei 30 mesi di vita, l’utilizzo di televisione e video come strumenti educativi non ha alcun effetto positivo.

E' stato invece ben studiato che l'aumento di tempo trascorso di fronte alla televisione riduce lo sviluppo delle competenze linguistiche e sociali del bambino, perché a risultare compromesse potrebbero essere la socializzazione e la capacità di risolvere i problemi, dato che queste sono abilità raggiunte dai bambini esplorando, giocando ed interagendo personalmente con i coetanei.

Purtroppo, però, per i bambini  vi sono dei rischi ancora più gravi, legati all'uso  precoce e scorretto dei dispositivi audiovisivi e digitali:

      -  in primo luogo i bambini passano molto tempo in una quasi completa immobilità e in posizioni molto spesso scorrette, riducendo drasticamente la naturale attività motoria. Questo può portare anche nel breve periodo ad un aumento del rischio di sovrappeso e di patologie legate all'obesità.

- Il sovrappeso e l’obesità infantile costituiscono i disturbi più frequenti nei bambini che vivono nei paesi industrializzati e il loro numero è in continuo aumento; in Italia secondo una recente indagine la prevalenza di sovrappeso ed obesità raggiungerebbe addirittura il 36% alla sola età di 9 anni.

Nonostante i rischi e gli effetti negativi di un uso scorretto e inconsapevole degli apparecchi digitali, oggi è inevitabile l'avvicinamento dei bambini e dei
ragazzi alle nuove tecnologie.Queste se usate in modo consapevole possono aiutare e facilitare la vita di tutti i giorni; infatti, come afferma
Valerio Neri, Direttore Generale di Save the Children Italia:

“I nuovi media rappresentano una grande opportunità per i nostri ragazzi, per la loro crescita personale e formativa. L'accesso a queste tecnologie è un diritto che dovrebbe essere garantito a tutti i ragazzi, così come un'adeguata formazione nell'utilizzo di questi strumenti e la sicurezza di potersi muovere in un ambiente digitale che non nasconda rischi o pericoli”

Egli afferma anche che  il rischio è quello di trovarci di fronte a dei "nuovi analfabeti" che non hanno la possibilità di utilizzare le nuove tecnologie o che non hanno le necessarie competenze per farlo: quindi è "fondamentale garantire ai nostri adolescenti il diritto all'accesso, alla formazione e alla sicurezza di queste tecnologie e le istituzioni la scuola, le famiglie e le aziende ICT devono essere più consapevoli di questa responsabilità”. In questo contesto il ruolo del genitore è fondamentale, perché deve controllare il flusso di informazioni  a cui è esposto il bambino, deve mediare e interagire con il mondo del proprio figlio, privilegiando giochi che sviluppino creatività, abilità e socialità.

Un'altra conseguenza dell'avvento e della diffusione della tecnologia ha portato a un cambiamento di trasmissione delle informazioni ,prima infatti il nonno rappresentava  la figura del saggio seminatore di consigli utili ,con il compito di  rendere la vita più facile ai suoi successori e destinato a supportare i nipoti nel corso della loro vita. Oggi invece sono i nipoti che trasmettono conoscenze e insegnano ai nonni .                                         “Tecnologia alla portata di tutti”questo lo slogan con cui la Fondazione Vodafone Italia (in collaborazione con FederAnziani) ha inaugurato “Insieme a scuola di internet” iniziativa volta a favorire l'inclusione sociale e la sicurezza degli anziani attraverso l'utilizzo di computer,  tablet e smartphone. "Quasi 7 milioni di anziani non hanno dimestichezza con i nuovi mezzi di comunicazione e sono esclusi dal mondo tecnologico ma anche “dalla trasmissione rapida di informazioni", dichiara il presidente di FederAnziani Roberto Messina: "Questa iniziativa offrirà un prezioso strumento per tenersi in contatto con la propria famiglia e i propri amici, per poter usufruire al meglio dei servizi di pubblica amministrazione, in particolar modo sanitarie" Questi STRUMENTI  da una parte  si rivelano preziosi , offrendo supporto ai ragazzi affetti da disabilità nella comunicazione e mettendo  a loro  disposizione  strumenti compensativi in grado di facilitare il percorso di studio e migliorare il confronto dei ragazzi con ricerche e compiti a casa; dall'altra invece riduce in modo elevato capacità di immaginazione e l'abilità manuali.

E come spiegano i ricercatori dell'OCSE -: i ragazzi che fanno un uso "moderato" del computer, per fare ricerche in Internet e come supporto per i compiti, ottengono risultati migliori di quelli che non lo usano affatto; ma superata la soglia (che l'Ocse quantifica in "una-due volte a settimana") l'apprendimento è decisamente peggiore.

Quindi, secondo me, per avere in futuro una società migliore ed avanzata, dovremmo sfruttare la tecnologia in modo responsabile e non eccessivo, anche se al giorno d'oggi  internet è diventato quasi irrinunciabile;Il problema non è tanto il mezzo, quanto l'uso che ne facciamo.

Nonostante La tecnologia abbia effetti positivi e altre volte negativi, non potrà mai sostituire il contatto umano!

fonti:

http://www.danielepercossi.it/sovrappeso-e-obesita-infantile.html 

:http://www.disturbipsichici.info/dipendenza-da-videogiochi.html
                                      

http://www.savethechildren.it/informati/comunicati/minori_e_internet_save_the_children__on-line__e__disconnessi__i_due_volti_dei_nativi_digitali_da_un_lato_i_giovanissimi_quasi_sempre_connessi_con_gli_smartphone_dall_altro_452mila_adolescenti_che_non_hanno_mai_avuto_accesso_a_internet

http://www.treccani.it/magazine/tecnologia/A_scuola_di_internet_la_tecnologia_al_servizio_della_terza_eta.html



In reply to First post

Re: Nuove tecnologie e scuola dell'infanzia

by PISU SARA -

Salve a tutti, sono Sara e sono iscritta al primo anno. 

Qui di seguito riporto la ricerca fatta sull'argomento insieme alla mia personale esperienza:

Al giorno d'oggi si sente sempre più parlare di generazione  "touch", "screen", "app", "tablet" per indicare  diverse categorie  di nativi  digitali  che si identificano a seconda dell’interfaccia  a loro disposizione  e per le nuove pratiche  ad essa collegate. La questione importante consiste nel capire se e come i cambiamenti  che  si sono registrati  nel  corso degli  anni  coinvolgono  anche il loro modo di pensare, di apprendere,  di percepire  la propria identità  e  di  vivere  le  relazioni, e di conseguenza capire anche come  deve  cambiare il  ruolo degli  adulti. 

Data la recente nascita del fenomeno dell’appropriazione  digitale  da parte dei bambini  più piccoli, la letteratura  sull’argomento  fornisce un numero di ricerche  piuttosto  esiguo. Uno studio condotto da Eugene A.Geist nel 2012  su bambini tra 2 e 3 anni è emerso innanzitutto  il  fatto  che essi  interagiscono facilmente  e naturalmente  con l’interfaccia  touch screen,  ricorrendo  a modalità che ricordano quelle utilizzate con altri giocattoli.  La loro capacità  di esplorare e usare il tablet  in modo indipendente  è più grande rispetto a quella  messa in campo con un  computer  tradizionale.  L’intervento  dell’adulto  per  fornire  indicazioni è risultato minimo. Al termine dell’articolo si afferma che  provare  a limitare  l’accesso  e  l’uso delle  tecnologie  da parte  di questi  bambini,  che  cresceranno  e  vivranno  in  una  società  tecnologica,  equivarrebbe a nuotare contro la marea.  Questo non significa che le loro esperienze  debbano essere tutte  mediate  dalle  tecnologie,  ma che l’uso creativo di questi dispositivi può contribuire a sviluppare il loro potenziale cognitivo.

Importanti  raccomandazioni e spunti di riflessione  vengono offerti  anche  dal rapporto  L’Enfant et les écrans  (Bach et al., 2013) pubblicato  dall’Accademia delle  Scienze  francese: dal rapporto emerge un quadro positivo rispetto all’uso dei dispositivi  touch  dal  punto  di  vista  dello  sviluppo  cognitivo  e  sensoriale, ma non si nascondono i pericoli che i bambini possono correre nel caso in cui abusino di tablet e smartphone (isolamento,  ridotta attività  fisica, crisi del ragionamento di tipo induttivo) e si sottolinea il fatto che i nuovi oggetti tecnologici  non dovrebbero diventare  alternative  ai giochi e ai giocattoli  tradizionali, ma aggiungersi ad essi. In particolare  l’Accademia  sottolinea  come i dispositivi touch avvicinino precocemente i bambini più piccoli  agli schermi, perché hanno caratteristiche  molto  vicine  alla  loro intelligenza.  L’importante  è che,  nella scoperta  di  tali  strumenti,  siano  accompagnati  dagli  adulti.

Queste ultime osservazioni e raccomandazioni mi trovare il pieno accordo: sono baby sitter da diverso tempo: ho iniziato a seguire fin dalla loro nascita due gemelli che hanno adesso poco più 1 anno, insieme al loro fratello maggiore di 3. Per quanto riguarda i gemelli, nonostante la loro forte attrazione fin da molto piccoli per gli oggetti tecnologici (cellulari e tablet) presenti in casa, ho sempre evitato di lasciar loro giocarci, proponendo ogni volta un "vero" gioco, riuscendo il più delle volte a distrarli. Il mio istinto (solo su quello posso basarmi, dal momento che ancora non ho tutte le competenze necessarie a riguardo) mi dice che per loro è ancora troppo presto, anche se percepisco la loro forte propensione per la tecnologia, penso non sia ancora il momento, preferendo una solo scoperta del mondo con metodi "tradizionali". Col fratello maggiore l'approccio credo debba essere diverso, non sento di doverlo "proteggere" così tanto perché più grande e lo considero "più pronto"  (basandomi anche in questo caso sul mio istinto) per imparare ad usare la tecnologia e sperimentare la conoscenza anche attraverso essa, quindi ben venga l'uso controllato del tablet per fare giochi adatti alla sua età, per ascoltare musica educativa che insegni lui qualcosa, senza mai proporgli la visione passiva di un video. 

È indubbia la propensione dei bambini verso questo tipo di apparecchi, ma credo che il segreto stia in un buon bilanciamento nell'uso di nuove e "vecchie" tecnologie come libri, puzzle etc.

Fonti:

http://www.francescopira.it/allegati/285-Scheda_volume_Infanzia.doc

http://riviste.erickson.it/med/wp-content/uploads/1_MED-Novembre.pdf


In reply to First post

Re: Nuove tecnologie e scuola dell'infanzia

by VETTORI MARTINA -

Buongiorno. Sono Martina Vettori, matricola 6190455. Questo è il mio contributo.

Le Tecnologie informatiche si stanno espandendo a macchia d’olio. Comprendendo più campi, perfino l’educazione.  E’ ormai risaputo che più fasce di età, anche le più giovani, vengono coinvolte. Secondo la rivista scientifica Med, i bambini più piccoli (0-8 anni) vengono da subito abituati alla fruizione di dispositivi di vario genere (dal touchscreen al tablet) ancor prima che abbiano imparato a leggere e a scrivere. In più, secondo le ricerche di Giorgio Tamburlini e Valeria Balbinot (Centro per la Salute del Bambino – Onlus) ben il 38% dei bambini sotto i due anni ha già utilizzato un dispositivo mobile per giocare o guardare video.

Nasce così la domanda di che tipo di interazione ne consegua per gli individui adulti e, in modo più problematico, per i bambini  e  se si tratti di una influenza benefica o meno.  

Una plausibile base di partenza alla domanda del forum potrebbe essere ritrovata in un rapporto istituzionale dell’Unesco del 1996.  Ricordiamo che questa associazione intergovernativa delle Nazioni Unite ha il compito di occuparsi di tematiche tra le quali, centrale, l’educazione.  Ecco che nel rapporto “Nell’educazione un tesoro”, altrettanto conosciuto come Rapporto Delors, si racchiudono i quattro pilastri dell’educazione: imparare a vivere insieme, imparare a conoscere, imparare a fare, imparare ad essere.

Ora possiamo chiederci: le tecnologie così  abbondantemente messe a disposizione dei bambini  rispettano tali propositi?  Si evidenziano al riguardo diverse opinioni. Tra sostenitori dell’inserimento delle ICT (ricordandone l’uso appropriato) Don Tapscott con il suo scritto “ Growing up digital”  sottolinea la presa di coscienza e di autorità da parte della Net Generation, la sua capacità di rielaborare in modo innovativo e sempre diverso le informazioni esterne grazie a una tecnologia che rende tutti partecipi. Per il presidente di Genera Innovation Network, una comprensione approfondita dei meccanismi di questo fenomeno porterebbero a un rapido miglioramento di vari aspetti della società.    Di  parere favorevole anche Seymour Papert  “L’informazione cognitiva”, che analizza il rapporto bambino/ragazzo - computer.   Per il ricercatore “per molto tempo il computer è stato usato per insegnare al bambino, per “programmarlo”, mentre deve essere il bambino a programmare il computer, perché, in questo modo, egli acquista il senso di padroneggiare…”. Il motivo di questa scelta sta nel fatto che 1)programmare un computer viene visto come esercizio intellettuale rilevante per l’acquisizione di padronanza da parte degli allievi 2)il fatto di programmare diviene un vero e proprio apprendimento secondario : “Essi imparano sia il computer che con il computer”.

Tra i contrari all’inserimento di date tecnologie all’interno di ambiti scolastici troviamo Krishnan Kumar (Dipartimento di Sociologia dell’Università della Virginia). Esso ritiene che uno degli aspetti più negativi di tale iniziativa risieda nel prevalere dell’approccio individuale a discapito della dimensione sociale, ovvero quella di comunità (il che andrebbe contro uno dei principi basilari della educazione:  l’imparare a vivere insieme). Secondo il ricercatore, i milioni di individui che quotidianamente navigano in Rete, pensano di partecipare ad una straordinaria impresa collettiva, ma nella maggior parte dei casi, non percepiscono alcun senso di comunità. Anche il professore  Giorgio Chiosso  in “Pedagogia dal  basso medioevo a oggi”  mette in contrapposizione alla iniziale fiducia nelle tecnologie, una visione di queste ultime come “strumento di oppressione e dominio”. Secondo il pedagogo si dovrebbe intimare agli utenti frequenti della rete,  una prudenza davanti al rischio di conformismo alienato esercitato dalla rete, un conformismo che porterebbe gli utenti verso alcune modalità e finalità piuttosto che altre.

Desta interesse infine il sapere che nel cuore della Silicon Valley californiana, dove gran parte delle tecnologie elettroniche ed informatiche sono state messe a punto, esistono scuole dove gli studenti delle elementari, rigorosamente non toccano un computer, un iPad o uno smartphone fino all’età delle medie. E’ il caso della “molto ambita” Waldorf School di Los Altos dove “si usano solo lavagne e gesso, si scrive su quaderni di carta con le matite, si imparano le frazioni tagliando fette di torta e si lavora a maglia con lunghi aghi di legno perché secondo i loro insegnanti, aiuta a sviluppare la capacità di risolvere i problemi..”  Ed è assolutamente curioso il sapere che questi bambini sono in gran parte figli di ingegneri e manager impiegati nelle più famose aziende tecnologiche del mondo dalla Apple a Google che evidentemente conoscono bene le caratteristiche necessarie al “problem solving”.  

In conclusione, di fronte ad un fenomeno così complesso ed articolato come l’uso delle tecnologie a fini educativi, anche rivolti ai più piccoli, non si può che essere d’accordo con Giorgio Chiosso (Pedagogia dal basso medioevo a oggi). Non ha grande senso negare le trasformazioni in atto,non sono le realtà della rete in sé a determinare la solitudine, la socialità di un individuo o la riuscita o meno di un esperimento didattico. Ciò che è determinante è invece il riconoscerle nella loro interezza e riconoscere una “altra” forma di comunicazione come la multimedialità.

BIBLIOGRAFIA:

-          “Media Education: Studi ricerche e buone pratiche”Rivista scientifica

-          “Medico.bambino.com” Centro per la Salute del Bambino – Onlus a cura di Giorgio Tamburlini e Valeria Balbinot

-          “Rapporto Delors” – UNESCO (1996)

-          “Growing up digital”- Don Tapscott (2008)

-          “L’informazione cognitiva” – Seymour Papert

-          “Pedagogia dal basso medioevo a oggi” – Giorgio Chiosso

-          “Silicon Valley, nelle nostre aule l’elettronica è bandita” La Stampa cultura, giornale online2011/10/25


In reply to VETTORI MARTINA

Re: Nuove tecnologie e scuola dell'infanzia

by TESSIERI SIMONA -
Buongiorno, sono Simona Tessieri, studentessa al primo anno.

Nel dibattito sulle nuove tecnologie in ambito educativo e formativo, molti sono gli apporti dei più svariati autori,che influiscono positivamente o negativamente. Ci sono studiosi come il sociologo Tapscott, il quale ritiene che le nuove tecnologie e i new media favoriscano lo sviluppo di forme i apprendimento più divertenti e che stimolino la ricerca; poi ci sono autori, come il sociologo Postman, che ritengono che i new media influiscano negativamente poichè davanti ad essi il bambino e l'adulto diventano una cosa sola, perche vedono le stesse cose negli stessi linguaggi, quando bambino e adulto sono due stadi ben diversi. 

Se guardiamo alla storia alla fine dell'Ottocento e gli inizi del Novecento nacque l'Attivismo, corrente pedagogica tra i cui nodi portanti c'era l'idea che il bambino doveva adattarsi all'ambiente. il fine ultimo della pedagogia era creare un cittadino attivo capace di inserirsi al meglio nella società, nel suo ambiente. Per fare questo le nuove proposte pedagogiche erano improntate all'apertura delle scuole verso la società, verso l'esterno. Il bambino non può restare isolato nella sua "gabbia d'oro" .

Oggi il mondo, l'ambiente, è cambiato, esso è intriso dalla tecnologia e i new media e di conseguenza è opportuno che i bambini si confontino con essi sin dalla prima infanzia supervisionati da figure  capaci e preparate che li aiutino a prendere confidenza e usare questi dispositivi tecnologici nel miglior modo possibile; e non solo ma è opportuno che anche il contesto educativo sia il più confortevole possibile all'apprendimento tecnologico, sia che siamo favorevoli o contrari alle nuove tecnologie. Attualmente ci sonio molti progetti "tecnologia-educazione" uno di questi è il progetto " TRE-SEI GULLIVER" , attuato nella scuola della prima infanzia : il bambino viene sottoposto ad auto-presentarsi attraverso la lavagna interattiva, LIM. i bambini, seguiti passo dopo passo dall'insegnate, costruiscono, su una pagina bianca del software della LIM, la loro carta di identità, partendo dai rettangoli che andranno a delimitare la "carta d'identità" al proprio nome, classe, eta, disegno di loro stessi.

Questo progetto mostra come sia possibile conciliare l'uso delle tecnologie per raggiungere gli obbiettivi formativi, in questo caso la descrizione di noi stessi, quindi la propria identità.

Risultati immagini per progetto tre-sei gulliver CARTA DI IDENTITA

In reply to First post

Re: Nuove tecnologie e scuola dell'infanzia

by PANARELLI SARA -

Salve a tutti, sono Panarelli Sara, una studentessa del primo anno di Scienze dell’Educazione e della Formazione. 

Qui di seguito riporto il mio parere e i dati di fatto in merito all’argomento prendendo spunto dal libro omonimo"Videogiochi, Internet e Tv” di Nessia Laniado e Gianfilippo Pietra.

I giovani del mondo d’oggi sono nati con il computer: per loro averlo sulla scrivania è normale come avere il portapenne. Abituati da sempre a cliccare su icone e a far apparire sullo schermo, come per magia, finestre dentro finestre. 

I bambini dell’era virtuale ci stupiscono per la velocità con cui interpretano lo schermo in modo istintivo.

 Non è più come una volta, ci si lamenta, quando l’infanzia era un periodo distinto dalla vita, da proteggere e tenere separato dal mondo degli adulti. Drammi, catastrofi, delitti e abbracci scorrono sotto i loro occhi disincantati, senza censure, limiti o divieti. 

Il mondo degli adulti, privato dei suoi tabù, non ha più segreti, anzi  facciamo parte di un mondo dove sono i figli a gestire gli adulti e non viceversa.

 Alcuni studi riportano che i bambini dei Paesi sviluppati, ogni giorno, passano in media 6 ore e 32 minuti davanti allo schermo, sia esso quello della televisione, del cinema, dei videogiochi, del computer o di Internet. Però, c’è qualcosa che non quadra: secondo ripetute indagini commissionate dalla Rai, la grande maggioranza dei bambini interpellati in proposito ha dichiarato di preferire i giochi all’aperto alla Tv. Un buon terzo sostiene che, piuttosto che starsene seduto davanti all’ “occhio magico, andrebbe più volentieri con la mamma al supermercato. Dall’altro lato della barricata, oltre l’80% dei genitori afferma di essere contrario al fatto che i propri figli stiano troppo tempo davanti allo schermo; nonostante ciò il consumo dei programmi televisivi non accenna a diminuire. Tutt’altro. Comincia all’alba con i cartoni delle 6:30, e si conclude a notte inoltrata, quando il bambino crolla narcotizzato dagli sfarfallii dello schermo. 

Secondo un’indagine condotta dall’ Eurispes nel novembre del 2001, i bambini nel corso di un anno: 

passano 1100 ore davanti alla televisione, contro le 800 trascorse sui banchi della scuola
sui canali nazionali appaiono mediamente 670 omicidi 
nei programmi per bambini accadono in media 25 atti di violenza l’ora, contro i 5 dei programmi per adulti durante il prime time
3 bambini su 4 scelgono le merendine, i vestiti, i giocattoli, seguendo i consigli della pubblicità televisiva
ogni 8 minuti e 48 secondi appare una pubblicità di cibo; in genere si tratta di prodotti con un elevato contenuto di grassi e di zuccheri

Spesso pensiamo che le scene dei film, dei videogiochi e della televisione cui i bambini sono esposti non abbiano un grande impatto sul loro animo perché sono delle finzioni. Ma come riportato da molti studiosi, fin oltre l’età di 8 anni i bambini non riescono a distinguere tra finzione e realtà. Sono ancora convinti che i personaggi dei film rappresentino se stessi e non stiano recitando secondo un copione. I bambini non hanno un concetto chiaro del tempo e dello spazio. Per loro, quello che vedono in televisione sta accadendo nel momento stesso in cui viene trasmesso e ha luogo nella stessa stanza dove si trova il televisore. Ecco perché molto spesso i giudizi dei bambini non si formano sulle informazioni e sui dati che ricevono dai genitori , dai libri di studio o dagli insegnanti, ma si basano sulle impressioni comunicate dalle immagini televisive. 

Ed ecco perché, secondo il mio parere è indispensabile che i bambini siano educati a leggere i mezzi virtuali, così come si insegna loro a leggere i libri perché ciò che fa male non è la Tv, ma l’indifferenza di fronte a ciò che si guarda; per questo motivo bisogna insegnare ai bambini dare un significato alle cose che vede e che fa. 

Per quanto riguarda il mondo dei videogiochi molti sono gli aspetti positivi ad esempio: stimolano i processi mentali, incoraggiano il pensiero associativo, favoriscono l’intuizione e il pensiero ipotetico, sono “maestri” imparziali dotati di inesauribile pazienza e così via.Nonostante ciò bisogna saper gestire l’uso dei videogiochi, perché mentre prima il gioco è sempre stato un modo per conoscersi e per tessere amicizie, oggi, da solo davanti allo schermo, il bambino rischia di chiudersi in un mondo solitario animato da labili fantasmi. Perciò bisogna stare molto attenti prima di tutto alla scelta del tipo di gioco ma anche ai tempi, dando precisi limiti e stabilendo una gerarchia: prima i compiti, poi le attività extrascolastiche come lo sport o la musica, e infine, se rimane del tempo, i videogiochi.

In reply to First post

Re: Nuove tecnologie e scuola dell'infanzia

by TURLA EUGENIA -


Inizio il mio intervento ragionando su come ormai nella società contemporanea  in cui viviamo, con il fenomeno della globalizzazione, siamo costantemente in contatto tra noi e siamo influenzati dai mass media. Inevitabile è quindi che le nuove generazioni, in particolare i bambini, subiscano le conseguenze di questa società dell’informazione. Siamo invasi sempre più dalle tecnologie ed è opportuno considerare il loro impatto e dobbiamo interrogarci su che tipo di rapporto si deve instaurare tra bambino e tecnologia. Ciò è indispensabile per un futuro adulto consapevole e autonomo che sappia rapportarsi  alla tecnologia in modo attivo e critico, sapendone sfruttare le potenzialità e i benefici. Abbandonare i bambini davanti ad un computer,una televisione o un tablet, con l’unico scopo di distrarli, non è certo il modo migliore per sviluppare in loro un uso corretto di tali strumenti. Alla base di questo atteggiamento vi è l’idea che i bambini siano già naturalmente predisposti alle tecnologie, sostenendo che sono “nativi digitali”, se vogliamo richiamare il termine coniato dallo studioso Prensky.

Nemmeno corretto ritengo sia un completo isolamento dalle tecnologie, questa eccessiva diffidenza e repulsione non aiuta. Far vivere al bambino i primi anni delle sua infanzia senza permettergli di avere contatti con questi strumenti, mi sembra eccessivo, soprattutto consapevoli che necessariamente prima o poi dovranno averne a che fare.

Su questi temi sono state svolte molte ricerche e studi, ad esempio voglio citare il progetto di ricerca “Young children (0-8) and digital technology”, condotto dal Joint Research Centre ( centro di ricerca della Commissione Europe ), riguardante l’uso di internet e dei dispositivi digitali (smartphone, tablet, giochi) da parte dei bambini di età inferiore agli otto anni a casa e nel contesto familiare. Dallo studio sono emersi i benefici potenziali, ma anche i rischi e le conseguenze associate alle continue interazioni con questi strumenti.

I bambini risultano molto attivi nello usare le nuove tecnologie, sia all’interno del contesto familiare quanto al di fuori.  Dalla ricerca emerge che l’utilizzo così frequente di questi dispositivi deriva dall’ imitazione degli adulti. Possiamo quindi confermare come spesso il rapporto che i bambini hanno verso questi dispositivi digitali è in parte dovuto al contesto di appartenenza, come la famiglia. Un’altro punto chiave emerso da questa ricerca  è la volonta e disponibilità dei genitori stessi di essere informati sui rischi e sulle modalità da adottare per la sicurezza online dei bambini, manifestando l’interesse di ricevere maggiore aiuto da parte delle scuole. Quindi può essere utile progettare attività di sostegno alle famiglie da parte della scuola sull’uso consapevole delle tecnologie. Importante è perciò anche il rapporto scuola-famiglia e che ci sia una continuità tra il modo di usare e rapportarsi con tali strumenti  a scuola e con i genitori.

Un’esperienza di uso delle tecnologie nella scuola dell’infanzia l’ho vissuta in prima persona, alle elementari settimanalmente svolgevamo “l’ora di computer”, una lezione in cui una maestra ci portava in aula computer e ci faceva usare, ma soprattutto ci spiegava come usare, i programmi di Windows. Come ad esempio  Paint per fare disegni, Power Point con cui in coppia realizzavamo slide di storie da noi inventate oppure Word. La maestra che gestiva queste attività era formata sull’uso del computer. Mi ricordo che noi bambini eravamo molto entusiati di usare il computer ma soprattutto era un’occasione per collaborare a gruppi e poi confrontarci su ciò che avevamo prodotto. Ritengo che questo tipo di lezioni siano utili per avviare all’uso di questa tecnologia.

I bambini di oggi rispetto a quelli di venti anni fa sono sicuramente più a contatto con le tecnologie, secondo alcune ricerche oltre un terzo dei bambini sotto l’anno di età ha già usato uno smartphone. Imparando ad usare il touch screen prima di aver imparato a scrivere o leggere. Ho notato ad esempio con mia cugina che già all’eta di tre anni sa usare il tablet per accedere a youtube e guardarsi video di cartoni animati. Ritengo che un controllo sui rischi dei contenuti indesiderati a cui i bambini possono accedere sia neccessario, insieme anche ad occasioni di dialogo con il  bambino, al fine per spiegare la differenza tra mondo virtuale e mondo reale e insegnare a saper interpretare le informazioni e le immagini del web.

 Fin da piccoli ricevono una grande varietà di stimoli, grazie anche alla tecnologia.  Riprendendo qui il concetto di “mente assorbente” , elaborato dalla pedagogista Maria Montessori, secondo cui  le impressioni  e gli stimoli dell’ambiente non solo penetrano nella  mente, ma la formano. Importante è quindi il ruolo dell’adulto e cosa egli offre al bambino. Essendo perciò il bambino psichicamente attivo, non è un fruitore passivo ma fa esperienza del mondo che lo circonda.  Più che domandarsi a che età sia meglio avvicinare il vasto mondo della tecnologia ai bambini, ritengo sia necessario domandarsi secondo quali modalità. Le tecnologie non devono sicuramente occupare la maggior parte della giornata, devono essere uno dei possibili impieghi o attività quotidiane da poter scegliere. Affiancare all’uso del tablet anche attività pratiche a contatto con la natura e attività manuali di creazione. Tutto ciò anche per non creare dipendenza da questi strumenti che potrà avere ripercussioni sul futuro adulto che diventerà.

Fonti:

 http://www.generazioniconnesse.it/index.php?s=10&wid=97

http://www.mobileworld.it/2015/04/27/bambini-utilizzo-smartphone-1-    anno-20371/


In reply to First post

Re: Nuove tecnologie e scuola dell'infanzia

by TEDESCO MARIA -

Salve a tutti, sono Maria Tedesco e sono iscritta al primo anno di Scienze dell’Educazione e della Formazione. Grazie ad alcune esperienze avute a contatto con i bambini posso esprimere le mie considerazioni riguardante il mondo dell’infanzia e la tecnologia.

 

Premettendo che le mie esperienze non sono state direttamente nelle scuole dell’infanzia ma, indirettamente ci sono stata a contatto in quanto sono stata coinvolta in un organizzazione di volontariato organizzato dalla una parrocchia della mia città. Consiste nell’impegnare dopo la chiusura delle scuole metà giornata dei bambini. Ho partecipato a questa sorte di centri estivi per 5 anni, i primi anni avevo i bambini che andavano dai 5 ai 7 anni gli ultimi anni avevo i bambini un po’ più grandi e la differenze si notava solo attraverso l’età perché nonostante i bambini erano messi a contatto con i loro coetanei, con la natura e venivano anche chiamati in causa attraverso giochi o domande riguardanti la storia di un cartone aminato che era la base di tutto il centro estivo il loro punto fisso era sempre il mondo tecnologico, infatti noi animatori li incitavamo a partecipare alle attività sia in modo attivo e quindi giocando e se fosse possibile portando il punto a casa e sia in modo “passivo” incitando i loro compagni di squadra che giocavo, ma a loro non interessava niente perché anche i bambini più piccoli cercavo i telefoni o comunque un dispositivo tecnologico e noi ci siamo accorti di quanto fossero pronti e informati nel saper usare questi dispositivi.

Una delle domande che  genitori o comunque qualsiasi altro essere umano si pone è: “A quale età è opportuno avvicinare i bambini al computer  e alle nuove tecnologie e in quali forme?”, la risposta a questa domanda non bisogna darla per scontato in quanto io penso che più tardi il bambino si avvicina alla tecnologia meglio è.  L’età ideale secondo me è quella che vai 15 ai 17 anni in quanto il bambino inizia ad uscire o comunque inizia a confrontarsi con il gruppo dei pari. Prencky utilizza la parola “digital natives” ovvero i “nativi digitali” per definire le persone nate dopo la metà degli anni 90. Usa questo aggettivo le persone nate da quegli anni in poi perché sono nate già con la tecnologia in mano. Se osserviamo bene questa generazione notiamo che i bambini anche quelli che hanno pochi anni di vita tipo 2-3 hanno un telefono in mano, molte volte i genitori usano questo nuovo mondo come strumento per mettere a tacere i capricci dei propri figli. La tecnologia molto più delle volte viene vista anche sotto un altro punto di vista, molte volte ci poniamo la fatidica domanda se la tecnologia aiuta o distrugge l’attività educativa, diciamo che la risposta a questa domanda è bilaterale perché se da una parte invoglia gli studenti a non usare più i manuali dall’altra se usata nel modo giusto ad esempio in classe o comunque mentre si spiega qualcosa attira la loro attenzione e gli aiuta ad apprendere velocemente e attivamente.

 

In definitiva, secondo me, come si sia potuto capire il metodo più funzionale è quello di indirizzare il bambino alla tecnologia il più tardi possibile è rimpiazzare questo strumento a svaghi di altro genere, quale un parco, un attiva sportiva o anche l’interazione con i genitori stessi dato che il dialogo nelle famiglie va man mano svanendo.


In reply to First post

Re: Nuove tecnologie e scuola dell'infanzia

by TURINI MELANIA -

Buonasera, sono Turini Melania studentessa del primo anno.

La tecnologia in ambito scolastico e quotidiano risulta essere un argomento di grande discussioni e controversie.

"I nuovi media rappresentano una grande opportunità per i nostri ragazzi per la loro crescita personale e formativa.L'accesso a queste tecnologie è un diritto che dovrebbe essere garantito a tutti i ragazzi,così come un'adeguata formazione nell'utilizzo di questi strumenti e la sicurezza di potersi muovere in un ambiente digitale che non nasconda rischi o pericoli"

Egli afferma anche il rischio è quello di trovarci di fronte a dei "nuovi analfabeti" che non hanno la possibilità di utilizzare le nuove tecnologie o che non hanno le competenze per farlo.In questo contesto il ruolo del genitore è fondamentale.

Oggi la tecnologia offre ai bambini un continuo contatto con giochi e giocattoli tecnologici,in ambito scolastico e quotidiano.Ritengo che la tecnolgia possa essere un'ottima possibiltà per formarci in modo più veloce e immediato,credo anche che la tecnologia offra la possibilità di imparare e conoscere regalandoci così una crescita continua.I bambini di oggi utilizzano tablet e computer con un'eccessiva leggerezza e facilità,fondamentale risulta essere il contesto di appartenenza,come la famiglia.

Ibambini devono essere educati a leggere i mezzi virtuali.La famiglia deve avere la capacità di insegnare ai propri piccoli cosa guardare alla tv,come utilizzzare un videogioco..come si insegna loro a leggere e scrivere.

La ricerca L'Enfant et less ècraus pubblicato dall'accademia delle scienze francese elabora un quadro positivo rispetto all'uso di dispositivi touch dal punto di vista cognitivo e sensoriale,i nuovi oggetti tecnologici devono diventare parte integrante dei giochi e giocattoli tradizionali e non un' alternativa.Si sottolinea che gli strumenti tecnologici siano accompagnati con la presenza di adulti,per i bambini di 2 o 3 anni si sconsiglia l'esposizione passiva e prolungata.Dagli studi condotti,risulta che la dimensione multimediale delle app può facilitare l'integrazione cognitiva.

Alla base di questo atteggiamento vi è l'idea che i bambini siano già naturalmente predisposti alle tecnologie sostenendo che sono "nativi digitali"termine cognato dallo studioso Prenske.

La mia esperienza personale avuta in Africa in Etiopia ha contatto con moltissimi bambini mi porta a giudicare le tecnologie uno strumento di supporto alla vita di tutti i giorni,e a quanto si possa dare valore a delle cose semplici ormai dimenticate e superate da schermi e videogiochi,ritengo che il contatto e il rapporto umano sia alla base della vita,questo non esclude le capacita e possibilità positive che puo darci la tecnologia(comunicazione,conoscenza,ricerca..)ma credo che ci voglia la giusta misura e la giusta consapevolezza con ogni strumento tecnologico.

Fonti

cit.Valerio Neri

http://riviste.erickson.it.mednovembre.it


In reply to First post

Re: Nuove tecnologie e scuola dell'infanzia

by VILCEA SIMONA IOANA -

Salve a tutti, sono Ioana Simona Vilcea, studentessa del primo anno di Scienze dell'educazione e della formazione. Di seguito riporto il mio intervento riguardo l'argomento ''Nuove tecnologie e scuola dell'infanzia''.

Con il termine ''nativi digitali'', Marc Prensky fa riferimento ad una nuova generazione dotata di capacità cognitive legate all'uso intensivo delle tecnologie ed in grado di reinventare continuamente le loro identità. Nella società contemporanea i bambini sotto i cinque anni, hanno un'abilità sorprendente nel saper dominare le nuove tecnologie. Basta vedere che siamo circondati da smartphone, computer, tablet, videogiochi ed altri dispositivi tecnologici d'intrattenimento che influenzano la loro infanzia e di cui essi ne diventano consumatori. Come condizionano però questi dispositivi lo sviluppo dei bambini? Il tema riguardante l'età a cui è opportuno avvicinare i bambini al computer ed alle nuove tecnologie è complesso. La tecnologia può essere estremamente utile ed interessante se viene utilizzata in luoghi adeguati per aiutare i bambini ad apprendere, e non come sostituta di altri metodi educativi. Le esperienze dei bambini con le nuove tecnologie sono suggestionate dal contesto socio-culturale di ciascuna famiglia; non è la tecnologia che domina l'esperienza del bambino, ma i suoi desideri e la cultura presente nel suo ambiente di crescita. Oggi i media, la televisione, i film, i libri ed i videogiochi coinvolgono l'immaginazione del bambino e manipolano sentimenti e valori con messaggi che sono percepiti dalla mente attraverso la vista e l'udito. La maggior parte dei genitori percepiscono il pericolo di una futura dipendenza da parte del bambino ed implementano perciò regole ed orari che assicurino la varietà di attività. Lo psicologo statunitense Aric Sigman ha dichiarato che i bambini sono più esposti che mai all'uso delle tecnologie; secondo lo studioso queste abitudini dovrebbero essere cambiate in quanto potrebbero portare a forti dipendenze o nel più estremo dei casi, alla depressione del soggetto. In seguito alle ricerche svolte da Sigman, i bambini che nascono in questo contesto socio-culturale, passeranno l'equivalente di un anno davanti agli schermi prima di compiere i sette anni. Visto che nel Regno Unito, solo il 9% dei bambini non hanno alcun tipo di accesso al computer, si potrebbe confermare che lo schermo è dominante.    
Secondo il mio punto di vista, affinchè il bambino possa usufruire delle opportunità che vengono offerte attraverso la tecnologia, è neccessario che gli adulti che lo circondano, siano essi genitori, insegnanti o educatori, scelgano con attenzione i contenuti che i diversi strumenti multimediali propongono. Si potrebbe cosi approfittare del tempo passato davanti allo schermo per scaricare le migliori applicazioni che possano contribuire all'apprendimento del bambino. Attraverso queste infatti, colui che pensa e sceglie l'azione da svolgere è sempre il bambino o l'adulto, non lo schermo che si ritrova davanti.


FontiI:
-www.descrittiva.it
-www.aiart.org
-www.coopargentovivo.it

In reply to First post

Re: Nuove tecnologie e scuola dell'infanzia

by TORFETTI SARA -

Salve a tutti, sono Sara Torfetti e sono iscritta al primo anno di Scienze dell'Educazione e della Formazione.

 Come già sappiamo e vediamo, la tecnologia oramai è diventata una parte molto importante della vita di chiunque in quanto viene utilizzata quotidianamente: gli smartphone, i tablet, i palmari, i lettori MP3, attraverso i quali parliamo, ascoltiamo, leggiamo, riflettiamo, ci informiamo, ci divertiamo, sono strumenti che ci accompagnano nella nostra vita. Non solo gli adulti, ma anche i bambini, con alcune differenze e nei limiti imposti o no dai genitori hanno un facile accesso a questi strumenti tecnologici, infatti vengono proprio definiti da Prensky “nativi digitali” ovvero tutti coloro che sono nati dal 1995 in poi; essi hanno una buona familiarità con il mondo della tecnologia già da  piccoli pero’ non sanno ancora muoversi autonomamente. Al contrario, sempre per Prensky, coloro che sono nati prima del 1995 vengono definiti “immigrati digitali” e le differenze sostanziali tra questi due soggetti sono le seguenti: i “nativi” sono più veloci, giovani, al passo con i tempi, informatici, connessi in rete, pensano al futuro, se devono apprendere qualcosa di nuovo vanno per tentativi; invece gli “immigrati” sono più lenti, vecchi, non stanno al passo con i tempi ma sono rimasti alle tecnologie tradizionali, non sono connessi in rete, pensano al passato, se devono apprendere qualcosa di nuovo leggono le istruzioni.

Il mondo delle nuove tecnologie però, non si deve sviluppare solo nell'ambito domestico ma anche in quello scolastico ovvero nell'educazione: uno dei maggiori esponenti di questa teoria è stato Cuban, il quale sosteneva che l'educazione avrebbe migliorato sia il metodo di apprendimento degli alunni, sia il metodo d'insegnamento condotto dagli insegnanti.

Da una parte è un fatto positivo poter apprendere tramite le nuove tecnologie e quindi essere connessi in Internet: gli alunni si possono scambiare le varie informazioni trovate, ampliare le loro ricerche, esprimersi in piena libertà ecc.. D'altra parte, le informazioni trovate possono anche non essere corrette, infatti è necessario assicurarsi che le fonti siano attendibili e che la qualità del contenuto corrisponda alla verità, cosa che molte persone non fanno.

Un altro pericolo su Internet, sottoposto ai ragazzi, riguarda l'utilizzo dei social network in particolare di Facebook, Twitter dove si può creare un proprio profilo e quindi un'identità virtuale che può  essere differente dall'identità reale. Tale creazione permette ai soggetti di formare dei legami con molti altri utenti e  rimanere in contatto con persone che magari risiedono in luoghi lontani dai nostri;  si possono creare dei pericoli nei confronti del ragazzo perchè si può presentare un furto d'identità o anche una violazione della privacy.

Se tali tecnologie digitali non vengono usate in modo corretto e consapevole, possono provocare danni alla salute psico-fisica e interferire con l'apprendimento e la vita di relazione. Ciò viene sostenuto da molti psicologi e pedagogisti, i quali affermano anche che i bambini sotto i 2 anni non dovrebbero vedere cartoni animati e utilizzare telefonini, smartphone e tablet, perchè tali apparecchi elettronici possono causare un ritardo nello sviluppo del linguaggio e problemi a livello cognitivo.

 

A mio avviso, i bambini, nonostante la loro età e i pericoli che comportano le nuove tecnologie se seguiti da un genitore non devono essere allontanati troppo da esse, senza però negargli una vita all’aria aperta, giocando quindi socializzando, con i propri coetanei. In più sono contraria a ciò che affermava Edison, ovvero che le tecnologie permettono un apprendimento migliore rispetto ai libri cartacei: per me quest’ultimi non possono essere sostituiti dalle nuove tecnologie bensì affiancati.

 

http://www.unadonna.it/mamma/bambini-e-tecnologia-un-rapporto-in-continua-evoluzione/140880/

 Le insidie dell'ovvio

 http://www.coopargentovivo.it/bambini-nuove-tecnologie-alcuni-consigli/


In reply to First post

Re: Nuove tecnologie e scuola dell'infanzia

by PICCINI MATTIA -
Salve a tutti sono Mattia Piccini e sono iscritto al primo anno di scienze dell'educazione e della formazione.
Con il termine ''nativi digitali'', Marc Prensky fa riferimento ad una nuova generazione dotata di capacità cognitive legate all'uso intensivo delle tecnologie digitali, ritenendo che questa mutazione stia producendo una profonda metamorfosi antropologica , il cui effetto sarebbe quello di produrre uno scollamento tra i giovani e le istituzioni educative.

Prensky, inoltre attribuiva con toni enfatici alle tecnologie un particolare potere di plasmare la capacità degli adolescenti per quanto riguarda la capacità di processare informazioni; molti autori si sono spinti a credere che questa capacità si è a tal punto sviluppata che il sovraccarico informativo non sarebbe un problema per loro a differenza delle precedenti generazioni, in altri termini i "nativi digitali" vengono considerati sia più abili ma anche più scaltri sul piano cognitivo.

Sicuramente le nuove tecnologie non vanno demonizzate. Potrei dire che sono un bene se siamo consapevoli di come poterle utilizzare  e se il genitore educativo è un genitore che aiuta, con norme e regole, il "corretto avvicinarsi alle tecnologie", aiutando dunque i piccoli ad entrarne in confidenza, sempre tenendo presente il loro sviluppo e le diverse possibilità e bisogni che caratterizzano ogni età.

L'utilizzo prolungato di questi dispositivi può portare al rischio d'isolamento del bambino stesso, e i bambini davanti allo schermo perdono la cognizione del tempo e la fruizione che ne consegue è solo passiva, non certo attiva e sensoriale; il compito educativo dei genitori viene prima di tutto e il passaggio a un utilizzo di tali strumenti deve avvenire in maniera graduale e sicura.(senza contenuti violenti)

Tuttavia io credo che non bisogna distrarre troppo il bambino con queste tecnologie, perchè sta entrando in una fascia di età dove si impara a entrare a contatto con il mondo e con la dimensione della vita reale, e metterlo davanti a un dispositivo che crea una finta relazione è una cosa di cui il bambino non ha bisogno . L'infante infatti ha bisogno di toccare, sentire, ascoltare, manipolare, di sporcarsi, di arrabbiarsi e,soprattutto, di entrare in relazione; perciò   il bambino entro i 3 anni non dovrebbe entrare in contatto con questi dispositivi tecnologici.

Rivolgo un ultimo appello  contro i genitori: io credo che non si debbano utilizzare questi strumenti per distrarre i propri figli, per farli stare buoni; questo uso così precoce e compiaciuto che hanno, quasi fieri di vedere come il bambino tocca anche solo con il dito lo schermo di un tablet, è un comportamento appropriato. AIUTARE I BAMBINI AD AVVICINARSI ALLA TECNOLOGIA NON è QUESTO!!


FONTI:

- "LE INSIDIE DELL'OVVIO" Maria Ranieri

- https://www.uppa.it/educazione/pedagogia/bambini-e-smartphone-mai-prima-dei-tre-anni/



























































In reply to First post

Re: Nuove tecnologie e scuola dell'infanzia di SARA PAOLINI

by PAOLINI SARA -

La vita dei bambini, ragazzi e adulti è sempre più pervasa dalle nuove tecnologie (audiovisive e digitali).
I bambini nati nelle ultime generazioni che sono chiamati “nativi digitali” sviluppano con questi strumenti una relazione unica, che investe tutti gli ambiti della loro vita dal gioco alle relazioni sociali.
Queste tecnologie digitali facilitano molto la comunicazione possono migliorare l’efficacia del sistema educativo, a sviluppare relazioni pubbliche.

Quando non sono usati in modo corretto e consapevole, possono provocare danni alla salute psico-fisica e interferire con l’apprendimento e la vita di relazione.
Se arriviamo ad utilizzare in modo eccessivo e scorretto le nuove tecnologie implicano dei rischi:

·         Posizioni molto spesso scorrette, riduzione dell’attività fisica, rischio di sovrappeso e di patologie come l’obesità.

·         Esposizione prolungata alle onde elettromagnetiche, che possono aumentare il rischio di tumori e patologie riproduttive.

·         Insonnia, comportamenti aggressivi e disturbo dell’attenzione.

·         Difficoltà nella concentrazione dello studio, possono provocare degli ostacoli nello sviluppo di alcune funzioni importanti, come la memoria, la creatività e la capacità critica.

·         Portano a una forma di dipendenza e asocialità.

 

L’avvicinamento dei bambini e dei ragazzi alle nuove tecnologie è inevitabile e non può e non deve essere ostacolato.

Agli adulti, genitori e insegnanti spetta il compio di guidare il bambino verso un uso consapevole e con lo scopo di impedire che i “new media” possano diventare una minaccia allo sviluppo sociale, cognitivo ed  emotivo.
E’ importante agire con prudenza a partire dai primi anni di vita, durante il quale si formano e consolidano abitudini, si definiscono architetture celebrali e relative competenze che in età pre adulta e adulta è più difficile modificare.
Queste prevenzioni sono importanti perché hanno lo scopo di limitare i rischi per la salute fisica e mentale.
Il primo contatto con i dispositivi digitali avviene principalmente in ambienti familiari, per esempio il genitore con il cellulare che usa abitualmente.
E’ quindi importante la partecipazione educativa dei genitori verso l’esperienza digitale dei figli.
A causa delle diverse generazioni , la gran parte dei genitori con una età già avanzata, ha degli strumenti “sufficienti” ad educare il bambino,  rispetto a un genitore della nostra generazione che ha strumenti efficaci per guidare il figlio all’utilizzo consapevole e corretto delle nuove tecnologie.

I bambini di oggi passano gran parte del loro tempo davanti la tv e con i videogiochi, sanno utilizzare dispositivi mobili per giocare e guardare i video, un bambino tra i sei e dieci anni possiede un cellulare e utilizzano in modo costante internet.

 

 

 

Tutt’oggi la vita frenetica e stressante dei genitori, li porta a lasciare i propri  figli davanti alla tv o a videogiochi per più del dovuto per tenere tranquilli i bambini, non curandosi anche degli effetti negativi che possono comportare nonostante ci siano degli effetti positivi che sono:

 

·         Acquisire “destrezze digitali” che potranno essere utili in futuro.

·         Stimolazione delle abilità sociali.

·         Accelerare l’apprendimento e lo sviluppo cognitivo.

 

Negli ultimi anni la tecnologia si è diffusa rapidamente nelle scuole italiane, aumentando la velocità di apprendimento dei ragazzi che già prima di arrivare a scuola hanno già interagito con queste tecnologie avvantaggiandoli sul metodo di studio, nonostante ciò, io penso che l’uso delle tecnologie sia appropriato ai bambini se affiancati dai genitori, ma non nelle scuole di infanzia perché preferisco l’istruzione “nella vecchia maniera” in cui si apprende più socialmente con le maestre e gli altri bambini facendo giochi educativi come dipingere, disegnare, giocare con le costruzioni, recite o  comunque tutte cose reali e non digitali.

 

 

 

Fonti:    http://www.medicoebambino.com/lib/inserto_tecnologie_bambino.pdf                 http://www.intesasanpaoloassicura.com/notizie/tecnologia-a-scuola


In reply to First post

Re: Nuove tecnologie e scuola dell'infanzia

by PASQUINELLI ILARIA -

Le tecnologie e l’infanzia

 

Mi chiamo Ilaria Pasquinelli e sto frequentando il primo anno del corso di laurea in scienze dell’educazione e della formazione.

Basandomi sul tema fornito, ho cercato di analizzare quali sono gli aspetti negativi e positivi riguardo l’uso che il bambino fa delle nuove tecnologie. Innanzitutto, vorrei precisare che i bambini di oggi si approcciano alle tecnologie fin dall’età di 2/3  anni, perché facendo parte delle nuove generazioni, vengono spinti dai genitori o da altri membri della famiglia a utilizzare mezzi tecnologici.

Per quanto riguarda gli aspetti positivi ritengo che l’uso delle tecnologie possa essere utile per i bambini disabili oppure per i bambini con disturbi dell’apprendimento. Infatti l’utilizzo di alcune applicazioni potrebbe favorire l’acquisizione di maggiori competenze cognitive e/o operative.

Per quanto riguarda gli aspetti negativi l’uso di queste tecnologie, complice l’immediatezza del risultato nel loro utilizzo, può comportare un ridotto sviluppo della creatività e una maggiore difficoltà nell’imparare a differire i desideri; inoltre a causa dell’uso limitato e ripetitivo delle mani può rendere più lenta l’acquisizione della coordinazione oculo/manuale.

In conclusione credo che il dibattito su questo tema sia ampio e complesso. Personalmente ho messo in evidenza alcuni aspetti che ritengo importanti e significativi relativamente all’uso delle tecnologie nell’età dell’infanzia. Credo sia importante osservare che tali tecnologie diventino strumenti che possano migliorare e facilitare la crescita del bambino, facendo attenzione a non permettere che la loro quotidianità ruoti prevalentemente attorno ad esse, impedendogli così di fare esperienze altrettanto importanti per la loro età.


In reply to First post

Re: Nuove tecnologie e scuola dell'infanzia

by STAMPACHIACCHIERE MARTA -

Salve a tutti, mi chiamo Marta e frequento il primo anno di Scienze della Formazione e dell'Educazione, di seguito riporto la mia riflessione sulle Nuove Tecnologie e scuola dell'infanzia, grazie anche a mie esperienze come baby-sitter e stagista in una scuola materna:

Il compito più importante della Scuola dell'Infanzia è quello di stimolare un'attenzione critica verso il mondo che li circonda, favorendo però un apprendimento attivo e personale attraverso continue scoperte che lo stimolano a nuove conoscenze. Un altro compito molto importante è quello di aiutare il bambino a sviluppare gradualmente la capacità di leggere e capire i messaggi che riceve dall'esterno e dall'interno.

La tematica delle nuove tecnologie introdotte nelle scuole è un po' controversa. Se da un lato ci sono persone che alimentano la prospettiva di una scuola "nuova", a stretto contatto con le tecnologie, dal' altro troviamo come un "muro" che blocca questo collegamento, riferendosi anche al pensiero di Postman (anni '80/'90) secondo cui la scuola doveva avere un "ruolo ecologico", ovvero dove riequilibrare ciò che abbondava all'esterno con quello che si doveva insegnare agli alunni. E' anche vero che le potenzialità che i computer ci offrono hanno influenzato profondamente le modalità comunicative, infatti con l'avvento di internet si sono superate quelle barriere da sempre considerate insuperabili.

Se da un lato è sbagliato che la scuola, in questo caso la scuola dell'infanzia, rimanga in disparte dalle tecnologie, rischiando così l'isolamento rispetto ad una forma di comunicazione ormai ampiamente diffusa, dal altro vedere le tecnologie come una "panacea" a tutti i problemi è altrettanto sbagliato, visto che queste possono essere utili se usate consapevolmente.

I bambini che oggi frequentano la scuola dell'infanzia, chiamati anche "nativi digitali" (Prensky, 2001), nascono con le nuove tecnologie e tendono a manifestare una sicurezza nell'utilizzo dello strumento, che molti "immigrati digitali" non hanno. La scuola, luogo di formazione e cultura, deve far si che si sviluppi un pensiero critico, in quanto devono essere capaci di leggere la realtà, riuscendo però a scegliere consapevolmente le informazioni e i contenuti.

Secondo me le nuove tecnologie non vanno del tutto escluse, bensì integrate nell'educazione, anche se non dobbiamo conferirle tutto il merito del cambiamento.


FONTI:
- http://www.comune.torino.it/centromultimediale/bambini_pensati/ss_pdf/ss_1/I%20come%20informatica%20o%20i%20come%20infanzia.pdf

In reply to First post

Re: Nuove tecnologie e scuola dell'infanzia

by PERFETTI CHIARA -